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Febbraio 2025, viaggio verso l’Artico con shock all’arrivo

Un gruppo di scienziati sono andati nell'Artico per la neve. Hanno trovato pioggia e fiori

Antonio Lombardi di Antonio Lombardi
07 Ago 2025 - 11:35
in A La notizia del giorno, Cambiamento climatico
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Svalbard, paesaggio di febbraio 2025, assurdo non trovare neve.

 

(METEOGIORNALE.IT) Nel febbraio 2025, un team scientifico alle Svalbard si aspettava di studiare neve fresca ma ha trovato pioggia, fiori in fiore e temperature sopra lo zero. Le Svalbard si riscaldano 6-7 volte più velocemente della media globale, con inverni che cambiano ancora più rapidamente. I ricercatori hanno lavorato a mani nude sotto la pioggia invece di usare attrezzature per il freddo estremo. Questo rappresenta la nuova realtà artica: gli eventi di scioglimento invernale non sono più anomalie ma la nuova norma. Il cambiamento climatico compromette la ricerca scientifica e richiede politiche climatiche urgenti e preventive per affrontare trasformazioni irreversibili dell’ecosistema artico.

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L’inverno artico trasformato

Un nuovo commento pubblicato su Nature Communications, guidato dal Dr. James Bradley, docente di Scienze Ambientali alla Queen Mary University di Londra, mette in evidenza una trasformazione allarmante in corso nell’inverno artico. Durante un viaggio di ricerca alle Svalbard nel febbraio 2025, Bradley e il suo team non hanno incontrato neve e ghiaccio, ma temperature insolitamente calde, neve che si scioglieva e vegetazione in fiore.

Le Svalbard si stanno riscaldando a un ritmo da sei a sette volte più veloce della media globale, e i loro inverni stanno cambiando ancora più rapidamente, con le temperature stagionali che aumentano quasi due volte più velocemente della media annuale. Il commento sostiene che questi cambiamenti drammatici non sono più anomalie rare ma stanno diventando parte regolare del clima artico in evoluzione, rovesciando la lunga aspettativa che gli inverni nella regione rimanessero gelidi e prevedibili.

 

Pronti ad affrontare il ghiaccio, ma pioveva

“Stare in piedi in pozze d’acqua alla base del ghiacciaio, o sulla tundra nuda e verde, è stato scioccante e surreale,” descrive il Dr. Bradley la sua esperienza. “Il spesso manto nevoso che copriva il paesaggio è svanito nel giro di pochi giorni. L’attrezzatura che avevo preparato sembrava una reliquia di un altro clima.”

Il team, aspettandosi freddo estremo, si era preparato con abbigliamento isolante, strati termici e guanti pesanti. Invece, si sono ritrovati a lavorare sul ghiacciaio sotto la pioggia a mani nude.

Laura Molares Moncayo, dottoranda alla Queen Mary e al Natural History Museum e co-autrice dello studio, ha aggiunto: “L’obiettivo della nostra campagna di lavoro sul campo era studiare neve fresca appena caduta. Ma nell’arco di due settimane, siamo riusciti a raccogliere neve fresca solo una volta, dato che la maggior parte delle precipitazioni è caduta come pioggia. Questa mancanza di nevicate nel pieno dell’inverno compromette la nostra capacità di stabilire una linea di base rappresentativa per i processi della stagione gelida.”

 

Punto di svolta artico

Questa esperienza diretta conferma le proiezioni di lunga data sull’amplificazione artica, ma sottolinea anche la velocità allarmante con cui questi cambiamenti stanno prendendo piede. L’attraversamento della soglia di scioglimento di 0°C ha un impatto trasformativo sull’ambiente, sulle dinamiche degli ecosistemi e ovviamente sulla metodologia su come condurre la ricerca scientifica nell’Artico durante l’inverno.

 

Le politiche climatiche devono mettersi al passo

Il commento chiede azione urgente e evidenzia implicazioni politiche critiche. “Le politiche climatiche devono mettersi al passo con la realtà che l’Artico sta cambiando molto più velocemente del previsto, e l’inverno è al centro di questo cambiamento,” afferma il Dr. Bradley.

 

La scienza artica è in pericolo

Le condizioni inaspettate durante il lavoro sul campo, inclusa la neve sottile e fangosa che ha ostacolato l’accesso ai siti di ricerca con le motoslitte, hanno costretto i ricercatori a riconsiderare come e persino se possono continuare la scienza invernale come al solito. Questo presenta anche nuove preoccupazioni per la sicurezza, inclusi gli sforzi di soccorso e la capacità per i ricercatori di ritirarsi rapidamente alla sicurezza della stazione di ricerca se incontrano orsi polari mentre lavorano sul campo.

 

L’Artico che cambia rapidamente e ci riguarda

“Non siamo ancora consapevoli delle conseguenze che questi eventi ricorrenti stanno portando agli ecosistemi artici, specialmente durante il periodo invernale, dove le condizioni sono più complesse e i dati scarseggiano,” ha detto Donato Giovannelli, geomicrobiologo all’Università di Napoli Federico II e uno degli autori senior del paper. “Forse siamo stati troppo cauti con i nostri messaggi.

Cambiamenti irreversibili al clima artico stanno accadendo davanti ai nostri occhi. Il riscaldamento invernale delle Svalbard sta raggiungendo il punto di fusione, serve come un crudo promemoria del ritmo accelerato del cambiamento climatico nell’Artico, sottolineando che queste anomalie sono, di fatto, la nuova realtà artica.

 

Credit: “Svalbard winter warming is reaching melting point” by James A. Bradley, Laura Molares Moncayo, Gabriella Gallo, Jacopo Brusca, Tessa Viglezio, Jacopo Pasotti and Donato Giovannelli, 21 July 2025, Nature Communications.
DOI: 10.1038/s41467-025-60926-8 (METEOGIORNALE.IT)

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Antonio Lombardi

Antonio Lombardi

Dopo aver conseguito la laurea in Geologia presso l’Università degli Studi di Milano nel 2000, ha proseguito il suo percorso accademico con una seconda laurea in Astronomia presso l’Università "La Sapienza" di Roma, ottenuta nel 2006. L'interesse per l'astronomia lo ha portato successivamente a intraprendere un Master di specializzazione in Astronomia presso l’University of Arizona (Tucson, USA), uno dei principali centri internazionali per la ricerca astrofisica. In ambito professionale, si occupa anche di insegnamento, sia in contesti scolastici che in corsi e laboratori rivolti al pubblico generale, con un forte focus sull’approccio interdisciplinare tra geologia, astronomia e scienze ambientali.

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