Era un’estate che sapeva farsi apprezzare. Ogni tanto arrivavano i temporali, portando con sé i freschi venti atlantici che spazzavano via quel poco di caldo presente. E poi, puntuale come un orologio svizzero, a metà agosto iniziava il grande cambiamento. Le prime perturbazioni atlantiche si affacciavano dal Nord, scendevano piano piano verso il Centro Italia, fino a raggiungere il Sud e le isole maggiori, annunciando l’arrivo dell’autunno. La vera stagione delle piogge, insomma.
Questo era il cammino “normale” del Mediterraneo, che mai avremmo immaginato potesse cambiare così tanto. Nei primi anni del 2000 è evidente che qualcosa si è spezzato, quello che una volta era la norma è diventato un ricordo sbiadito, un’eccezione. Le ondate di calore africano, che prima erano degli eventi sporadici, sono diventate le protagoniste indiscusse della stagione. Ora è l’estate mediterranea ad essere l’eccezione, mentre quella africana detta legge.
È una realtà che a molti piace ad altri meno, ma non possiamo più far finta di niente. Ogni giorno ci troviamo faccia a faccia con anomalie termiche che sembrano non fermarsi più. Non è solo una questione di caldo insopportabile, quello c’è eccome. È l’intero sistema climatico che si è inceppato, che si è estremizzato. L’energia in gioco è diventata così tanta che tutto si ingigantisce, tutto si esaspera.
Anche le piogge, quando arrivano, lo fanno con violenza scaricando in poche ore quello che dovrebbe cadere in settimane. Poi spariscono per mesi, per poi ritornare senza preavviso. E non è solo l’estate ad essere colpita da questo andamento, ormai tutte le stagioni sembrano aver perso la loro identità, gli effetti sono davanti ai nostri occhi, impossibili da ignorare.
Il paradosso è innegabile: quando piove, lo fa nel modo sbagliato. Le piogge alluvionali non servono, dopo mesi di siccità il suolo indurito non riesce ad assorbire l’acqua che scorre via in superficie ed è per questo che si creano frane, allagamenti, purtroppo alluvioni.
Forse l’estate come la conoscevamo non tornerà più. Forse ci siamo spinti oltre il punto di non ritorno, chissà. O forse c’è ancora tempo per porvi rimedio, sperando che il problema si possa risolvere. Ma il tempo stringe e ogni estate che passa ci ricorda che le contromisure andrebbero adottate fin da ora.