(METEOGIORNALE.IT) Ci sono estati che si ricordano per una vacanza speciale o un amore fugace, e poi ci sono estati come quella del 1983, che si ricordano perché il caldo diventò una piaga nazionale. Non un semplice clima torrido, ma un vero incubo meteorologico che lasciò il segno nella memoria collettiva, ben prima che si iniziasse a parlare seriamente di cambiamento climatico o di crisi ambientale.
Eppure, nel cuore di quell’estate soffocante, NESSUNO usava ancora parole come “global warming”. Non si parlava di CO₂, né di desertificazione. E allora? Come si spiega un’ondata di calore così esasperante, tanto da segnare record ancora oggi quasi imbattuti?
La risposta è semplice e complessa allo stesso tempo: le ondate di calore ci sono sempre state, è vero. Ma non tutte sono uguali, e quella del LUGLIO 1983 fu qualcosa di eccezionale. Non si trattò di un singolo giorno di picco, ma di un’ondata meteo estiva che travolse per almeno venti giorni l’intero Paese, in particolare la SARDEGNA, con punte di calore davvero estreme. Un evento che, se si ripetesse oggi, con il sistema sanitario in affanno e una rete elettrica sovraccarica di condizionatori, metterebbe in ginocchio l’Italia.
E il bello (o il brutto) è che un evento simile, o perfino più lungo e intenso, oggi è del tutto possibile. Anzi, viste le condizioni attuali, più probabile. Per certi versi, qualcosa di vagamente paragonabile accadde nel 2017, ma senza raggiungere l’intensità catastrofica di quel lontano LUGLIO di oltre quarant’anni fa.
Il cuore incandescente dell’estate 1983 batteva in SARDEGNA, che visse un autentico inferno climatico. I termometri toccarono i 48 °C in varie località dell’interno, come Ottana, Sardara e Chilivani. A Capo San Lorenzo, lungo la costa orientale, si passò da +30 °C a +47 °C nel giro di poche ore, come se l’isola fosse entrata improvvisamente in una fornace.
Il 22 LUGLIO fu il giorno più nero: Sanluri e Perdasdefogu registrarono 47 °C. Persino Tempio Pausania, città notoriamente più fresca, toccò una temperatura non ufficialmente omologata di 49 °C, a causa di un incendio nelle vicinanze.
Persino le stazioni aeroportuali ufficiali andarono in tilt:
Cagliari Elmas toccò i 43,6 °C, Alghero Fertilia i 41,8 °C, e persino Carloforte, nota località costiera, arrivò a 39,2 °C, valori mai registrati prima e ancora oggi imbattuti.
Se la SARDEGNA fu l’epicentro, anche il resto della Penisola non se la passò meglio. Il CENTRO ITALIA fu investito dalla stessa cupola di calore tra il 26 e il 29 LUGLIO. A FIRENZE Peretola si toccarono 42,6 °C, un record assoluto per la città, seguita dall’Osservatorio Ximeniano con 41,6 °C e da Arezzo con 41,5 °C.
Anche la CAPITALE non fu risparmiata: Roma Urbe raggiunse i 40,0 °C, Ancona 40,5 °C, Parma 40,2 °C e Bologna 39,6 °C. Persino città del NORD, come Bergamo e Milano, toccarono rispettivamente i 39 °C e i 37,2 °C, livelli all’epoca considerati estremi per quelle latitudini.
Ciò che rese unico quel periodo non fu solo la punta massima del calore, ma la sua persistenza. Per due settimane consecutive, le temperature massime si stabilizzarono tra i +43 e i +45 °C, soprattutto nelle aree interne, mentre le minime notturne difficilmente scendevano sotto i +30 °C. Un clima disumano che oggi chiameremmo “notti tropicali”, ma che allora non aveva nemmeno un nome tecnico.
A posteriori, si è compreso che l’evento fu legato a un potente fenomeno di El Niño nel Pacifico, che influenzò pesantemente anche l’assetto meteo dell’Europa. Una spiegazione più dettagliata del legame tra El Niño e il meteo europeo si può trovare in questa analisi scientifica della NOAA.
Quel LUGLIO 1983 fu più che un evento meteorologico: fu una prova generale, inconsapevole, di quello che oggi chiamiamo stress climatico estremo. La differenza è che allora fu un’eccezione, oggi rischia di essere la nuova regola. E l’idea che un’ondata simile possa ripetersi – o addirittura aggravarsi – non è fantascienza. È statistica climatologica, come illustrato in pubblicazioni internazionali come quelle dell’IPCC.
Il meteo non ha più stagioni? Forse no. Ma quell’estate del 1983 ci ricorda che il meteo ha una memoria, e che noi dovremmo imparare a non dimenticare. (METEOGIORNALE.IT)
