(METEOGIORNALE.IT) Le grandinate con chicchi di dimensioni giganti (diametro superiore ai 5 cm) rappresentano un fenomeno meteorologico estremo che in Italia si manifesta con caratteristiche geografiche e climatologiche specifiche.
I chicchi di grandine vengono classificati secondo scale internazionali. Quelli “giganti” hanno diametro superiore ai 50 mm (circa come una palla da ping-pong), mentre i chicchi “enormi” superano i 75 mm. In Italia sono stati documentati episodi con chicchi fino a 10-12 cm di diametro, come quello verificatosi nel 2019 in provincia di Pescara. Nel 2023, a luglio fu documentato un chicco attorno ai 20 cm di diametro in Veneto.
Pianura Padana orientale: la zona maggiormente colpita comprende il Veneto orientale, il Friuli-Venezia Giulia e la Lombardia orientale. C’è da segnalare anche l’hinterland di Milano, in questa classifica, oltre varie aree del Piemonte. Queste aree beneficano di condizioni orografiche favorevoli, con l’incontro tra masse d’aria di diversa origine e la presenza delle Alpi, che favorisce i moti convettivi.
Fascia pedemontana: le aree ai piedi delle Alpi e degli Appennini sono particolarmente esposte per l’effetto orografico, che intensifica i fenomeni convettivi. Il sollevamento forzato delle masse d’aria umida contro le barriere montuose crea condizioni ideali per la formazione di supercelle temporalesche.
Pianura emiliana: la regione compresa tra Bologna e Modena registra frequenti episodi di grandinate severe, favoriti dalla confluenza di correnti atmosferiche differenti e dalla topografia relativamente piatta, che permette lo sviluppo di celle temporalesche molto organizzate.
Aree interne del Centro-Sud. Alcune zone dell’Abruzzo interno, del Molise e della Basilicata presentano una discreta frequenza di grandinate intense, spesso legate a configurazioni sinottiche che favoriscono forti contrasti termici. Da segnalare ci sono grandinate devastanti, seppur isolate nel tempo, in Sardegna tra il 2022 ed il 2024. Anni fa fu colpita la città di Napoli.
Le grandinate giganti si formano all’interno di supercelle temporalesche caratterizzate da correnti ascensionali molto intense (oltre 20-30 m/s). Il chicco di grandine viene trattenuto in quota dai moti verticali e accresce dimensioni attraverso cicli ripetuti di congelamento. La presenza di wind shear (variazione della velocità e direzione del vento con l’altezza) è fondamentale per mantenere separate le correnti ascendenti da quelle discendenti, permettendo alla supercella di autoalimentarsi.
Il periodo di maggiore attività va da Maggio a Settembre, con picco nei mesi di Giugno e Luglio. Le condizioni meteorologiche più favorevoli includono forte instabilità atmosferica, presenza di wind shear, elevato contenuto di vapor d’acqua negli strati bassi e aria secca in quota. Spesso questi episodi sono associati a configurazioni sinottiche con depressioni che transitano sul Mediterraneo occidentale.
Le grandinate giganti causano danni significativi all’agricoltura, con perdite che possono raggiungere il 100% del raccolto nelle zone colpite. Sono frequenti anche danni a veicoli, tetti, pannelli solari e strutture esposte. Gli episodi più gravi possono causare feriti per l’impatto diretto dei chicchi.
I cambiamenti climatici stanno influenzando la frequenza e l’intensità delle grandinate estreme. L’aumento delle temperature favorisce una maggiore instabilità atmosferica e un più alto contenuto di vapor d’acqua, potenzialmente incrementando la severità degli eventi, anche se la loro frequenza potrebbe non aumentare necessariamente ovunque.
La ricerca scientifica italiana, coordinata da enti come il CNR e i servizi meteorologici regionali, sta sviluppando sistemi di previsione sempre più accurati e reti di rilevamento radar per il monitoraggio in tempo reale di questi fenomeni estremi. (METEOGIORNALE.IT)
