(METEOGIORNALE.IT) I temporali non sono più quelli di una volta. E chi lo dice non è un nostalgico del passato, ma chiunque abbia vissuto abbastanza da ricordare quando un temporale estivo era un evento rinfrescante, quasi poetico, che arrivava nel tardo pomeriggio con tuoni lontani che annunciavano la loro presenza con ore di anticipo. Oggi invece siamo di fronte a vere e proprie bombe meteorologiche che esplodono letteralmente sopra le nostre teste senza preavviso.

Quello che è successo nel pomeriggio di sabato scorso ne è l’ennesima dimostrazione. Una giornata che inizia con il classico caldo umido e opprimente, temperature che farebbero sudare anche un cammello, e un’aria così densa che sembra di respirare attraverso una spugna bagnata. Il nostro clima mediterraneo, quello che conoscevamo dai libri di scuola, è ormai un ricordo del passato. Quello che viviamo oggi è decisamente più simile a un clima tropicale, con tutte le conseguenze del caso.
Ed è proprio in queste condizioni che nelle zone interne del Nord Italia si sono formate quelle che i meteorologi chiamano “bolle di umidità”. Immaginate l’aria surriscaldata che sale verso l’alto come un ascensore impazzito, caricandosi sempre più di energia fino a esplodere in enormi cumulonembi che fanno tremare anche i più esperti. Non sono le nuvole bianche e soffici che disegnavamo da bambini: sono mostri atmosferici che raggiungono altezze spaventose e scaricano a terra una violenza inaudita.
Le tempeste di fulmini che ne derivano sono uno spettacolo terrificante. Raffiche di vento che superano abbondantemente i 100 km/h, come se la natura avesse deciso di sfogarsi dopo mesi di accumulo di tensione. E poi ci sono i nubifragi: nell’alessandrino sono caduti 100 millimetri di pioggia in un’ora sola. Per farvi capire l’assurdità della cosa, quella zona riceve normalmente meno pioggia in un anno intero rispetto al resto del Piemonte.
Quando osservi queste formazioni dal satellite Meteosat, se hai un minimo di esperienza, ti viene la pelle d’oca. Quelle spirali bianche che ruotano su se stesse non sono solo nuvole: sono macchine da guerra atmosferiche pronte a scatenare l’inferno. E se hai la sfortuna di trovarti a terra quando una di queste si forma sopra di te, l’unica cosa saggia da fare è correre a mettere l’auto al riparo e portare dentro casa tutto quello che può essere sollevato dal vento, perché quando arriva, arriva davvero.
La velocità con cui si sviluppano questi fenomeni è spaventosa. Da un cielo apparentemente sereno a una tempesta in piena regola possono passare anche solo trenta minuti. È come se qualcuno avesse premuto un interruttore e improvvisamente ti ritrovi in mezzo all’apocalisse. La grandine che cade non sono più quei chicchetti innocui che da bambini raccoglievamo per giocare: possono essere grandi come pugni e trasformare la tua auto in un colabrodo in pochi minuti.
Dal punto di vista tecnico, quello che osserviamo è l’evoluzione di un cumulonembo attraverso le sue fasi classiche. Prima si forma il Cumulonimbus calvus, quella nuvola che si innalza come una montagna di panna montata con contorni ancora lisci e definiti. È la fase di pieno sviluppo, quando il temporale sta caricando le sue batterie. Poi arriva il Cumulonimbus capillatus, riconoscibile dalla caratteristica sommità a incudine che si allarga in alto come un fungo atomico. Quando vedi quella forma, sai che il temporale ha raggiunto la sua massima potenza distruttiva.
I danni che questi eventi causano non sono più episodici, ma sistematici. Le campagne devastate, i tetti scoperchiati, i pannelli solari che ormai sono diventati comuni su case e capannoni ridotti a rottami dalla grandine. È una lotteria quotidiana: oggi tocca a te, domani al tuo vicino. E non parliamo solo di danni materiali: la visibilità che si azzera improvvisamente sotto la pioggia torrenziale, il vento che non arriva a raffiche ma come una lama orizzontale che taglia tutto quello che incontra.
Quando tutto finisce, ed è sempre improvviso come l’inizio, ti ritrovi in un mondo diverso. La temperatura è crollata di 10-15 gradi, l’aria finalmente si respira, ma sai già che questo sollievo è effimero. Se il temporale è scoppiato al mattino, nel pomeriggio il sole riprenderà a picchiare spietatamente. Se è arrivato nel tardo pomeriggio, almeno ti godrai una notte più vivibile, ma il giorno dopo il caldo tornerà ancora più feroce, alimentato dall’evaporazione dell’acqua caduta che renderà l’aria ancora più umida e irrespirabile.
Questa è la nuova realtà meteorologica con cui dobbiamo convivere. Non è allarmismo, non è catastrofismo: è semplicemente quello che succede ogni giorno delle nostre estati. E chi si lamenta che queste descrizioni sono ansiogene può sempre rivolgersi a chi di competenza per curare l’ansia, ma la realtà va raccontata per quello che è, senza filtri e senza edulcoranti. (METEOGIORNALE.IT)

