
(METEOGIORNALE.IT) CI si lamenta del caldo: queste fasi meteo bollenti sono una sofferenza. E come darvi torto? Ma andiamo oltre. C’è un altro scenario, ben più inquietante, che si sta consumando silenziosamente tra le vette delle Alpi. Là dove il tempo sembra fermarsi, dove l’aria è sempre stata tagliente e gelida, oggi il calore estivo sta provocando danni irreversibili ai ghiacciai alpini.
Troppo spesso se ne parla poco. E’ un problema epocale. Sappiamo che si stanno ritirando a un ritmo allarmante, molto più rapido di quanto avessero ipotizzato anche i modelli climatici più pessimisti. Ma che cosa sta realmente accadendo?
Zero termico oltre le quote estreme
Nelle prossime giornate, dominate da Alta Pressione subtropicale, sulle Alpi occidentali la quota dello zero termico si sta mantenendo stabilmente tra i 4200 e i 4600 metri. Questo valore, che indica l’altitudine oltre la quale la temperatura scende finalmente sotto gli 0 °C, sta raggiungendo livelli mai visti in modo così ricorrente. Oggi, anche a quelle altitudini, il termometro non scende mai sotto lo zero, nemmeno nelle ore più fredde della notte.
In passato, condizioni del genere rappresentavano vere e proprie eccezioni stagionali, episodi straordinari associati a caldissimi fronti africani che irrompevano sul continente. Magari della durata di 3-5 giorni. Oggi, invece, questa situazione si sta affermando come nuova normalità dell’Estate alpina, a tal punto che non sorprende più trovare 30 gradi a 1000 metri di altitudine in pieno Luglio. Cosa che, invece, dovrebbe far ribrezzo!
Ghiaccio antico in dissoluzione
Il ghiaccio che oggi si sta perdendo non è quello di un solo Inverno, ma si tratta di strati formatisi in secoli di accumulo. Gli strati profondi, che costituiscono il cuore vitale del ghiacciaio, si stanno riducendo drasticamente. La neve che cade durante la stagione fredda, invece di trasformarsi gradualmente in ghiaccio compatto, viene fusa rapidamente, nel giro di poche settimane. Questo impedisce il rinnovamento della massa glaciale, compromettendo irrimediabilmente la sopravvivenza dei ghiacciai. Che, ci dispiace dirlo, risultano malati terminali.
È come se stessimo cancellando una memoria climatica millenaria, un vero e proprio archivio naturale che la natura ha impiegato centinaia, o migliaia, di anni a costruire. I ghiacciai sono come biblioteche ambientali: nel loro ghiaccio sono conservati i segnali di antiche ere, di passaggi atmosferici, di polveri vulcaniche, di eventi storici.
Una realtà ormai sotto gli occhi di tutti
I cambiamenti meteo climatici stanno colpendo ovunque, ma da nessuna parte sono così tangibili e strazianti come in alta montagna. Ogni alpinista, ogni sciatore, ogni guida alpina che da decenni frequenta queste vette, può testimoniare l’enorme differenza tra il presente e i ricordi del passato. Bastano vent’anni per rendersi conto della devastazione, ben oltre i film dell’orrore: pareti una volta imbiancate ora mostrano rocce nude, e ghiacciai che un tempo arrivavano a valle oggi sono ridotti a frammenti residui, isolati tra le creste.
Il cambiamento non è un tema per discussioni sui social o politiche. È un elemento meteo reale, tangibile, osservabile giorno dopo giorno. L’Anticiclone Africano che domina il bacino del Mediterraneo porta con sé masse d’aria bollente che si insinuano anche tra le vette alpine.
Il valore dello zero termico come segnale d’allarme
Quando lo zero termico si stabilizza per giorni su quote sopra i 4500 metri, significa che tutta la porzione sottostante del ghiacciaio è esposta a una temperatura che non consente nemmeno una pausa nella fusione. È una situazione che fino a pochi decenni fa si verificava al massimo per 3-5 giorni durante l’Estate, ma oggi si protrae per intere settimane. È diventata la norma, non l’eccezione.
Questa tendenza meteo non può essere ignorata: rappresenta un campanello d’allarme inequivocabile che ci obbliga a osservare il cambiamento climatico con occhi nuovi. I ghiacciai si stanno riducendo, stanno urlando un messaggio chiaro: il riscaldamento globale è presente, reale, devastante. E sta cancellando le testimonianze più antiche della nostra storia climatica, proprio là dove il freddo sembrava eterno. (METEOGIORNALE.IT)
