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Sotto assedio dal Meteo: ANTICICLONE AFRICANO, l’incubo che stravolge l’Estate

Luca Martini di Luca Martini
03 Mag 2025 - 19:15
in A La notizia del giorno, A Scelta dalla Redazione, Alla Prima Pagina Meteo, Meteo News
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(METEOGIORNALE.IT) Ci risiamo, inizia l’Estate e torna l’incubo dell’Anticiclone Africano. Ma quali sono le cause del dominio di una figura barica che un tempo, nemmeno troppo lontano, si affacciava solo saltuariamente in Europa?

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Ormai è sotto gli occhi di tutti, l’evoluzione del meteo estivo in Italia ha subito una trasformazione profonda e progressiva nel corso degli ultimi quarant’anni. Le estati italiane – un tempo dominate dal celebre anticiclone delle Azzorre, stabile ma mai eccessivamente opprimente – sono oggi sempre più spesso controllate dall’anticiclone africano, che porta con sé caldo estremo, umidità soffocante e ondate di calore sempre più lunghe e frequenti.

 

Da quando domina l’anticiclone africano

Il cambio di regime meteo non è avvenuto all’improvviso, ma si è affermato in modo evidente a partire dagli anni 2000. Già negli anni ’80 e ’90, alcune estati mostrarono i primi segnali del crescente intervento dell’aria calda sahariana, ma fu proprio dopo il 2003 – anno della famigerata estate più calda del secolo in Europa – che il trend si consolidò.

Dal 2003 in poi, i dati climatologici mostrano una crescita significativa della frequenza e durata delle incursioni africane, a scapito dell’anticiclone delle Azzorre, che oggi compare con minore insistenza. L’anticiclone africano tende ad arrivare prima (giugno), durare più a lungo (fino a settembre) e generare picchi termici ben oltre i 40 °C, specialmente nelle zone interne di Sicilia, Sardegna, Basilicata, Puglia e Calabria.

 

Perché è cambiato il meteo estivo

La causa di questa mutazione atmosferica risiede in un meccanismo ben noto e sempre più studiato: il cambiamento climatico di origine antropica. Il riscaldamento globale ha alterato gli equilibri delle correnti in quota e della circolazione atmosferica, favorendo la risalita verso nord di masse d’aria subtropicali, che un tempo rimanevano confinate nel cuore dell’Africa.

Il riscaldamento dei mari, in particolare del Mar Mediterraneo, gioca un ruolo amplificatore: un mare più caldo rilascia più umidità e contribuisce a rendere le ondate di calore ancora più opprimenti, grazie al cosiddetto effetto “caldo umido” che ostacola il raffreddamento del corpo umano per evaporazione.

Inoltre, le oscillazioni della corrente a getto – quella sorta di fiume d’aria veloce che separa l’aria polare da quella subtropicale – diventano più ampie e lente, lasciando spesso l’Europa meridionale sotto “campane d’aria calda” stazionarie, difficili da smuovere.

 

Come funziona un anticiclone africano

L’anticiclone africano si comporta come una cupola di aria calda e stabile. Questa massa d’aria proviene dal deserto del Sahara e può estendersi per migliaia di chilometri verso nord, raggiungendo Francia, Germania, Svizzera, e ovviamente tutta l’Italia. Al suo interno si verifica una compressione dell’aria che aumenta la temperatura e riduce la formazione di nubi. Questo porta cieli sereni e temperature elevatissime, con notti tropicali (oltre i 20 °C, spesso anche oltre i 25°C) e giornate torride (sopra i 35 °C, talvolta sopra i 40°C).

A differenza dell’anticiclone delle Azzorre, che si appoggia sull’Oceano Atlantico e porta un caldo più temperato e asciutto, l’anticiclone africano è più caldo, più secco all’origine ma più umido in arrivo, poiché attraversa il Mediterraneo raccogliendo umidità.

 

Cosa dobbiamo aspettarci

I modelli climatici indicano con elevata probabilità che l’invasione dell’anticiclone africano diventerà ancora più frequente e intensa. Secondo Copernicus e IPCC, se il riscaldamento globale non verrà contenuto sotto gli 1,5 °C (rispetto ai livelli preindustriali), le estati italiane del futuro potrebbero essere ancora più lunghe, più calde e segnate da siccità e fenomeni estremi, come temporali violenti dopo lunghi periodi secchi.

La zona mediterranea, già di per sé soggetta a una variabilità climatica accentuata, si sta riscaldando più velocemente della media globale. Questo significa che città come Roma, Milano, Bologna, Napoli e Firenze potrebbero vivere mesi estivi con oltre 50 giorni sopra i 35 °C già entro il 2040.

Oltre al caldo, ci si aspetta una riduzione delle piogge estive, più concentrate in eventi brevi ma intensissimi, con un aumento del rischio idrogeologico.

 

Per contrastare il dominio crescente dell’anticiclone africano e i rischi delle ondate di calore estremo, è evidente che serva agire su più fronti: ridurre le emissioni globali, trasformare le città in ambienti più freschi e vivibili, proteggere le fasce vulnerabili e ripensare il nostro rapporto con il territorio. Purtroppo, al momento, ben poco di questo si sta facendo, per cui non ci resta che imparare a convivere con un meteo estivo sempre più ostile. (METEOGIORNALE.IT)

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Luca Martini

Meteorologo e geoscientist con background in Scienze Naturali, specializzazione in meteorologia e geologia applicata. Mi occupo di modellistica atmosferica, analisi di dati meteo-climatici, nowcasting per eventi estremi e valutazioni geotecniche/geomorfologiche a supporto di infrastrutture e protezione civile. Esperienza in contesti internazionali (UK, Germania). Orientato a risultati, chiarezza dei prodotti previsionali e trasferimento alle decisioni operative. Modellistica numerica; assimilazione dati, downscaling, validazione modelli Python per data analysis (xarray, pandas) GIS (QGIS/ArcGIS Pro) Gestione progetti e divulgazione tecnica

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