(METEOGIORNALE.IT) Il mese di MAGGIO 2025, già segnato da piogge diffuse, temperature sotto la media e condizioni meteorologiche marcatamente instabili, si caratterizzerà anche per un rischio grandinate in aumento su buona parte del territorio italiano. Secondo le proiezioni meteorologiche più recenti, e in linea con l’evoluzione atmosferica analizzata nei modelli GFS e nei campi meteorologici aggiornati, si stanno creando le condizioni ideali per la formazione di temporali intensi, capaci di generare grandinate significative, in alcuni casi con accumuli al suolo notevoli e la possibile comparsa di chicchi di grandine di grosse dimensioni.
È importante sottolineare che, come per tutte le previsioni legate a fenomeni convettivi, anche in questo caso si parla di eventi a carattere localizzato. La natura improvvisa, breve ma intensa dei temporali grandinigeni, rende impossibile indicare con esattezza i luoghi esatti colpiti con diversi giorni di anticipo. Tuttavia, possiamo identificare le aree a rischio maggiore e analizzare i meccanismi meteorologici che rendono probabile la formazione di questi fenomeni estremi.
La grandine si forma all’interno di cumulonembi molto sviluppati in altezza, tipici dei temporali primaverili e estivi, quando masse d’aria calda e umida al suolo incontrano aria più fredda in quota, dando luogo a forti moti convettivi.
In questo contesto, i chicchi di grandine iniziano a formarsi attorno a un nucleo di condensazione (goccia d’acqua, particella di polvere, polline ecc.) e vengono ripetutamente sospinti all’interno della nube da correnti ascensionali che li fanno attraversare più volte la zona sopra lo zero termico, facendoli crescere fino a raggiungere dimensioni significative. Quando le correnti verticali non riescono più a sostenerli, i chicchi cadono al suolo, spesso con forza e accumulo rapido, creando danni localizzati anche gravi.
Per avere grandine abbondante o chicchi di grande diametro servono:
- Elevato contenuto di umidità nei bassi strati.
- Contrasto termico tra superficie e quota.
- Presenza di aria fredda in quota, con valori inferiori ai -12°C a 500 hPa (circa 5500 metri).
- Correnti ascendenti molto forti, in grado di sostenere i chicchi per più cicli di crescita.
Tutti questi elementi saranno presenti in più momenti tra il 14 e il 28 MAGGIO 2025, in particolare durante il passaggio di perturbazioni atlantiche associate a saccature, che apporteranno instabilità, aria fredda in quota e spiccata convezione.
L’analisi delle mappe previsionali evidenzia diverse zone italiane particolarmente vulnerabili agli eventi grandinigeni, soprattutto tra metà e fine maggio. Ecco dove si concentrerà il rischio maggiore:
Pianura Padana occidentale e centrale (Piemonte, Lombardia, Emilia occidentale)
Questa fascia geografica, già frequentemente colpita da eventi grandinosi in primavera per la conformazione orografica e la vicinanza ai rilievi alpini, si troverà sotto il tiro diretto dei fronti perturbati in arrivo da ovest. Le condizioni saranno ideali per la formazione di temporali con updraft (correnti ascensionali) molto intensi, capaci di produrre chicchi superiori ai 3 cm di diametro. Le aree agricole, in particolare tra Pavia, Lodi, Piacenza, Alessandria, saranno da monitorare attentamente.
Triveneto (Veneto, Friuli, Trentino)
Anche qui, la combinazione tra orografia prealpina, umidità elevata al suolo e aria fredda in quota potrà favorire temporali violenti. Particolarmente a rischio saranno le zone tra la Pedemontana veneta e friulana, dove si potranno avere accumuli importanti di grandine al suolo, anche con chicchi di oltre 4-5 cm nei casi più intensi.
Appennino centrale e zone interne del Centro (Umbria, Marche, Lazio)
In queste regioni, i fenomeni grandinigeni potranno manifestarsi nei pomeriggi instabili, specie durante i giorni 17-18 e 22-24 maggio, quando i modelli mostrano elevati indici di instabilità atmosferica (CAPE e Lifted Index). Potrebbero formarsi supercelle isolate, capaci di scaricare in pochi minuti notevoli quantità di grandine, con impatti su agricoltura e viabilità locale.
Campania, Basilicata e Puglia centro-settentrionale
In queste regioni meridionali, l’instabilità in arrivo da ovest troverà terreni favorevoli soprattutto in corrispondenza di convergenze locali tra le brezze e le correnti dominanti. Attenzione in particolare alla zona tra Avellino, Benevento, Potenza e il Gargano, dove già in passato si sono registrati eventi estremi di grandine con chicchi di oltre 5 cm e danni a colture e automobili.
Calabria settentrionale e Sicilia orientale (Catanese, Messinese)
In occasione di afflussi umidi da sud-ovest o da est, le aree interne e collinari di queste regioni potrebbero essere interessate da temporali a sviluppo diurno che, se ben alimentati, potranno dare origine a grandinate con accumuli rapidi, anche se in genere con chicchi di piccole o medie dimensioni.
Eventi grandinigeni significativi: possibile ritorno di supercelle
Le condizioni meteo che si svilupperanno tra il 15 e il 26 MAGGIO sono favorevoli anche alla formazione di supercelle temporalesche, ovvero sistemi convettivi rotanti, molto organizzati, spesso associati a:
- Grandine di grandi dimensioni (oltre 3-5 cm).
- Forti raffiche di vento (downburst).
- Localizzate trombe d’aria o trombe marine.
- Elevati tassi di pioggia e flash floods (alluvioni lampo).
Eventi di questo tipo sono già comparsi negli anni passati, ad esempio nel maggio 2018 o 2020, e le configurazioni attese nei prossimi giorni ricordano quelle situazioni.
Danni potenziali da grandine: un rischio sempre più rilevante
I fenomeni grandinigeni sono tra i più temuti per i danni che possono causare in poche decine di minuti. Oltre ai disagi per la circolazione stradale e ferroviaria, le colture agricole sono le più vulnerabili: vigneti, ortaggi, frutteti, oliveti e cereali possono subire perdite economiche anche ingenti. Anche veicoli, serre, tetti e impianti fotovoltaici sono frequentemente danneggiati da chicchi di grandine superiori ai 3-4 cm.
Negli ultimi anni, il fenomeno delle grandinate intense sembra essere in aumento, anche a causa del riscaldamento globale che favorisce una maggiore energia disponibile nell’atmosfera e quindi la crescita verticale delle nubi temporalesche. (METEOGIORNALE.IT)

