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Lo zampino di El Niño: meteo estivo che desta timori

Giuseppe Proietti di Giuseppe Proietti
10 Mag 2025 - 11:50
in A La notizia del giorno, A Scelta dalla Redazione, Ad Premiere, Meteo News
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(METEOGIORNALE.IT) Prima di parlare di come potrebbe essere il meteo dell’Estate poniamo l’attenzione su un fatto. Il rapido passaggio da una prolungata fase di La Niña a una nuova e ben definita condizione di El Niño. Ciò è avvenuto durante il 2024, ha avuto origine nelle calde acque tropicali del Pacifico centrale e orientale, modificando gli equilibri dell’intero sistema climatico terrestre. Si tratta di un processo naturale, ma estremamente potente, capace di condizionare con forza anche aree molto lontane dal Pacifico, come l’Europa e in particolare l’Italia.

 

El Niño-Southern Oscillation: una spiegazione

Alla base delle attuali anomalie climatiche troviamo il fenomeno ENSO, acronimo di El Niño-Southern Oscillation, che rappresenta un ciclo climatico periodico in cui si alternano fasi opposte: La Niña, caratterizzata da un raffreddamento delle acque del Pacifico centro-orientale, ed El Niño, dove invece si verifica un riscaldamento accentuato della stessa area oceanica. Questo ciclo agisce sulla circolazione atmosferica equatoriale, nota come circolazione di Walker, innescando profonde modifiche nel comportamento atmosferico globale.

 

Durante il 2024, la NOAA ha confermato la conclusione di un lungo periodo di La Niña, che si era protratto per ben tre Inverni consecutivi. A partire dalla tarda Primavera, le temperature superficiali oceaniche hanno iniziato a mostrare anomalie positive evidenti, segnando l’avvio di un El Niño di moderata intensità, come indicato dai dati del Copernicus.

 

Le conseguenze di El Niño sull’Europa

Sebbene l’Europa non si trovi geograficamente vicina alla zona di origine dell’ENSO, subisce comunque i suoi effetti attraverso teleconnessioni atmosferiche. Questi collegamenti a lunga distanza provocano alterazioni nella circolazione globale dell’aria e comportano, nei periodi di El Niño attivo, alcuni effetti ricorrenti.

 

Tra le modifiche principali possiamo citare una spinta verso nord-est dell’Alta Pressione delle Azzorre, che tende così a deviare le perturbazioni atlantiche verso aree diverse rispetto alla norma. Il getto atlantico zonale perde intensità, divenendo più ondulato e favorendo l’ingresso di sistemi perturbati verso il bacino del Mediterraneo e l’Europa meridionale.

 

Di conseguenza, si osservano Inverni più miti e umidi nell’Europa centro-meridionale, inclusa l’Italia, e una riduzione delle precipitazioni al Nord del continente. Una ricerca scientifica pubblicata da Brönnimann et al. (QUI IL LINK) ha dimostrato come durante i cicli di El Niño si verifichino temperature superiori alla media e precipitazioni più abbondanti nell’Europa sudoccidentale, mentre si assiste a condizioni più secche in Scandinavia e nel Nord Europa.

 

Mediterraneo e Italia: come cambiano le carte in tavola

Il Mediterraneo, spesso indicato come uno dei principali hotspot climatici del pianeta, mostra una sensibilità amplificata alle dinamiche legate a El Niño. In particolare, nei mesi di Settembre, Ottobre e Novembre, la zona centro-occidentale del bacino risente di una marcata instabilità atmosferica.

 

I contrasti termici tra l’aria calda e umida proveniente dalle latitudini subtropicali e l’aria più fresca in discesa dal Nord Europa favoriscono la formazione di cicloni mediterranei intensi. Le zone più colpite da questa instabilità includono il Mar Tirreno e il Mar Ligure, dove si intensifica la formazione di sistemi temporaleschi organizzati, talvolta anche simili a uragani tropicali (i famosi medicane).

 

Piogge abbondanti e caldo anomalo

Nel contesto italiano, gli effetti di El Niño si manifestano in modo differenziato tra Nord e Sud. Le regioni centro-meridionali, come Sicilia, Calabria, Sardegna, Campania e Puglia, tendono a sperimentare Inverni più umidi e temperati, con precipitazioni superiori alla media stagionale. In alcuni casi, i cumulati giornalieri di pioggia possono superare i 100 mm, provocando problemi idrogeologici rilevanti.

 

Al Nord, invece, le Alpi e gli Appennini settentrionali agiscono come barriere orografiche, riducendo parzialmente l’influenza diretta delle perturbazioni. Inoltre, la presenza di frequenti situazioni di Alta Pressione rende l’atmosfera più stabile in Pianura Padana, con minori precipitazioni ma anche un maggiore rischio di nebbie e inversioni termiche.

 

L’Estate in arrivo: una brutta cosa

Durante i mesi estivi, l’effetto di El Niño si traduce in una più frequente espansione dell’Anticiclone africano verso il Mediterraneo centrale. Questo comporta ondate di calore persistenti, soprattutto nelle aree interne di Sardegna, Puglia e Basilicata, dove le temperature massime possono facilmente superare i 40°C.

 

La Letteratura ci dice che, durante le Estati col Niño, si registrano anomalie termiche positive fino a +2,5°C rispetto alla norma, con notti tropicali e giornate consecutive di caldo opprimente che mettono sotto pressione i sistemi sanitari e le reti elettriche. Ne consegue quindi una stagione ancora più anomala di quanto ci aspetteremmo e questo non è certo una bella notizia. Non sappiamo se anche la 2025 avrà un clima così caldo, ma possiamo dire che le fasi meteo bollenti saranno moderatamente frequenti… (METEOGIORNALE.IT)

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