Il mese di MAGGIO che ha sconvolto il Meteo italiano. E non solo

Il mese di MAGGIO che ha sconvolto il Meteo italiano. E non solo

Ebbene sì, sono passati 22 anni. Ventidue anni da quel mese di Maggio che ha segnato una svolta, un punto di non ritorno nella storia meteo climatica del continente europeo

Non si tratta soltanto dell’Italia, ma dell’intero assetto atmosferico dell’Europa , profondamente modificato da eventi che, all’epoca, sembravano eccezionali ma che oggi percepiamo quasi come consuetudine. Tutto è cominciato con quel caldo africano, un tempo raro e fugace, ora presenza fissa delle nostre estati, presenza che ha smesso di stupire e ha iniziato a imporsi come norma.

L’anno 2003 rimane inciso nella memoria collettiva e nella cronaca meteo come l’anno dell’Estate più lunga e opprimente mai sperimentata fino ad allora . Non si trattò tanto di picchi estremi, quanto di una persistenza asfissiante dell’Anticiclone africano, che non diede tregua, un assedio termico che si prolungò ben oltre la stagione canonica. Persino a Ottobre, il calore era ancora presente, sorprendente, quasi disturbante. L’arrivo di un primo, timido cambiamento fu accolto con sollievo, e molti pensarono – o forse solo sperarono – che una situazione simile non si sarebbe più ripetuta. Una speranza, però, destinata a essere tradita dal corso degli anni successivi.

Da allora, ogni Estate ha portato con sé il peso di un’anomalia . Magari diversa nella forma, ma non nella sostanza. Sempre più spesso si è parlato di ondate di calore, di temperature sopra la media, di notti tropicali e di un’atmosfera impietosa. E a un certo punto ci si è iniziati a chiedere se tutto ciò fosse ancora un’anomalia o se, al contrario, stessimo assistendo a una nuova forma di normalità climatica. Una “normalità” che stona, che fa male, ma che sembra non voler abbandonare il nostro presente.

Quel Maggio del 2003 ha cambiato la nostra relazione col caldo . Le temperature elevate non ci sorprendono più. Abbiamo imparato a convivere col caldo invernale, con gli autunni fuori stagione, con le primavere estive. Le nostre abitudini, i nostri riferimenti stagionali, si sono spostati, adattati, o forse forzatamente piegati a un nuovo ordine climatico. Non per nostra scelta, ovviamente, ma per necessità. Perché non possiamo certo decidere quale debba essere l’umore dell’atmosfera, possiamo solo osservare, analizzare e, in qualche modo, sopportare.

E così, in mezzo a chi si rassegna e chi prova ancora a reagire, resta un’unica speranza condivisa : che la meteo normalità dei prossimi anni non sia una corsa continua verso l’alto, ma semmai un ritorno, graduale ma deciso, verso temperature più miti. Un ritorno al passato che oggi, più che mai, ci sembra rivoluzionario.