(METEOGIORNALE.IT)
Una teoria controversa e suggestiva
Nel cuore dell’Oceano Atlantico, sull’isola di La Palma, una delle più occidentali dell’arcipelago delle Canarie, si staglia la Cumbre Vieja, una dorsale vulcanica attiva. Secondo un’ipotesi formulata già negli anni 2000, un’eventuale eruzione esplosiva potrebbe destabilizzare il fianco occidentale di questa struttura, provocando un massiccio collasso gravitazionale e generando, di conseguenza, un gigantesco tsunami diretto verso le coste dell’Atlantico settentrionale, in particolare America centrale, orientale e Europa occidentale.
Questa teoria ha attirato un vasto interesse mediatico e scientifico, tra entusiasmo, scetticismo e dibattiti metodologici. È fondamentale però analizzare in modo critico e fondato le evidenze scientifiche, distinguendo tra ipotesi sensazionalistiche e analisi realistiche dei rischi geologici.
Origine della teoria: Ward e Day
L’ipotesi di un possibile mega-tsunami originato da La Palma è stata avanzata per la prima volta nel 2001 da Steven N. Ward (Università della California, Santa Cruz) e Simon Day (University College London). Nel loro studio pubblicato su Geophysical Research Letters (consultabile qui), gli autori modellizzano uno scenario estremo: il collasso del fianco occidentale della Cumbre Vieja, per un volume stimato tra i 150 e i 500 chilometri cubi di materiale roccioso.
Il crollo improvviso di una simile massa nel mare potrebbe generare un’onda iniziale alta centinaia di metri, capace di propagarsi attraverso l’Atlantico e colpire le coste americane, caraibiche ed europee con onde alte anche 20-25 metri. Le città costiere di New York, Miami, Lisbona, Rio de Janeiro, potrebbero trovarsi esposte a un evento catastrofico nel giro di poche ore dall’evento iniziale.
Ward e Day basano la loro tesi su dati geofisici che suggeriscono come, durante l’eruzione del 1949, un’intera sezione del vulcano si sia fessurata e slittata verso l’oceano, lasciando tracce misurabili ancora oggi. La frattura, lunga circa 4 km, si sarebbe estesa lungo il versante occidentale della Cumbre Vieja, suggerendo la possibilità che un futuro evento vulcanico possa completare questo movimento.
I dubbi della comunità scientifica
Nonostante l’eleganza della modellizzazione, gran parte della comunità scientifica ha espresso forti riserve sull’effettiva probabilità che un evento del genere possa verificarsi nei tempi e nelle modalità prospettate da Ward e Day. In particolare, numerosi geologi e vulcanologi contestano la scala temporale e la meccanica del collasso.
Uno degli interventi più critici è stato quello di Dr. George Pararas-Carayannis, ex direttore del International Tsunami Information Center dell’UNESCO. In un’analisi pubblicata sul Journal of Tsunami Hazards (disponibile qui), l’autore sottolinea che un collasso di dimensioni così vaste in un unico evento catastrofico è altamente improbabile. Sarebbe più realistico, sostiene, un collasso progressivo, con una serie di frane parziali distribuite nel tempo, con onde più modeste e localizzate.
Anche uno studio successivo pubblicato su Earth and Planetary Science Letters da Abers et al. (consultabile qui) propone che, per quanto esista una fessura nel fianco del vulcano, le forze gravitazionali non sono sufficienti a innescare un collasso completo in un futuro prossimo. L’accumulo di materiale vulcanico e la coesione interna della montagna sembrano per ora garantire una certa stabilità.
Il contesto geologico e vulcanico delle Canarie
L’arcipelago delle Canarie si trova su una zona di hot spot, una risalita magmatica costante che genera eruzioni effusive e costruzione progressiva di vulcani insulari. Le isole hanno una lunga storia geologica segnata da collassi gravitazionali, come dimostrano i grandi depositi di detriti sottomarini individuati intorno a El Hierro, Tenerife e la stessa La Palma (fonte: Smith et al., Marine Geology).
Tuttavia, questi collassi sono in genere avvenuti su scale temporali geologiche, ovvero nell’arco di centinaia di migliaia di anni. L’ultimo collasso significativo sull’isola di La Palma risale a oltre 500.000 anni fa, e i sedimenti marini non mostrano tracce di tsunami oceanici di vasta scala in tempi storici.
L’eruzione del 2021
L’eruzione vulcanica del settembre 2021, durata quasi tre mesi, ha riportato sotto i riflettori la questione della stabilità del fianco occidentale della Cumbre Vieja. Il fenomeno ha causato oltre 2.000 distruzioni edilizie, ma non ha coinvolto il settore instabile evidenziato da Ward e Day.
I dati geodetici raccolti dall’Instituto Geográfico Nacional e dall’IGN Spagna indicano che, durante l’eruzione, non si sono verificate accelerazioni significative nei movimenti del fianco. Inoltre, il rapporto del GEOVOL dell’Università di Las Palmas de Gran Canaria (consultabile qui) ha escluso, nel breve termine, rischi di cedimenti strutturali repentini.
Tsunami transoceanici: rischi reali, ma rari
Gli tsunami transoceanici sono eventi geofisici rari ma devastanti. Il caso più emblematico è lo tsunami dell’11 marzo 2011 in Giappone, generato da un sisma di magnitudo 9.1 al largo della costa di Honshu. A differenza di un collasso vulcanico, questi tsunami sono causati da movimenti tettonici verticali che spostano enormi volumi d’acqua in pochi secondi.
Il meccanismo ipotizzato per La Palma sarebbe invece quello di una grande frana sottomarina, simile a quella del Storegga Slide, avvenuta 8.000 anni fa al largo della Norvegia, e che generò un potente tsunami lungo le coste della Gran Bretagna e del Mare del Nord (approfondimento su Nature Geoscience).
Ma anche in quel caso, si trattava di un evento geologicamente raro. L’ipotesi che una frana di La Palma possa scatenare uno tsunami paragonabile a quelli tettonici non trova, attualmente, conferma nei dati empirici.
Scenari ipotetici: strumenti utili, ma non predittivi. I modelli matematici
È importante ricordare che gli studi di modellizzazione, come quello di Ward e Day, non devono essere letti come previsioni ma come esercizi di simulazione. Essi servono per comprendere i limiti estremi di rischio, ma non forniscono certezze sulla tempistica o la dinamica reale degli eventi.
Nel tempo, numerosi istituti geologici, tra cui il British Geological Survey, hanno rafforzato la sorveglianza sismica e vulcanica sull’isola, senza però identificare segnali imminenti di frana catastrofica (dati aggiornati disponibili qui).
Conclusione aperta
La questione del possibile tsunami da La Palma si colloca al confine tra scienza, percezione del rischio e comunicazione pubblica. Se da un lato è utile mantenere alta la guardia su fenomeni geofisici potenzialmente pericolosi, dall’altro è necessario evitare allarmismi basati su scenari estremi ma a bassa probabilità.
Il caso della Cumbre Vieja insegna quanto sia importante coniugare ricerca scientifica, sorveglianza continua e educazione pubblica al rischio, evitando la spettacolarizzazione di eventi naturali che, per ora, rimangono ipotetici.
Una consapevolezza fondata e informata è il miglior strumento per affrontare il futuro geologico di territori vulcanici complessi come le Isole Canarie. (METEOGIORNALE.IT)
