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Teide, Isole Canarie. Il rischio di una nuova eruzione vulcanica

Antonio Lombardi di Antonio Lombardi
31 Mar 2025 - 12:43
in A La notizia del giorno, A Scelta dalla Redazione, Magazine
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(METEOGIORNALE.IT) La STORIA geologica di TENERIFE, situata nelle ISOLE CANARIE al largo della costa occidentale dell’AFRICA, è indissolubilmente legata al VULCANISMO del maestoso TEIDE. Questo imponente stratovulcano, alto circa 3.718 metri, domina il panorama dell’isola e attrae numerosi ricercatori, oltre a visitatori affascinati dalla sua conformazione. Il TEIDE è il terzo vulcano più alto del mondo se si considera la sua estensione dal fondo dell’oceano. Gli esperti studiano da tempo i suoi PROCESSI eruttivi per comprendere la dinamica interna che dà origine a nuove manifestazioni vulcaniche. Sebbene la sua ultima eruzione sia avvenuta nel 1909, l’ATTIVITÀ sotterranea rimane oggetto di monitoraggio costante. Gli studiosi analizzano in particolare variazioni sismiche e termiche per prevedere possibili futuri episodi.

 

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La CALDERA di TENERIFE nasce da eventi geologici di grande portata. Si ritiene che un gigantesco collasso, verificatosi migliaia di anni fa, abbia formato una depressione a forma di anfiteatro, meglio nota come CALDERA di “Las Cañadas”. Si tratta di una conca vulcanica che, in questo caso, raggiunge un diametro approssimativo di 17 chilometri e testimonia l’enorme energia sprigionata nel passato. Le CALDERE si distinguono dalle classiche bocche eruttive perché non si limitano a un cratere di piccole dimensioni, ma costituiscono vaste fratture e crolli strutturali generati da eruzioni catastrofiche. Nel caso specifico di TENERIFE, la CALDERA di “Las Cañadas” è il risultato di un processo durato secoli, in cui l’edificio vulcanico è collassato su se stesso, lasciando un’immensa area depressa.

 

La formazione di queste strutture geologiche è legata alla fuoriuscita di grandi volumi di MAGMA, in grado di svuotare la camera magmatica sottostante. Dopo l’eruzione, la parte superficiale non è più sostenuta dalla pressione interna, e così si crea un cedimento dell’intera sommità del vulcano. In seguito, l’EDIFICIO vulcanico può ricostruirsi grazie a ulteriori attività eruttive, come accaduto con la graduale edificazione del TEIDE posteriore al crollo. Questo insieme di avvenimenti ha permesso alla CALDERA di assumere l’aspetto odierno: una vasta conca circondata da pareti molto ripide, sormontate dal cono vulcanico più recente.

 

La pericolosità delle ERUZIONI del TEIDE dipende principalmente dal carattere esplosivo dei suoi fenomeni vulcanici. Molte manifestazioni passate sono state effusive, con colate di lava relativamente lente, ma alcune fasi storiche hanno mostrato potenzialità freato-magmatiche ed esplosive. I ricercatori considerano vari fattori, tra cui la viscosità del magma e l’intrusione di gas, per determinare il grado di pericolo. Se lo scorrimento lavico non sempre rappresentasse un rischio devastante a larga scala, la presenza di esplosioni con produzione di ceneri e nube piroclastica potrebbe invece causare criticità importanti. Negli ultimi decenni, gli studiosi hanno lavorato a nuovi sistemi di sorveglianza per rilevare in anticipo i segnali di ripresa dell’ATTIVITÀ vulcanica.

 

La CALDERA di “Las Cañadas” agisce anche come un’area di accumulo di prodotti eruttivi, dove si sono sovrapposte numerose colate e depositi piroclastici provenienti da precedenti fenomeni esplosivi. Questa sedimentazione ha contribuito a modellare ulteriormente la morfologia dell’area, arricchendo il sottosuolo di materiali vulcanici di diversa età. La presenza di strati consolidati e canali lavici crea un vero e proprio archivio che i ricercatori studiano con tecniche di datazione radiometrica, analisi di campo e carotaggi. La comprensione dei cicli eruttivi, ricostruiti grazie a questi dati, aiuta a formulare previsioni sulle potenziali ERUZIONI future.

 

Alcune ricerche recenti sostengono che la risalita di MAGMA fresco può influenzare i tempi di recupero del sistema vulcanico, aumentando la probabilità di nuova ATTIVITÀ. Gli scienziati si avvalgono di reti sismiche, GPS ad alta precisione e misurazioni termiche per individuare eventuali segnali premonitori, come un aumento dei microsismi o un’anomala deformazione del suolo. Anche le fumarole e i punti di degassamento presenti vicino al cratere e lungo alcune aree fratturate vengono analizzati per misurare variazioni nella concentrazione di anidride carbonica e di altri gas. Nel caso si rilevassero indicatori significativi, le autorità locali potrebbero avviare piani di emergenza per proteggere residenti e turisti.

 

Il TEIDE ha mostrato nel corso dei secoli un’ATTIVITÀ relativamente sporadica ma mai del tutto sopita. Alcune cronache riportano episodi eruttivi storici, come quello di Boca Cangrejo nel 1492 e quello di Arenas Negras del 1706, che devastò parte della zona nord-occidentale di TENERIFE. L’evento più recente documentato fu l’eruzione di Chinyero nel 1909, caratterizzata da un’emissione lavica di durata limitata. Oggi, grazie ai progressi della vulcanologia, gli studiosi osservano con attenzione ogni variazione fisica o chimica all’interno e attorno all’edificio vulcanico.

 

Le possibili ERUZIONI future del TEIDE potrebbero essere di diversa natura: dai semplici flussi di lava a eventi più esplosivi, capaci di proiettare ceneri ad alta quota e generare flussi piroclastici. Sebbene i modelli previsionali indichino che una grande eruzione di tipo catastrofico non sia probabile in tempi brevi, non è esclusa la possibilità di fenomeni di intensità moderata. Alcuni vulcanologi ipotizzano che, trattandosi di un vulcano attivo, sia inevitabile, nel lungo periodo, assistere a nuove manifestazioni di VULCANISMO. Le istituzioni scientifiche e il governo locale hanno pertanto organizzato campagne di informazione e simulazioni di evacuazione per minimizzare i rischi.

 

Il livello di pericolo associato a un’eventuale eruzione dipende anche dalla densità abitativa di TENERIFE e dall’importanza turistica del PARCO NAZIONALE DEL TEIDE. Sebbene le colate di lava non siano generalmente rapidissime, la fuoriuscita di materiale incandescente a temperature che possono superare i 1000 °C rappresenta comunque una minaccia per infrastrutture e popolazione. In aggiunta, l’emissione di gas vulcanici, come anidride solforosa, può costituire un problema di carattere sanitario, soprattutto per chi soffre di disturbi respiratori. Per questo motivo, la RICERCA scientifica sul campo non si limita a studiare la storia geologica, ma insiste sull’individuazione di soluzioni di protezione civile e piani di emergenza.

 

Per quantificare con precisione i rischi, gli studiosi sviluppano modelli al computer che simulano diversi scenari eruttivi. Vengono valutate parametri come la viscosità del magma, la pressione interna e la quantità di gas disciolti. Si tengono in conto i venti dominanti per stimare la dispersione delle ceneri, che potrebbero interessare non solo l’area circostante, ma anche lo spazio aereo internazionale. Queste simulazioni indicano che, pur essendo improbabile un collasso istantaneo dell’intero vulcano, il pericolo di ERUZIONI moderate persiste. Il monitoraggio delle deformazioni del suolo e dell’evoluzione chimica delle fumarole è perciò continuo, in modo da prevenire sorprese e minimizzare danni a persone e strutture.

 

Sebbene l’isola viva anche di turismo legato all’escursionismo, i geologi rassicurano che visite ben organizzate alla vetta del TEIDE non comportano pericoli imminenti. Tuttavia, è fondamentale ricordare che la natura vulcanica dell’arcipelago è attiva, anche se latente. Le ISOLE CANARIE hanno generato vulcani affascinanti, e le eruzioni del passato hanno contribuito a creare paesaggi unici e fertili, ricchi di biodiversità endemica. Le autorità locali, in collaborazione con gruppi di ricerca internazionali, promuovono un turismo sostenibile basato anche sul rispetto delle regole di sicurezza.

 

Considerando tutti questi elementi, i vulcanologi ritengono verosimile che in futuro possano verificarsi nuove ERUZIONI di entità contenuta, compatibilmente con i segnali attuali di quiescenza relativa. Il TEIDE non appare dormiente, bensì in una fase di stabilità, in cui la risalita del MAGMA è ridotta e il degassamento è continuo, ma non allarmante. Se questi parametri dovessero subire variazioni brusche, le previsioni a medio termine potrebbero cambiare. Gli studiosi ribadiscono la necessità di mantenere elevata la soglia di sorveglianza, perché i vulcani di natura esplosiva possono manifestare segnali di risveglio in tempi relativamente rapidi.

 

Il TEIDE è quindi un simbolo di potenza geologica che ha formato la grandiosa CALDERA di “Las Cañadas”, un esempio di collasso vulcanico tra i più spettacolari al mondo. La sua PERICOLOSITÀ potenziale risiede nella possibilità di eruzioni miste, sia effusive che esplosive, capaci di originare colate laviche e nubi ardenti. Grazie a strumentazioni sofisticate, i geologi continuano a sorvegliare la stabilità del sistema vulcanico, cercando di interpretare le variazioni sismiche e chimiche che potrebbero preannunciare un nuovo episodio eruttivo. Il futuro di TENERIFE e delle ISOLE CANARIE resta strettamente legato al VULCANISMO del TEIDE, un gigante silenzioso che custodisce ancora molti segreti e potenzialmente nuove trasformazioni del paesaggio insulare. (METEOGIORNALE.IT)

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Antonio Lombardi

Dopo aver conseguito la laurea in Geologia presso l’Università degli Studi di Milano nel 2000, ha proseguito il suo percorso accademico con una seconda laurea in Astronomia presso l’Università "La Sapienza" di Roma, ottenuta nel 2006. L'interesse per l'astronomia lo ha portato successivamente a intraprendere un Master di specializzazione in Astronomia presso l’University of Arizona (Tucson, USA), uno dei principali centri internazionali per la ricerca astrofisica. In ambito professionale, si occupa anche di insegnamento, sia in contesti scolastici che in corsi e laboratori rivolti al pubblico generale, con un forte focus sull’approccio interdisciplinare tra geologia, astronomia e scienze ambientali.

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