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      Raffreddamento della Corrente del Golfo. Avremo gelidi inverni?

      Federico De Michelis
      Federico De Michelis
      Pubblicato: 16/05/2025
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      6 Min Lettura
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      Lโ€™immagine fornita รจ una mappa a falsi colori ricavata da dati satellitari, molto probabilmente da fonti come il programma Copernicus dellโ€™Unione Europea o dai satelliti MODIS della NASA, che rilevano la temperatura superficiale dellโ€™oceano (SST, Sea Surface Temperature). I colori visibili indicano la distribuzione della temperatura: rosso e arancione segnalano acque piรน calde della norma, mentre blu e violetto identificano zone piรน fredde del previsto.

       

      Nel quadrante occidentale, vicino alla costa orientale del Nord America e fino al largo del Canada atlantico, spicca unโ€™area ampia e ben definita in blu e viola intenso. Questa regione corrisponde al cosiddetto “Cold Blob” dellโ€™Atlantico Nordoccidentale, unโ€™anomalia termica persistente che suggerisce un raffreddamento anomalo della Corrente del Golfo (Gulf Stream).

      In netto contrasto, si osserva un intenso riscaldamento delle acque nellโ€™Atlantico orientale, specialmente a ovest delle Isole Britanniche e lungo la costa dellโ€™Africa settentrionale, zone evidenziate in rosso acceso e arancio. Questo dimostra un aumento consistente della temperatura superficiale marina, spesso legato a persistenti anticicloni e al fenomeno delle marine heatwaves.

       

      La Corrente del Golfo รจ una componente essenziale della circolazione termoalina globale, ovvero quel gigantesco nastro trasportatore che distribuisce calore, nutrienti e salinitร  attraverso gli oceani. La corrente spinge acque calde dal Golfo del Messico verso il Nord Atlantico, contribuendo a rendere temperato il clima di regioni come lโ€™Europa nordoccidentale.

      Il raffreddamento visibile nella mappa non รจ un semplice evento meteorologico. Secondo diversi studi scientifici, questa anomalia รจ legata al rallentamento dellโ€™AMOC (Atlantic Meridional Overturning Circulation), il sistema di correnti profonde di cui la Corrente del Golfo รจ parte integrante. Il lavoro pubblicato su Nature Climate Change (https://www.nature.com/articles/s41558-021-01097-4) ha evidenziato che lโ€™AMOC ha subito un indebolimento del 15% dal 1950, e questo potrebbe essere il piรน debole stato degli ultimi mille anni.

       

      Il motivo principale del rallentamento risiede nel cambiamento climatico: lo scioglimento accelerato delle calotte glaciali della Groenlandia e lโ€™aumento delle precipitazioni immettono grandi quantitร  di acqua dolce nellโ€™Atlantico settentrionale, modificando la salinitร  e quindi la densitร  dellโ€™acqua, con effetti destabilizzanti sulla circolazione termoalina. Le acque meno salate non affondano come dovrebbero, e il meccanismo che alimenta lโ€™AMOC viene cosรฌ ostacolato.

       

      Lโ€™immagine mostra un altro aspetto impressionante: un forte riscaldamento marino attorno alle Isole Britanniche, riconducibile alla persistenza di alte pressioni atmosferiche, le cosiddette “blocking highs”. Queste condizioni riducono la formazione di nubi e precipitazioni, favorendo lโ€™assorbimento solare da parte dellโ€™oceano e quindi un surriscaldamento anomalo delle acque superficiali.

      Questo tipo di fenomeno รจ sempre piรน comune e legato a dinamiche atmosferiche alterate dal cambiamento climatico. Studi pubblicati sul Journal of Climate (https://journals.ametsoc.org/view/journals/clim/32/18/jcli-d-19-0074.1.xml) sottolineano come le alte pressioni persistenti nellโ€™Atlantico europeo siano collegate a un’alterazione del getto polare, un fenomeno che sembra anchโ€™esso dipendere dallโ€™aumento delle temperature globali.

       

      A est del “Cold Blob”, nella zona centrale dellโ€™Oceano Atlantico e verso lโ€™Africa nordoccidentale, si osservano ampie aree rosso intenso: si tratta di quello che gli oceanografi definiscono “Blob caldo atlantico”, ovvero una zona in cui la temperatura marina รจ di diversi gradi superiore alla media. Secondo i dati del NOAA (https://www.noaa.gov/education/resource-collections/ocean-coasts/marine-heatwaves), le marine heatwaves stanno diventando piรน frequenti, piรน intense e piรน durature.

      Queste anomalie hanno conseguenze gravi: alterano gli ecosistemi marini, favoriscono la proliferazione di alghe tossiche, riducono la biodiversitร  e hanno impatti anche su fenomeni meteorologici estremi come uragani e siccitร .

      Il 2023 e 2024 sono giร  stati segnalati da Copernicus e NOAA come anni record per le temperature oceaniche, con un riscaldamento molto superiore alla norma su tutto lโ€™Atlantico, come confermato anche dal rapporto dellโ€™IPCC (https://www.ipcc.ch/report/ar6/wg1/).

       

      Il contrasto estremo tra zone fredde e zone calde nellโ€™Atlantico ha implicazioni importanti per il clima europeo. Da un lato, un rallentamento dellโ€™AMOC comporta un rischio di raffreddamento localizzato, soprattutto per le aree piรน settentrionali come la Scandinavia e lโ€™Islanda. Dallโ€™altro lato, lโ€™aumento delle temperature marine puรฒ amplificare le ondate di calore estivo nel bacino del Mediterraneo e incrementare lโ€™intensitร  delle perturbazioni atlantiche che raggiungono lโ€™Europa centrale e meridionale.

      Gli scienziati stanno monitorando costantemente questi fenomeni grazie a boe oceaniche, satelliti geostazionari e modelli climatici ad alta risoluzione. I dati del progetto ARGO (https://argo.ucsd.edu/) confermano una profonda riorganizzazione del calore nellโ€™oceano Atlantico, che potrebbe portare, in scenari estremi, al collasso parziale dellโ€™AMOC entro fine secolo.

       

      Lโ€™analisi della mappa satellitare rivela un segnale chiaro e inequivocabile di discontinuitร  climatica. La Corrente del Golfo mostra unโ€™anomalia fredda che non puรฒ essere attribuita a fluttuazioni naturali a breve termine, ma a un disequilibrio profondo e crescente causato dal riscaldamento globale.

      Al contempo, le marine heatwaves che dominano vaste porzioni dellโ€™Atlantico sono un altro campanello dโ€™allarme. Il fatto che questi due eventi opposti convivano e si rafforzino a vicenda dimostra che lโ€™oceano Atlantico รจ entrato in una fase critica di transizione climatica.

       

      Resta fondamentale continuare a investire nella ricerca oceanografica, nella modellazione climatica avanzata e nella sorveglianza ambientale tramite satellite, strumenti che ci permetteranno di comprendere โ€“ e forse mitigare โ€“ un cambiamento che sta giร  ridisegnando il volto del nostro pianeta.

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