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Collasso della CORRENTE del GOLFO: l’ipotesi di uno Studio Scientifico

Davide Santini di Davide Santini
17 Apr 2025 - 08:20
in A La notizia del giorno, A Scelta dalla Redazione, Ad Premiere, Meteo News
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Immagine gentilmente concessa da WIKIPEDIA.com

 

(METEOGIORNALE.IT) Un recente studio scientifico (pubblicato sulla prestigiosa Rivista SCIENCE e visionabile al seguente link) ha lanciato un nuovo allarme per l’Europa, sollevando preoccupazioni concrete su un possibile collasso della Corrente del Golfo entro i prossimi decenni. Questo fenomeno avrebbe ripercussioni profonde sulle condizioni meteo europee, alterando in maniera non proprio trascurabile la distribuzione delle temperature e i modelli di precipitazione. Ma cosa comporta verso di noi? E che conseguenze avrebbe? Scopriamolo insieme.

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L’abstract del Paper

Nel dettaglio, il focus della ricerca si concentra sull’AMOC: in parole povere si tratta del capovolgimento meridionale della circolazione atlantica. Questa struttura rappresenta una componente fondamentale dell’intero sistema climatico planetario. La Corrente del Golfo, in particolare, è una delle sezioni più rilevanti dell’AMOC e funziona come un gigantesco nastro trasportatore di acqua calda e salata dai tropici verso il Nord dell’Oceano Atlantico. Lo sappiamo, è molto semplificata come cosa, non ce ne vogliate. Ma è per far capire a tutti il concetto.

 

Come funziona la corrente oceanica e perché è vitale per l’Europa

Il meccanismo alla base dell’AMOC è tanto affascinante quanto delicato. L’acqua superficiale calda, proveniente dalle regioni tropicali, si dirige verso Nord, dove si raffredda ovviamente man mano che avanza. Una volta raffreddata, diventa più densa e tende ad affondare, per le famose leggi dei fluidi, creando una spinta verso il basso che avvia una circolazione di ritorno verso Sud. Questo ciclo continuo è ciò che regola l’equilibrio termico dell’Europa occidentale, mantenendo le temperature più miti rispetto ad altre aree della stessa latitudine. Basti pensare quanto fa più freddo in Canada rispetto all’Irlanda.

 

Ma questo equilibrio è oggi in pericolo. Già dalla seconda metà del Novecento, la circolazione ha cominciato a rallentare, in parte a causa dell’aumento della quantità di acqua dolce riversata negli oceani per effetto della fusione dei ghiacciai e delle precipitazioni più abbondanti. Questo afflusso diluisce la salinità dell’acqua oceanica, diminuendo la densità e interrompendo il motore naturale del sistema.

 

Il segnale d’allarme e la possibile soglia critica

Gli ultimi modelli matematici sviluppati da un team guidato dal professor René Van Westen offrono nuove prospettive per identificare il momento critico oltre il quale il sistema potrebbe collassare. Secondo i calcoli, il segnale che indicherà l’avvicinamento a questo punto di non ritorno sarà rappresentato dal rallentamento della diminuzione della salinità nella parte meridionale dell’Atlantico.

 

Una volta toccata questa soglia, il tempo a disposizione prima del blocco definitivo sarebbe limitato. Gli studiosi stimano una finestra temporale compresa tra 10 e 40 anni, un intervallo molto ristretto se confrontato con la scala temporale dei grandi processi naturali. La questione, quindi, non è se accadrà, ma quando potremmo assistere a un drastico mutamento delle condizioni meteo nel continente europeo.

 

Conseguenze per il continente europeo

C’è un altro importante studio (da Van Westen, Kliphuis e Dijkstra) il quale dice che se l’AMOC dovesse bloccarsi, le ripercussioni meteo sull’Europa settentrionale sarebbero immediate e molto intense. In particolare, Scandinavia, Gran Bretagna e Irlanda vedrebbero un tracollo delle temperature invernali medie, con una diminuzione compresa tra i 10 e i 20 gradi nel giro di un secolo. Questo cambiamento repentino corrisponderebbe a un abbassamento medio di 5 gradi per decennio, un ritmo decisamente più rapido rispetto all’attuale incremento causato dal riscaldamento globale.

 

Tali variazioni meteo non implicherebbero solo un raffreddamento. In molte aree del continente si assisterebbe a perturbazioni più frequenti, modifiche nei regimi di precipitazione, possibili ondate di gelo più intense in Inverno e stagioni Estive più instabili e meno prevedibili. Il tutto in un contesto globale già messo a dura prova dai fenomeni estremi legati all’aumento delle temperature medie.

 

Effetti a catena

Anche se il modello utilizzato nello studio non tiene conto di tutti gli altri effetti del cambiamento climatico, i dati rappresentano un segnale d’allarme concreto. Il rischio è quello di innescare un effetto domino: la modifica della Corrente del Golfo influenzerebbe non solo le temperature, ma anche la pressione atmosferica, la formazione di depressioni, il percorso delle correnti a getto e perfino la posizione delle grandi aree di Alta Pressione che regolano le stagioni meteo in Europa.

 

Una variazione anche minima nella temperatura media, avvenuta in un lasso di tempo breve come un secolo, comporterebbe stravolgimenti profondi sulla vegetazione, sugli ecosistemi, sulle abitudini agricole e perfino sulla salute umana. Le specie animali e vegetali avrebbero difficoltà ad adattarsi a un ambiente che muta troppo rapidamente, con una frequenza mai vista nella storia moderna.

 

E per il Vecchio Continente?

Nel caso in cui la Corrente del Golfo dovesse realmente interrompersi, l’Europa non si troverebbe solo a fronteggiare un problema passeggero, ma subirebbe un cambiamento strutturale dell’intero assetto atmosferico. I modelli mostrano che le correnti occidentali, responsabili di portare aria mite e umida sul continente, si indebolirebbero o si sposterebbero verso Sud, lasciando molte regioni esposte a freddi intensi, mentre le basse latitudini sarebbero interessate da maggiori piogge.

 

GW finito? Ma no…

Ma allora così facendo scomparirebbe il Global Warming? Assolutamente no. Non facciamo confusione. Il riscaldamento globale è qualcosa di inoppugnabile che coinvolge l’intero pianeta in ogni sua zona. Con il collasso della Corrente del Golfo -ipoteticamente- potremmo avere più freddo solo in una piccola parte del globo e non dappertutto.

 

Ciò non toglie che le conseguenze per il meteo nel bacino del Mediterraneo potrebbero essere davvero rilevanti, con ondate di maltempo mediamente più fredde rispetto ad adesso e quindi maggiori possibilità di neve anche a bassa latitudine. (METEOGIORNALE.IT)

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Davide Santini

Davide Santini

Davide Santini, laureato magistrale in Fisica. Ha effettuato una tesi triennale con il professor Vincenzo Levizzani sui temporali, sulla loro suddivisione e sui fenomeni più violenti. Ha poi approfondito la tesi magistrale, con il professor Maugeri e il professor Miglietta, analizzando la correlazione tra aumento termico della temperatura estiva e probabilità di promontori di alta pressione di matrice subtropicale. Ha collaborato e collabora tuttora con Nimbus, la rivista di meteorologia italiana. Collabora dal 2018 per diverse testate meteorologiche italiane (5 in totale) e in particolare ha una esperienza quinquennale con il sito web Meteo Giornale. Tratta numerose tematiche, tra le quali previsioni a breve, medio e lungo termine; climatologia; cambiamenti climatici; etica ambientale. È esperto di analisi modellistica, di tendenze a lungo termine e analisi di radiosondaggi e profili termici verticali dell'atmosfera. È inoltre insegnante rinomato, dove prepara gli studenti delle superiori e dell'università, idoneo a trattare concorsi pubblici e privati, con professionalità e impegno.

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