Una stazione sottomarina rivoluziona il monitoraggio sismico nel Mar Ionio
Nel Mar Ionio, a una profondità record di 3.443 metri e a circa 90 chilometri a sud-est della costa siciliana, è finalmente pienamente operativa la stazione sismica sottomarina più profonda del Mediterraneo. Collocata nel cuore del progetto KM3NeT, uno dei più grandi esperimenti internazionali nel campo della fisica dei neutrini, la stazione è un risultato della collaborazione tra Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (Ingv) e Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (Infn).
Collegamento in tempo reale con archivi e centri di allerta
Installata con successo nell’ottobre 2024, la stazione è ora integrata nel sistema di sorveglianza sismica dell’Ingv e connessa all’Archivio Europeo dei Dati Sismologici (Eida), anch’esso gestito dall’Ingv. Questo consente l’accesso in tempo reale ai dati registrati, fondamentali per lo studio e il monitoraggio dei fenomeni sismici. Il dispositivo, infatti, rileva terremoti anche a migliaia di chilometri di distanza, come dimostrato dal recente sisma di magnitudo 7.7 in Myanmar, registrato il 28 marzo 2025, a oltre 7.500 chilometri dalla stazione.
Tecnologia avanzata per dati acustici e chimico-fisici
Il sismometro non si limita alla rilevazione di onde sismiche, ma trasmette anche dati acustici e parametri chimico-fisici dell’acqua, come temperatura e pressione lungo la colonna d’acqua sovrastante. Questo lo rende uno strumento multifunzionale, capace di offrire un quadro dettagliato dell’ambiente marino profondo.
Un contributo decisivo allo studio dei terremoti e alla sicurezza
Grazie alla posizione strategica della stazione nel cuore del Mediterraneo, sarà possibile analizzare con maggiore precisione i terremoti sottomarini della zona, come quello significativo del 1990 al largo di Siracusa. Inoltre, la stazione sarà a breve integrata nel Centro Allerta Tsunami dell’Ingv, contribuendo a migliorare la tempestività e l’efficacia delle risposte in caso di maremoto.
Il progetto KM3NeT, che coinvolge oltre 360 tra ricercatori e tecnici di 21 Paesi, si conferma dunque un fulcro internazionale di ricerca, con l’Italia in prima linea attraverso l’attività coordinata dell’Infn.
Fonti autorevoli che hanno riportato la notizia includono ANSA, Il Sole 24 Ore, e Nature Geoscience.