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La start‑up RUSSA AVANT SPACE ha ideato microsatelliti in orbita bassa equipaggiati con LASER da 150 watt capaci di proiettare TESTI, LOGHI e persino CODICI QR visibili a occhio nudo. Ogni proiezione, larga alcune centinaia di metri, dura pochi secondi ma può essere ripetuta più volte mentre il satellite percorre circa 7,5 chilometri al secondo a 370 chilometri di quota. Il consumo energetico complessivo rimane contenuto grazie a batterie ricaricate da pannelli fotovoltaici; ciò rende sostenibile, almeno sul piano tecnico, l’idea di uno “spettacolo” orbitale su richiesta.
Il caso Gagarinets e il modello di business
Il prototipo GAGARINETS, lanciato l’11 aprile 2024 dal cosmodromo di Pleseck, ha dimostrato la fattibilità dell’illuminazione orbitale. Secondo i calcoli interni divulgati da AVANT SPACE, una costellazione di 200 satelliti potrebbe generare fino a 2 MILIONI DI DOLLARI al giorno di ricavi, offrendo slot di pochi minuti a marchi globali desiderosi di un pubblico letteralmente planetario. L’azienda promette di sincronizzare le rotte in modo da coprire EUROPA, STATI UNITI, ASIA e altre regioni popolate, grazie a un software che regola la geometria della formazione in tempo reale. Una prospettiva che, ammetto, mette in luce l’inesauribile creatività del marketing ma anche una certa spregiudicatezza.
I timori degli astronomi
Non sorprende che la comunità scientifica si sia mobilitata. La ROYAL ASTRONOMICAL SOCIETY e l’AMERICAN ASTRONOMICAL SOCIETY hanno definito queste installazioni “obtrusive space advertising”, temendo che le scie luminose contaminino le lunghe esposizioni dei telescopi e falsifichino i dati sui transiti di asteroidi. Alcuni ricercatori avvertono che un singolo flash può saturare i sensori del futuro VERA C. RUBIN OBSERVATORY, compromettendo migliaia di frame. Il rischio si estende anche alla radioastronomia, perché i satelliti trasmettono telemetria in bande che potrebbero interferire con segnali cosmici debolissimi.
Etica
Negli STATI UNITI una legge federale del 2000 vieta già il rilascio di licenze per lanci con finalità di PUBBLICITÀ orbitale, ma il divieto non vincola RUSSIA o altri paesi. Alle Nazioni Unite, la Commissione per l’uso pacifico dello spazio affine sta discutendo l’ipotesi di linee guida globali, ma il processo è lento e soggetto a veti incrociati. Alcuni esperti paventano un “far west” extraterrestre, dove il primo che arriva impone il proprio modello di business e lascia agli altri il compito, spesso impossibile, di contenere i danni. Personalmente temo che, una volta aperta la porta, sarà arduo richiuderla: la tentazione di monetizzare il cielo è troppo forte in un mercato che vale miliardi.
Riflessione personale
Più rifletto, più mi accorgo di quanto PUBBLICITÀ, TECNOLOGIA e SCIENZA siano in equilibrio precario. Da divulgatore sento il richiamo di uno spettacolo che potrebbe avvicinare il grande pubblico allo SPAZIO; da amante dell’astronomia temo che ogni spot cancelli un frammento di silenzio cosmico. Sicuramente la soluzione passa per un accordo internazionale che ostacoli le proiezioni e non disturbino la RICERCA.
Ma l’esperienza insegna che le regole arrivano sempre dopo l’innovazione. In fondo, il cielo ci ricorda la nostra piccolezza; trasformarlo in un maxi‑cartellone rischia di gonfiare il nostro ego e oscurare le stelle. Sta a noi decidere se vogliamo essere spettatori di un universo di meraviglie o clienti di un infinito centro commerciale celeste. (METEOGIORNALE.IT)
