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Eruzione a Yellowstone: rischi concreti per l’agricoltura e il traffico aereo in Italia

Antonio Lombardi di Antonio Lombardi
29 Apr 2025 - 23:35
in A La notizia del giorno, A Scelta dalla Redazione, Magazine
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(METEOGIORNALE.IT)

Sicurezza aerea italiana sotto minaccia: uno scenario reale

Una supereruzione vulcanica a Yellowstone avrebbe effetti immediati e gravi sul traffico aereo globale, e l’Italia ne subirebbe l’impatto con ritardi, cancellazioni e chiusura degli aeroporti più importanti nel giro di poche ore o giorni.

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La cenere vulcanica, composta da microparticelle vetrose affilate, è in grado di danneggiare i motori a reazione, fondendosi all’interno delle turbine a temperature superiori ai 1.000 °C, causando spegnimenti improvvisi dei motori e perdita di potenza. Già nel 1982, un Boeing 747 della British Airways volò inconsapevolmente dentro una nube vulcanica prodotta dal Monte Galunggung in Indonesia: tutti e quattro i motori si spensero in volo, prima di essere riaccesi miracolosamente una volta usciti dalla nube.

 

Il modello simulativo pubblicato da Alan Robock, climatologo della Rutgers University, prevede che una supereruzione VEI 8 genererebbe una colonna eruttiva di oltre 40 chilometri d’altezza, iniettando miliardi di tonnellate di ceneri fino alla stratosfera, dove le correnti a getto trasporterebbero il particolato verso l’Europa nel giro di pochi giorni.

La rete aeroportuale italiana — da Fiumicino a Malpensa, da Orio al Serio fino a Capodichino — sarebbe soggetta a blocchi temporanei o permanenti. Le autorità come ENAV e ENAC si troverebbero costrette a sospendere i voli per precauzione, come avvenne nel 2010 durante l’eruzione del vulcano Eyjafjallajökull, che paralizzò il traffico aereo europeo per oltre sei giorni, causando una perdita stimata di 1,7 miliardi di euro.

Secondo l’Agenzia Europea per la Sicurezza Aerea (EASA), i rischi derivanti da una nube vulcanica dipendono non solo dalla concentrazione di particelle, ma anche dalla durata dell’esposizione e altitudine del volo. In caso di eruzione Yellowstone, le traiettorie delle nubi di ceneri raggiungerebbero probabilmente l’Italia centrale e settentrionale, con particolare impatto sul corridoio ad alta densità aerea tra Milano, Roma e il centro Europa.

Fonte: EASA – Guidance on volcanic ash

 

Agricoltura italiana sotto assedio: conseguenze da “inverno vulcanico”

La seconda, ancor più drammatica conseguenza per l’Italia, riguarderebbe la produzione agricola, già sensibile ai cambiamenti climatici. Una supereruzione provocherebbe un drastico raffreddamento globale attraverso la formazione di aerosol solfatici in alta atmosfera, capaci di riflettere la luce solare e innescare un “inverno vulcanico”.

Secondo gli studi condotti dal National Center for Atmospheric Research (NCAR) e pubblicati su Nature Communications, le temperature medie globali potrebbero crollare di fino a 5 °C nei primi 2-3 anni dopo l’evento. L’Italia, situata nella fascia temperata, sarebbe particolarmente vulnerabile a:

  • Gelate primaverili ed estive, con distruzione dei germogli e delle fioriture.
  • Ritardi nei cicli di crescita delle colture come grano, mais, orzo, vite e ulivo.
  • Piogge acide causate dalla combinazione tra cenere e anidride solforosa, che altererebbero il pH del suolo, danneggiando i microrganismi fondamentali per la fertilità.
  • Siccità prolungate, alternate a precipitazioni estreme e grandinate, a causa di un’alterazione del jet stream europeo.

Stime dell’European Environment Agency (EEA) indicano che già un abbassamento medio di 2 °C durante il periodo vegetativo potrebbe causare un calo del 40% della resa agricola per il mais nella Pianura Padana. L’effetto sarebbe amplificato da condizioni di scarsa luminosità solare, compromettendo la fotosintesi e quindi la crescita di qualsiasi coltura fotosensibile.

In regioni come la Sicilia e la Calabria, la viticoltura e la produzione di agrumi potrebbero crollare per la mancanza di ore di luce e il brusco calo termico. A Nord, in Piemonte, Lombardia ed Emilia-Romagna, i caseifici legati alla produzione di foraggio e cereali per l’allevamento vedrebbero interrotta la catena produttiva, con effetti devastanti sull’intero comparto lattiero-caseario.

Fonte: Nature Communications – Supervolcano climatic aftermath

 

Crisi alimentare e instabilità economica

Le riserve alimentari nazionali, secondo dati ISTAT, garantirebbero l’autonomia dell’Italia solo per poche settimane. In caso di perdita sistemica delle colture di base, il Paese dovrebbe fare affidamento sulle importazioni, che però sarebbero compromesse dal blocco aereo e marittimo globale. Il Ministero dell’Agricoltura (MASAF) dovrebbe predisporre piani di razionamento del cibo, con priorità per ospedali, scuole e centri d’accoglienza.

Il collasso agricolo avrebbe effetti moltiplicativi su occupazione, PIL nazionale, export agroalimentare e sicurezza alimentare urbana. Le aree rurali potrebbero registrare esodi verso le città, mentre i centri urbani andrebbero incontro a fenomeni di speculazione alimentare, accaparramento e disordini sociali, in particolare nei quartieri economicamente fragili.

Fonte: EEA – Agriculture and climate change

 

Effetti persistenti nel tempo

Secondo una simulazione pubblicata su Scientific Reports dal team di Harvard University e MIT, l’effetto combinato tra riduzione di temperatura, luce solare e fertilità del suolo potrebbe durare da 5 a 15 anni. Le politiche di adattamento agricolo dovrebbero prevedere l’introduzione di sementi più resistenti, serre con luce artificiale, idroponica, e un massiccio piano statale di sussidi per evitare l’abbandono delle campagne.

La FAO ha già incluso l’eventualità di supereruzioni tra i “megashock” agricoli globali, proponendo l’adozione di strategie coordinate tra Paesi UE per costruire stock alimentari condivisi, rafforzare le reti di distribuzione alimentare e garantire la sopravvivenza delle aziende agricole.

Fonte: FAO – Global agriculture megashocks (METEOGIORNALE.IT)

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Antonio Lombardi

Antonio Lombardi

Dopo aver conseguito la laurea in Geologia presso l’Università degli Studi di Milano nel 2000, ha proseguito il suo percorso accademico con una seconda laurea in Astronomia presso l’Università "La Sapienza" di Roma, ottenuta nel 2006. L'interesse per l'astronomia lo ha portato successivamente a intraprendere un Master di specializzazione in Astronomia presso l’University of Arizona (Tucson, USA), uno dei principali centri internazionali per la ricerca astrofisica. In ambito professionale, si occupa anche di insegnamento, sia in contesti scolastici che in corsi e laboratori rivolti al pubblico generale, con un forte focus sull’approccio interdisciplinare tra geologia, astronomia e scienze ambientali.

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