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L’Anticiclone Russo-Siberiano, colloquialmente soprannominato ‘Orso Russo’, sta emergendo come una delle principali forze meteo dell’Inverno 2025.

 

Questo sistema barico, caratterizzato da valori di pressione atmosferica prossimi ai 1054 hPa, si forma sulle vaste distese siberiane tra Russia, Mongolia e Cina, dove le temperature hanno già raggiunto i -45°C con picchi previsti fino a -50°C nelle prossime settimane.

 

La sua genesi è legata al raffreddamento radiativo, un processo in cui il suolo innevato disperde rapidamente calore nello spazio, amplificato dall’effetto albedo del manto nevoso che riflette fino al 90% della radiazione solare.

 

Contrariamente agli anticicloni dinamici, questo fenomeno termico si sviluppa per l’accumulo di aria freddissima e densa negli strati atmosferici inferiori, che comprimendo l’atmosfera genera un’alta pressione stazionaria.

 

Le condizioni attuali mostrano un nucleo gelido particolarmente intenso, con temperature di -53°C registrate nelle Isole Sakhalin e bufere di neve che stanno paralizzando vaste aree della Siberia orientale.

 

L’evoluzione più significativa riguarda la possibile espansione verso ovest di questa massa d’aria artica. Alcuni tra i principali modelli meteorologici indicano che tra il 10 e il 20 febbraio potrebbe verificarsi uno split del Vortice Polare, evento che faciliterebbe la discesa di aria siberiana verso l’Europa orientale.

 

In questo scenario, l’anticiclone agirebbe come una pompa fredda, dirigendo correnti gelide verso i Balcani e l’Italia attraverso venti di bora e grecale.

 

Per l’Italia, le conseguenze potrebbero manifestarsi dopo la metà di febbraio con un calo termico drastico e nevicate a bassa quota, particolarmente al Centro-Nord. L’interazione tra l’aria continentale fredda e l’umidità mediterranea potrebbe innescare ciclogenesi sul Tirreno, portando a precipitazioni intense e possibili eventi estremi simili alle storiche ondate del 1956 o 1985.

 

Tuttavia, la complessità delle dinamiche atmosferiche – influenzate da fattori come l’Oscillazione Nord-Atlantica (NAO) e il pattern est-atlantico (EA)rende ancora incerta l’evoluzione finale.

 

Mentre l’Europa orientale potrebbe sperimentare temperature fino a -20°C in pianura, per l’Italia resta cruciale monitorare l’eventuale formazione di blocchi anticiclonici sugli Urali, che determinerebbero la traiettoria precisa del freddo.

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