
Questo fenomeno, caratterizzato da un incremento termico di 40-50°C in pochi giorni a 15-50 km di altitudine sopra l’Artico, potrebbe innescare una dislocazione o rottura (split) della struttura compatta del vortice polare, aprendo la strada a irruzioni d’aria artica verso l’Europa meridionale.
Il meccanismo prevede un trasferimento d’energia dalla stratosfera alla troposfera nell’arco di 10-15 giorni, con effetti attesi a partire dal 10-15 febbraio.
La frammentazione del Vortice Polare in 2-3 lobi depressionari potrebbe dirigere masse d’aria gelida (-15°C a 850 hPa) verso il Mediterraneo, interagendo con l’umidità dei mari relativamente miti e innescando nevicate fino in pianura, particolarmente probabili in Val Padana e lungo l’Adriatico.
Le proiezioni indicano temperature 5-8°C sotto le medie stagionali al Nord, con punte minime fino a -10°C in Pianura Padana durante le ore notturne. Il Centro-Sud potrebbe sperimentare un maggior contrasto termico, con possibili temporali di neve e grandine legati all’instabilità tra aria fredda e superfici marine più calde (+1-2°C rispetto alla norma).
L’eventuale formazione di un anticiclone russo-siberiano (1065 hPa) amplificherebbe l’afflusso di aria continentale gelida, prolungando le condizioni di freddo intenso per 7-10 giorni consecutivi. Tuttavia, l’evoluzione precisa rimane incerta: i modelli GFS ed ECMWF divergono sull’intensità dell’irruzione, con una forbice stimata di ±3°C sulle temperature minime attese.
Storicamente, eventi analoghi come lo stratwarming del 1985 hanno portato in Italia 50-70 cm di neve in pianura e gelo persistente, ma solo il 30% degli stratwarming major si traduce in impatti significativi sul Mediterraneo.
La North Atlantic Oscillation (NAO) negativa e la posizione del jet stream giocheranno un ruolo decisivo nel determinare l’effettiva traiettoria delle masse d’aria fredda.
Mentre il Nord appare più esposto a nevicate a bassa quota già nella prima decade, il Centro-Sud potrebbe attendere il 12-18 febbraio per l’arrivo di perturbazioni più organizzate, con accumuli nevosi sugli Appennini sopra i 1.000 metri.
L’incertezza modellistica richiede monitoraggio costante, ma i segnali concordano su un cambio di pattern climatico verso condizioni meteo invernali più marcate rispetto al primo mese del 2025.