
(METEOGIORNALE.IT) I modelli fisico-matematici indicano un’imminente trasformazione della circolazione atmosferica a partire dal 7 febbraio, quando un ponte anticiclonico tra l’anticiclone delle Azzorre e quello posizionato sulla Russia nordorientale devierà il flusso atlantico, aprendo così la strada a correnti gelide di origine continentale.
L’intensità dell’irruzione fredda sarà determinata da una combinazione di fattori atmosferici che sembrano convergere verso un episodio di grande rilevanza. In una prima fase, un nucleo di aria molto fredda in movimento retrogrado dall’Europa orientale raggiungerà l’Italia tra il 7 e l’8 febbraio, facendo precipitare le temperature, con valori previsti fino a -12°C a 1.500 metri sulle regioni settentrionali e fino a -8°C sul Centro.
Successivamente, la possibilità di un indebolimento del vortice polare attorno alla metà del mese potrebbe favorire una discesa ulteriore di aria artico-siberiana attraverso i Balcani, intensificando il freddo e aumentando il rischio di nevicate anche su zone a bassa quota.
Gli effetti più marcati sembrano destinati a concentrarsi sul Nord Italia, con particolare attenzione alla Pianura Padana occidentale, dove il Piemonte e l’Emilia occidentale potrebbero sperimentare accumuli nevosi significativi, fino a 35 cm in alcune zone della Val Padana.
Sul settore alpino centro-orientale le temperature minime potrebbero scendere fino a -15°C a quota 1.000 metri, mentre nell’Appennino centrale, tra Toscana, Umbria e Marche, la neve potrebbe cadere fino a 600 metri di altitudine.
Questo scenario richiama alla memoria alcuni dei più intensi episodi di freddo che hanno colpito l’Italia in passato. L’ondata tardiva del febbraio 2018, caratterizzata da temperature fino a -10°C in pianura e nevicate straordinarie fino a Roma e Napoli, presenta alcune similitudini con quanto atteso nelle prossime settimane.
Ancora più rilevante il confronto con il febbraio 2012, quando isoterme fino a -15°C a 1.500 metri provocarono nevicate eccezionali nel Sud Italia, mentre il riferimento storico più significativo rimane quello del febbraio 1985, con temperature record di -21.8°C a Torino e -17.5°C a Venezia, accompagnate da nevicate straordinarie in molte zone del Paese.
Nonostante il modello GFS mostri un’elevata coerenza nel delineare la traiettoria orientale dell’aria fredda, restano alcune incertezze legate all’intensità dell’anticiclone russo-siberiano e alla sua interazione con l’aria umida mediterranea. Inoltre, l’eventuale persistenza di correnti atlantiche residue potrebbe influenzare la dinamica dell’evento, attenuandone l’impatto.
Le possibili conseguenze di questa irruzione siberiana potrebbero essere significative in diversi settori. Il periodo critico per questa ondata di freddo si collocherebbe tra il 7 e il 14 febbraio, con una possibile estensione verso il Centro Italia nel caso in cui una depressione tirrenica dovesse approfondirsi ulteriormente.
Le prime avvisaglie sarebbero percepite con un sensibile calo delle temperature minime, che potrebbero scendere fino a -5°/-10°C in pianura, ma il momento chiave potrebbe arrivare attorno al 12-13 febbraio, quando il temuto Buran potrebbe irrompere sulla Penisola.
Secondo le attuali proiezioni, in quel periodo le isoterme a 850 hPa potrebbero raggiungere valori fino a -12°C sul Nord Italia, un dato che, se confermato, segnerebbe uno degli episodi più intensi dell’ultimo decennio.
L’evoluzione delle prossime settimane sarà quindi determinante per stabilire con certezza l’entità e la durata di questo evento gelido, che potrebbe riportare l’Italia in un contesto meteo di pieno inverno con caratteristiche eccezionali. (METEOGIORNALE.IT)
