La sua formazione richiede una combinazione unica di fattori barici e dinamiche di trasporto dโaria, resa ancor piรน rara dal contesto del riscaldamento globale.
Lโingresso del Buran nel Mediterraneo รจ legato alla formazione di un ponte barico tra lโanticiclone delle Azzorre e quello russo-siberiano, noto come “ponte di Wejkoff“.
Questo schema si verifica quando lโalta pressione atlantica si estende verso la Scandinavia, saldandosi con lโanticiclone termico russo, creando un corridoio che canalizza lโaria artico-continentale (โ50ยฐC allโorigine) verso lโEuropa meridionale. Contemporaneamente, una bassa pressione mediterranea agisce da richiamo, accelerando il flusso retrogrado delle correnti gelide attraverso i Balcani e lโAdriatico.
Il viaggio di queste masse dโaria โ lungo circa 4.000 km โ dura tipicamente 5-7 giorni, durante i quali mantengono temperature fino a โ20ยฐC a 1.500 metri di quota. La sopravvivenza del gelo durante il transito dipende da venti nordorientali sostenuti (50-70 km/h), che evitano il ristagno e il conseguente riscaldamento adiabatico.
Al raggiungimento della Penisola, il Buran si manifesta come Bora rinforzata, con raffiche che innescano crolli termici repentini (10-15ยฐC in 24 ore) e fenomeni di blizzard lungo le coste.
Localmente, lโefficacia dellโirruzione si misura attraverso tre parametri chiave: cieli sereni per la dispersione radiativa del calore, venti moderati/forti da NE per prevenire inversioni termiche, e umiditร residua sufficiente a generare nevicate diffuse.
Le aree piรน esposte includono il Nord-Est italiano (Veneto, Friuli-Venezia Giulia) e il versante adriatico centrale (Marche, Abruzzo), dove si registrano accumuli storici come i 90 cm di neve a Milano nel 1985 o i โ23ยฐC in Pianura Padana nello stesso episodio.
Eventi emblematici come quelli del febbraio 1956 (โ14ยฐC a Roma), gennaio 1985 e febbraio 2012 (neve fino in Sicilia) dimostrano la potenza distruttiva di queste configurazioni. Tuttavia, dallโinizio del XXI secolo si osserva una drastica riduzione della frequenza, con solo quattro episodi significativi registrati (2005, 2012, 2018, 2023), tutti di durata limitata (3-7 giorni).
Il riscaldamento globale incide su due fronti: da un lato riduce lโintensitร dellโanticiclone russo-siberiano, fondamentale per generare il freddo “pellicolare”; dallโaltro altera le correnti a getto, rendendo meno probabile la persistenza del ponte di Wejkoff.
Le proiezioni climatiche indicano unโulteriore diminuzione del 60% nella probabilitร di tali eventi entro il 2050, pur non escludendo completamente episodi localizzati.
Lโultima manifestazione degna di nota risale al febbraio 2023, quando unโondata di Buran ha portato โ20ยฐC in Val Padana e imbiancato le coste adriatiche con fiocchi fini tipici delle tormente siberiane.
Tuttavia, le analisi meteorologiche attuali non evidenziano condizioni favorevoli per un ritorno nel breve termine, confermando la crescente eccezionalitร di questi fenomeni nel contesto meteo climatico contemporaneo.