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      Meteo, BURAN: il Gelo che ha sepolto Roma nel ’56 ci riprova

      Federico Russo
      Federico Russo
      Pubblicato: 02/02/2025
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      4 Min Lettura
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      Il Buran, vento gelido originario delle steppe siberiane, rappresenta un fenomeno meteo estremo che raggiunge lโ€™Italia solo in circostanze atmosferiche eccezionali e altamente specifiche.

       

      La sua formazione richiede una combinazione unica di fattori barici e dinamiche di trasporto dโ€™aria, resa ancor piรน rara dal contesto del riscaldamento globale.

       

      Lโ€™ingresso del Buran nel Mediterraneo รจ legato alla formazione di un ponte barico tra lโ€™anticiclone delle Azzorre e quello russo-siberiano, noto come “ponte di Wejkoff“.

       

      Questo schema si verifica quando lโ€™alta pressione atlantica si estende verso la Scandinavia, saldandosi con lโ€™anticiclone termico russo, creando un corridoio che canalizza lโ€™aria artico-continentale (โ€“50ยฐC allโ€™origine) verso lโ€™Europa meridionale. Contemporaneamente, una bassa pressione mediterranea agisce da richiamo, accelerando il flusso retrogrado delle correnti gelide attraverso i Balcani e lโ€™Adriatico.

       

      Il viaggio di queste masse dโ€™aria โ€“ lungo circa 4.000 km โ€“ dura tipicamente 5-7 giorni, durante i quali mantengono temperature fino a โ€“20ยฐC a 1.500 metri di quota. La sopravvivenza del gelo durante il transito dipende da venti nordorientali sostenuti (50-70 km/h), che evitano il ristagno e il conseguente riscaldamento adiabatico.

       

      Al raggiungimento della Penisola, il Buran si manifesta come Bora rinforzata, con raffiche che innescano crolli termici repentini (10-15ยฐC in 24 ore) e fenomeni di blizzard lungo le coste.

       

      Localmente, lโ€™efficacia dellโ€™irruzione si misura attraverso tre parametri chiave: cieli sereni per la dispersione radiativa del calore, venti moderati/forti da NE per prevenire inversioni termiche, e umiditร  residua sufficiente a generare nevicate diffuse.

       

      Le aree piรน esposte includono il Nord-Est italiano (Veneto, Friuli-Venezia Giulia) e il versante adriatico centrale (Marche, Abruzzo), dove si registrano accumuli storici come i 90 cm di neve a Milano nel 1985 o i โ€“23ยฐC in Pianura Padana nello stesso episodio.

       

      Eventi emblematici come quelli del febbraio 1956 (โ€“14ยฐC a Roma), gennaio 1985 e febbraio 2012 (neve fino in Sicilia) dimostrano la potenza distruttiva di queste configurazioni. Tuttavia, dallโ€™inizio del XXI secolo si osserva una drastica riduzione della frequenza, con solo quattro episodi significativi registrati (2005, 2012, 2018, 2023), tutti di durata limitata (3-7 giorni).

       

      Il riscaldamento globale incide su due fronti: da un lato riduce lโ€™intensitร  dellโ€™anticiclone russo-siberiano, fondamentale per generare il freddo “pellicolare”; dallโ€™altro altera le correnti a getto, rendendo meno probabile la persistenza del ponte di Wejkoff.

       

      Le proiezioni climatiche indicano unโ€™ulteriore diminuzione del 60% nella probabilitร  di tali eventi entro il 2050, pur non escludendo completamente episodi localizzati.

       

      Lโ€™ultima manifestazione degna di nota risale al febbraio 2023, quando unโ€™ondata di Buran ha portato โ€“20ยฐC in Val Padana e imbiancato le coste adriatiche con fiocchi fini tipici delle tormente siberiane.

       

      Tuttavia, le analisi meteorologiche attuali non evidenziano condizioni favorevoli per un ritorno nel breve termine, confermando la crescente eccezionalitร  di questi fenomeni nel contesto meteo climatico contemporaneo.

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