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Il termine brain rot è la parola dell’anno 2024: ma di cosa si tratta?

Maria Trevisan di Maria Trevisan
04 Dic 2024 - 09:26
in Magazine
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(METEOGIORNALE.IT) Il termine “brain rot” è stato ufficialmente designato come Parola dell’Anno 2024 dall’Oxford Dictionary nel Regno Unito, sottolineando un fenomeno culturale sempre più diffuso legato all’impatto del digitale sulla società moderna. Tradotto letteralmente come “marciume cerebrale“, questa espressione rappresenta il presunto deterioramento dello stato mentale o intellettuale di una persona, spesso associato all’eccessivo consumo di contenuti online ritenuti banali o poco stimolanti. Tale concetto descrive una condizione in cui l’immersione in video brevi, meme superficiali e stimoli digitali costanti provoca una sorta di torpore mentale, combinato però con un senso di dipendenza dagli stimoli continui.

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L’adozione di “brain rot” come parola rappresentativa del 2024 è il risultato di un processo partecipativo che ha coinvolto 37.000 votanti, con un aumento nell’uso del termine del 230% rispetto al biennio precedente. Questa crescita è stata particolarmente evidente tra i membri della Generazione Z e della Generazione Alpha, che hanno portato alla ribalta l’espressione sui social media. Secondo Casper Grathwohl, Presidente di Oxford Languages, il termine riflette una consapevolezza collettiva – e ironica – dei danni potenziali legati all’uso eccessivo delle piattaforme digitali, diventando un simbolo di come i giovani percepiscono i cambiamenti mentali indotti dalla tecnologia.

 

Nel panorama delle parole dell’anno selezionate da Oxford negli ultimi due decenni, si nota una tendenza ricorrente: molte di queste parole riflettono le trasformazioni indotte dalla tecnologia e dal digitale sulla vita quotidiana. Espressioni come “selfie”, “vape” o “climate emergency” evidenziano preoccupazioni globali o cambiamenti culturali significativi. L’inclusione di “brain rot” nel 2024 segna un passo ulteriore nella riflessione su come il mondo digitale stia alterando il linguaggio, i comportamenti e persino la percezione di sé.

 

Parallelamente, la parola dell’anno selezionata dal Macquarie Dictionary in Australia, “enshittification”, affronta un’altra sfumatura dell’era digitale. Questo neologismo descrive il progressivo deterioramento di un prodotto o servizio a causa della sovra-ottimizzazione per il profitto, con una particolare applicazione alle piattaforme online. Mentre “brain rot” si concentra sull’impatto personale e cognitivo del digitale, “enshittification” mette in evidenza i cambiamenti strutturali delle piattaforme che influenzano negativamente la qualità dei servizi offerti.

 

Nonostante la sua associazione contemporanea con la cultura internet, il termine “brain rot” non è nuovo. La sua prima apparizione risale al 1854 nell’opera “Walden” di Henry David Thoreau, dove veniva utilizzato per criticare l’incapacità della società di apprezzare idee complesse. Questo uso storico evidenzia come il concetto di deterioramento mentale legato a stimoli superficiali sia una preoccupazione ricorrente nella storia culturale, ora riadattata al contesto della modernità digitale. (METEOGIORNALE.IT)

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