
(METEOGIORNALE.IT) Questo fenomeno, raro per la sua intensità, si verificò a partire dal 26 dicembre, colpendo inizialmente le regioni del Centro-Nord per poi estendersi rapidamente al resto del paese.
La giornata di Santo Stefano segnò l’inizio dell’incursione artica, con temperature che crollarono sotto lo zero anche in pianura. Tra il 26 e il 28 dicembre, il freddo siberiano si diffuse fino alle regioni meridionali, avvolgendo l’intera penisola in un manto di gelo. Questa situazione creò le condizioni ideali per fenomeni atmosferici estremi, come abbondanti nevicate e temperature rigidissime.
In particolare, le nevicate si intensificarono tra il 28 e il 29 dicembre, interessando soprattutto l’Italia centrale tirrenica. La neve raggiunse zone solitamente risparmiate da eventi di questa portata, come Roma Nord e la città di Arezzo.
Tra le regioni più colpite, l’Umbria registrò accumuli nevosi eccezionali, mentre in Toscana il manto bianco si estese dalle aree costiere fino alle zone collinari centrali e meridionali. Nelle regioni adriatiche, in particolare, si raggiunsero livelli record: in alcune aree collinari il manto nevoso superò il metro di altezza.
L’ondata di freddo raggiunse il suo culmine tra il 28 e il 29 dicembre, causando disagi diffusi ma anche creando paesaggi straordinari che restano impressi nella memoria collettiva. Tuttavia, il gelo persistette solo per pochi giorni.
A partire dal 31 dicembre, si registrò un graduale rialzo delle temperature, che portarono piogge abbondanti e un netto miglioramento delle condizioni meteorologiche. Con l’arrivo del nuovo anno, il 1° gennaio 1997, si decretò ufficialmente la fine di questa storica ondata di gelo.
L’episodio del Buran del dicembre 1996 rimane uno degli eventi più significativi nella recente storia meteorologica italiana. La sua portata e i suoi effetti straordinari lo rendono un caso di studio per comprendere meglio le dinamiche di queste irruzioni di aria artica e il loro impatto sul clima mediterraneo. (METEOGIORNALE.IT)
