Come i segnali delle pulsar svelano i misteri delle onde gravitazionali

Come i segnali delle pulsar svelano i misteri delle onde gravitazionali

Gli scienziati dell’ Istituto SETI hanno utilizzato i dati raccolti dal defunto telescopio radio Arecibo per analizzare i segnali di 23 pulsar , di cui sei mai studiati prima. Le pulsar, dense stelle di neutroni che emettono fasci di radiazioni durante la loro rotazione, offrono una chiave unica per esplorare il mezzo interstellare composto da gas e polvere.

Sotto la guida di Sofia Sheikh , il team si è concentrato sulle distorsioni causate dalla scintillazione interstellare diffrattiva (DISS), un fenomeno che altera le onde radio simile agli effetti delle onde luminose che attraversano l’acqua. Nel contesto del mezzo interstellare, particelle cariche modificano i segnali radio emessi dalle pulsar, producendo effetti che possono essere rilevati dai telescopi sulla Terra.

Questa analisi ha evidenziato come il tragitto dei segnali delle pulsar venga influenzato dalle strutture del mezzo interstellare, offrendo preziose informazioni sulla distribuzione di gas e polveri nella nostra galassia.

Le osservazioni hanno rivelato che le larghezze di banda dei segnali delle pulsar superano le previsioni fornite dai modelli esistenti. Questo risultato indica che i modelli strutturali attuali della Via Lattea devono essere aggiornati per includere dettagli più precisi sulle braccia a spirale della galassia. Questi dati forniscono un nuovo punto di vista sul mezzo interstellare e sulle sue proprietà fisiche, contribuendo a una comprensione più accurata delle dinamiche galattiche.

Nonostante il collasso del telescopio Arecibo , avvenuto il 1 dicembre 2020 a causa della rottura dei cavi che sostenevano la struttura, il suo archivio dati si conferma una risorsa indispensabile. Le informazioni raccolte continuano a essere utilizzate per avanzare nella ricerca scientifica, dimostrando l’importanza di preservare e analizzare i dati accumulati nel tempo.

Questi risultati, pubblicati il 26 novembre su The Astrophysical Journal , aprono nuove prospettive per lo studio delle onde gravitazionali e del mezzo interstellare, sottolineando come strumenti storici possano ancora influenzare la scienza moderna.