Una volta Marte era abitabile? Nuove scoperte sfidano le teorie precedenti

Una volta Marte era abitabile? Nuove scoperte sfidano le teorie precedenti

Gli ultimi studi condotti da un team di scienziati planetari dell’ Università di Harvard , guidato da Sarah Steele , hanno portato a una rivalutazione della durata del campo magnetico di Marte . Contrariamente alle stime precedenti, che ipotizzavano una scomparsa del campo magnetico oltre 4,1 miliardi di anni fa, durante la formazione di grandi bacini d’impatto, i nuovi dati suggeriscono che il campo magnetico di Marte sia rimasto attivo fino a circa 3,9 miliardi di anni fa. Questa prolungata esistenza del campo magnetico è significativa, poiché si sovrappone al periodo in cui vi era la presenza di acqua liquida sulla superficie del pianeta.

Il campo magnetico planetario è generato dall’ effetto geodinamo , un fenomeno dovuto alla differenza di stato tra il nucleo interno solido e il nucleo esterno fuso di un pianeta. Sul nostro pianeta, il raffreddamento e la solidificazione del nucleo interno generano correnti convettive nel nucleo esterno fuso, capaci di produrre e sostenere un campo magnetico. Su Marte, invece, la massa ridotta rispetto alla Terra ha determinato un rapido raffreddamento del geodinamo , arrestando così le correnti convettive e causando la cessazione del campo magnetico.

Il team di Harvard ha condotto analisi computerizzate di sezioni della nota meteorite marziana Allan Hills 84001 , rinvenendo tracce di inversioni dei poli magnetici registrate dai minerali ferromagnetici della meteorite. Le inversioni dei poli magnetici, fenomeno che si verifica anche sulla Terra, avvengono periodicamente e comportano uno scambio di posizione tra i poli nord e sud. Durante questi periodi, i minerali ferromagnetici non riescono a orientarsi in modo definito, suggerendo una temporanea debolezza o assenza del campo magnetico.

Questa estensione temporale del campo magnetico marziano ha notevoli implicazioni per la storia ambientale di Marte. Con un campo magnetico ancora attivo, la superficie del pianeta avrebbe beneficiato di una protezione dalle radiazioni cosmiche e dal vento solare , che è responsabile dell’erosione atmosferica. Tale schermatura avrebbe potuto contribuire a conservare l’acqua sulla superficie e creare un ambiente più favorevole per l’eventuale sviluppo di forme di vita primitive in ambienti acquatici.

Inoltre, questa nuova cronologia ha implicazioni importanti per la comprensione della perdita atmosferica su Marte, fenomeno che viene attualmente studiato dalla missione MAVEN (Mars Atmosphere and Volatile EvolutioN) della NASA. Se il campo magnetico di Marte ha cessato di esistere più tardi rispetto a quanto si pensasse, anche l’inizio della perdita atmosferica deve essere stato ritardato nel tempo.

Queste rivelazioni, pubblicate ad agosto su Nature Communications , stanno animando il dibattito scientifico riguardo alle condizioni ambientali primordiali su Marte e alimentano le ipotesi sull’ abitabilità passata del pianeta rosso.