
Nel profondo del Grande Buco Blu in Belize, esploratori subacquei hanno portato alla luce panorami di sorprendente bellezza naturale ma anche aspetti inquietanti. Questa vasta voragine marina, distante circa 70 chilometri dalla costa caraibica del Belize, ha un diametro di 318 metri e si immerge fino a una profondità di 124 metri, qualificandolo come uno dei più imponenti sinkhole marini al mondo.
Il Grande Buco Blu si formò durante il Quaternario, quando i livelli marini erano molto più bassi di quelli attuali. In quel periodo, l’area ospitava una grotta calcarea formatasi all’aria aperta, che venne poi sommersa dall’innalzamento del livello del mare. Con il passare del tempo, la copertura della grotta cedette sotto la pressione dell’acqua, dando origine a una spettacolare cavità sul fondale marino.
Situato nel cuore del Sistema della Barriera Corallina del Belize, questo sito di rara bellezza fa parte dei Patrimoni dell’Umanità dell’UNESCO. Nel XIX secolo, Charles Darwin descrisse questa barriera come “la più straordinaria delle Indie Occidentali”. L’area è rinomata per la sua straordinaria biodiversità, offrendo habitat a una grande varietà di specie di coralli e a numerose specie animali, tra cui il lamantino delle Indie Occidentali, le tartarughe verdi, le tartarughe embricate, le tartarughe comuni e il coccodrillo americano. Grazie alla sua eccezionale bellezza, questo luogo attira ogni anno subacquei, turisti e scienziati affascinati dai suoi segreti sommersi.
Scendendo nelle profondità del Buco Blu, è possibile osservare stalattiti che si formarono quando l’area era ancora una grotta terrestre. Tuttavia, gli avventurieri riportano che, oltre a queste formazioni geologiche, non c’è molta vita animale presente nelle profondità di questa voragine marina.
Sul fondo del Grande Buco Blu, l’ambiente è quasi del tutto privo di ossigeno: i livelli scendono a zero oltre i 90 metri di profondità, dove si trova uno strato di solfuro di idrogeno. Questo crea una sorta di barriera, al di sotto della quale si trova un vero e proprio “cimitero” di creature marine che, scendendo troppo in profondità, non sono riuscite a risalire e sono morte per asfissia.
Nel 2018, una spedizione guidata dal miliardario britannico Richard Branson, insieme all’esploratore oceanografico Fabien Cousteau e alla National Geographic Explorer Erika Bergman, attirò notevole attenzione mediatica. La missione svelò tracce geologiche che evidenziavano il passaggio dell’area da terra emersa a fondo marino, una testimonianza evidente degli effetti dei cambiamenti climatici, come sottolineò Branson. Durante questa esplorazione, vennero inoltre rinvenuti rifiuti plastici sul fondo della voragine, simbolo della crescente minaccia dell’inquinamento plastico che affligge gli oceani a livello globale.
Un altro aspetto inquietante della spedizione fu la scoperta di resti umani. Bergman riportò che almeno tre persone sarebbero scomparse esplorando il Grande Buco Blu nel corso degli anni. La tragica conferma arrivò durante la spedizione del 2018, quando furono avvistati due scheletri umani sul fondo. Le autorità locali, informate dai membri della spedizione, hanno scelto di lasciare i resti in situ, senza organizzare alcun recupero ufficiale, in segno di rispetto.