
L’asteroide Apophis, battezzato come la divinità egizia del caos, Apep, si avvicinerà alla Terra in modo straordinario il 13 aprile 2029, passando a soli 32.000 chilometri dal nostro pianeta, una distanza inferiore a quella di alcuni satelliti artificiali. Questo corpo celeste, che misura circa 340 metri e ha una forma simile a una nocciola, non rappresenta una minaccia di distruzione globale, ma un eventuale impatto diretto potrebbe devastare intere città. Tuttavia, le analisi dettagliate effettuate nel 2021 hanno notevolmente ridotto la probabilità di un impatto.
Gli studi attuali si concentrano sugli effetti dell’incontro ravvicinato sulla superficie di Apophis. Ronald-Louis Ballouz, esperto di asteroidi presso il Johns Hopkins University Applied Physics Laboratory, ha approfondito come i fenomeni di erosione spaziale possano essere attenuati negli asteroidi che transitano vicino a pianeti come la Terra. Questo suggerisce che la forza gravitazionale planetaria potrebbe “ringiovanire” le superfici asteroidali, eliminando i segni di erosione accumulati nel tempo.
Per esplorare meglio questi meccanismi, Ballouz e un team internazionale di ricercatori hanno sviluppato modelli computazionali basati su Itokawa, un asteroide bilobato di cui si conoscono in dettaglio le caratteristiche fisiche, per simulare l’avvicinamento di Apophis alla Terra e prevedere i possibili cambiamenti fisici che si verificheranno sia su larga scala sia a livello superficiale.
Le simulazioni mostrano che Apophis sarà soggetto a due processi principali durante il passaggio del 2029: tremori superficiali e variazioni nella rotazione. Si prevede che i tremori inizino circa un’ora prima del punto di massima vicinanza e proseguano per un breve periodo dopo. Questi tremori potrebbero provocare lo spostamento o l’eiezione di materiali dalla superficie, formando nuovi schemi e modificando l’aspetto dell’asteroide, cambiamenti che potrebbero essere rilevati da future sonde spaziali.
Oltre ai tremori, l’interazione gravitazionale terrestre potrebbe alterare il movimento rotatorio di Apophis, causando instabilità nelle rocce superficiali e possibili frane in scenari estremi, specialmente in seguito a una prolungata esposizione alla gravità terrestre. Questi cambiamenti potrebbero rimanere evidenti anche per decenni, influenzando l’evoluzione di Apophis nel lungo periodo.
Queste scoperte non solo forniscono un’anticipazione di come apparirà Apophis dopo l’incontro ravvicinato del 2029, ma aprono anche nuovi orizzonti nello studio del rinnovamento delle superfici asteroidali. La possibilità che gli incontri planetari ravvicinati influenzino la morfologia e la stabilità dei corpi minori del sistema solare risponde a domande aperte da decenni su come gli asteroidi possano mantenere superfici “giovani”.
In vista di questo evento celeste, la NASA ha pianificato la missione OSIRIS-APEX, che si concentrerà su Apophis per un periodo di diciotto mesi, analizzando la composizione chimica e la topografia superficiale dell’asteroide per verificare queste ipotesi. La ricerca condotta su Apophis è stata accettata per pubblicazione su The Planetary Science Journal e attualmente è disponibile sulla piattaforma preprint arXiv.