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Home A La notizia del giorno

I primi effetti della Corrente del Golfo che rallenta si vedono

Antonio Lombardi di Antonio Lombardi
23 Nov 2024 - 15:13
in A La notizia del giorno, Ad Premiere, Cambiamento climatico
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(METEOGIORNALE.IT) La corrente oceanica atlantica vitale, nota come Circolazione Meridionale Atlantica (AMOC), sta mostrando segni di indebolimento più rapido del previsto, secondo nuovi modelli che analizzano l’impatto dell’acqua di fusione proveniente dalla calotta glaciale della Groenlandia. Questo sistema complesso di correnti, fondamentale per il trasporto di acqua calda verso il Nord Atlantico, rischia di vedere la propria forza ridotta fino a un terzo nei prossimi 15 anni, secondo gli studiosi.

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Il ruolo dell’AMOC nel sistema climatico globale

L’AMOC agisce come un nastro trasportatore oceanico, spostando acque calde dall’equatore verso il Nord Atlantico e riportando acqua fredda verso le regioni meridionali attraverso gli strati profondi dell’oceano. Questo processo influenza la distribuzione di calore sulla Terra, contribuendo a stabilizzare il clima in regioni chiave come l’Europa e le aree monsoniche dell’Asia.

Tuttavia, da decenni, i ricercatori avvertono che un eventuale collasso dell’AMOC potrebbe scatenare effetti climatici catastrofici: un raffreddamento significativo in Europa, sconvolgimenti delle piogge monsoniche in Asia, e una generale destabilizzazione del clima globale.

 

Un indebolimento accelerato: i nuovi dati

Secondo uno studio condotto da Gabriel Pontes e Laurie Menviel dell’Università del Nuovo Galles del Sud, l’apporto di acqua dolce derivante dalla fusione della calotta glaciale della Groenlandia e dell’Artico canadese ha indebolito la circolazione oceanica di circa 0,46 Sverdrup per decennio dal 1950. Uno Sverdrup equivale a un milione di metri cubi di acqua al secondo.

I modelli hanno mostrato che l’afflusso di acqua dolce interferisce con gli strati di acqua più densa al di sotto della superficie, provocando onde lente, chiamate onde di Kelvin e Rossby, che si propagano verso sud in decenni. Questo processo contribuisce a un indebolimento progressivo dell’AMOC, che i modelli climatici attuali sottovalutano, secondo i ricercatori.

Pontes ha dichiarato che le previsioni formali dell’IPCC (Gruppo Intergovernativo sul Cambiamento Climatico) devono essere aggiornate per riflettere questo indebolimento accelerato. Sebbene lo studio non possa determinare con precisione quando la corrente potrebbe arrestarsi completamente, il rischio di un’interruzione improvvisa non può essere escluso.

 

Impatti di un possibile collasso dell’AMOC

Un arresto completo dell’AMOC comporterebbe una drastica redistribuzione del calore sul pianeta. Invece di trasportare acqua calda verso il Nord Atlantico, questa sarebbe deviata verso le regioni meridionali del globo. Conseguenze dirette potrebbero includere un raffreddamento marcato in alcune regioni dell’Europa e una significativa alterazione dei regimi pluviometrici globali.

 

Divergenze tra gli studiosi

Uno studio precedente, guidato da René van Westen dell’Università di Utrecht, aveva già suggerito che l’AMOC potrebbe collassare tra il 2037 e il 2064, basandosi su modelli di salinità. Tuttavia, i risultati sono stati accolti con cautela da alcuni esperti, come Sang-Ki Lee della NOAA (National Oceanic and Atmospheric Administration). Lee sostiene che alcune assunzioni del nuovo studio, come l’inizio del processo di fusione della calotta glaciale solo dal 1960, potrebbero essere irrealistiche, influenzando la precisione delle stime sull’indebolimento storico dell’AMOC.

Al contrario, Stefan Rahmstorf dell’Istituto di Potsdam per la Ricerca sull’Impatto Climatico ha sottolineato che questo nuovo studio conferma che i modelli climatici attuali sottostimano l’indebolimento dell’AMOC causato dall’aumento dell’afflusso di acqua dolce, in gran parte derivante dalla fusione dei ghiacci della Groenlandia.

 

Scenari futuri e aggiornamenti necessari

Il rischio di superare un punto critico, dopo il quale l’AMOC potrebbe collassare, sembra più concreto di quanto indicato nelle previsioni ufficiali dell’IPCC. Se il rallentamento accelerato continuerà, è probabile che la comunità scientifica debba aggiornare i propri modelli climatici per tenere conto di questi nuovi dati e delle implicazioni per il clima globale.

 

Nature Geoscience DOI: 10.1038/s41561-024-01568-1 (METEOGIORNALE.IT)

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Antonio Lombardi

Dopo aver conseguito la laurea in Geologia presso l’Università degli Studi di Milano nel 2000, ha proseguito il suo percorso accademico con una seconda laurea in Astronomia presso l’Università "La Sapienza" di Roma, ottenuta nel 2006. L'interesse per l'astronomia lo ha portato successivamente a intraprendere un Master di specializzazione in Astronomia presso l’University of Arizona (Tucson, USA), uno dei principali centri internazionali per la ricerca astrofisica. In ambito professionale, si occupa anche di insegnamento, sia in contesti scolastici che in corsi e laboratori rivolti al pubblico generale, con un forte focus sull’approccio interdisciplinare tra geologia, astronomia e scienze ambientali.

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