La corrente oceanica atlantica vitale, nota come Circolazione Meridionale Atlantica (AMOC), sta mostrando segni di indebolimento piรน rapido del previsto, secondo nuovi modelli che analizzano lโimpatto dellโacqua di fusione proveniente dalla calotta glaciale della Groenlandia. Questo sistema complesso di correnti, fondamentale per il trasporto di acqua calda verso il Nord Atlantico, rischia di vedere la propria forza ridotta fino a un terzo nei prossimi 15 anni, secondo gli studiosi.
ย
Il ruolo dellโAMOC nel sistema climatico globale
LโAMOC agisce come un nastro trasportatore oceanico, spostando acque calde dallโequatore verso il Nord Atlantico e riportando acqua fredda verso le regioni meridionali attraverso gli strati profondi dellโoceano. Questo processo influenza la distribuzione di calore sulla Terra, contribuendo a stabilizzare il clima in regioni chiave come lโEuropa e le aree monsoniche dellโAsia.
Tuttavia, da decenni, i ricercatori avvertono che un eventuale collasso dellโAMOC potrebbe scatenare effetti climatici catastrofici: un raffreddamento significativo in Europa, sconvolgimenti delle piogge monsoniche in Asia, e una generale destabilizzazione del clima globale.
ย
Un indebolimento accelerato: i nuovi dati
Secondo uno studio condotto da Gabriel Pontes e Laurie Menviel dellโUniversitร del Nuovo Galles del Sud, lโapporto di acqua dolce derivante dalla fusione della calotta glaciale della Groenlandia e dellโArtico canadese ha indebolito la circolazione oceanica di circa 0,46 Sverdrup per decennio dal 1950. Uno Sverdrup equivale a un milione di metri cubi di acqua al secondo.
I modelli hanno mostrato che lโafflusso di acqua dolce interferisce con gli strati di acqua piรน densa al di sotto della superficie, provocando onde lente, chiamate onde di Kelvin e Rossby, che si propagano verso sud in decenni. Questo processo contribuisce a un indebolimento progressivo dellโAMOC, che i modelli climatici attuali sottovalutano, secondo i ricercatori.
Pontes ha dichiarato che le previsioni formali dellโIPCC (Gruppo Intergovernativo sul Cambiamento Climatico) devono essere aggiornate per riflettere questo indebolimento accelerato. Sebbene lo studio non possa determinare con precisione quando la corrente potrebbe arrestarsi completamente, il rischio di unโinterruzione improvvisa non puรฒ essere escluso.
ย
Impatti di un possibile collasso dellโAMOC
Un arresto completo dellโAMOC comporterebbe una drastica redistribuzione del calore sul pianeta. Invece di trasportare acqua calda verso il Nord Atlantico, questa sarebbe deviata verso le regioni meridionali del globo. Conseguenze dirette potrebbero includere un raffreddamento marcato in alcune regioni dellโEuropa e una significativa alterazione dei regimi pluviometrici globali.
ย
Divergenze tra gli studiosi
Uno studio precedente, guidato da Renรฉ van Westen dellโUniversitร di Utrecht, aveva giร suggerito che lโAMOC potrebbe collassare tra il 2037 e il 2064, basandosi su modelli di salinitร . Tuttavia, i risultati sono stati accolti con cautela da alcuni esperti, come Sang-Ki Lee della NOAA (National Oceanic and Atmospheric Administration). Lee sostiene che alcune assunzioni del nuovo studio, come lโinizio del processo di fusione della calotta glaciale solo dal 1960, potrebbero essere irrealistiche, influenzando la precisione delle stime sullโindebolimento storico dellโAMOC.
Al contrario, Stefan Rahmstorf dellโIstituto di Potsdam per la Ricerca sullโImpatto Climatico ha sottolineato che questo nuovo studio conferma che i modelli climatici attuali sottostimano lโindebolimento dellโAMOC causato dallโaumento dellโafflusso di acqua dolce, in gran parte derivante dalla fusione dei ghiacci della Groenlandia.
ย
Scenari futuri e aggiornamenti necessari
Il rischio di superare un punto critico, dopo il quale lโAMOC potrebbe collassare, sembra piรน concreto di quanto indicato nelle previsioni ufficiali dellโIPCC. Se il rallentamento accelerato continuerร , รจ probabile che la comunitร scientifica debba aggiornare i propri modelli climatici per tenere conto di questi nuovi dati e delle implicazioni per il clima globale.
ย
Nature Geoscienceย DOI: 10.1038/s41561-024-01568-1
