
Un gruppo di ricerca dell’Università di Lund, sotto la guida di Greer Jarrett e del professor Peter Jordan, ha deciso di ricostruire le antiche navi vichinghe per esplorare le rotte commerciali e di caccia che i norreni della Groenlandia avrebbero utilizzato, cercando di chiarire le capacità marinare di queste popolazioni e svelare i misteri legati alle loro spedizioni.
Anche se si sa che Cristoforo Colombo non fu il primo europeo a raggiungere il Nuovo Mondo, poiché i vichinghi giunsero a Terranova circa 1000 anni fa, molti aspetti della loro presenza e delle loro attività restano ancora poco chiari. Uno dei passi avanti più significativi nella comprensione delle rotte commerciali norrene è stato fatto grazie all’analisi del DNA di oltre 30 manufatti in avorio di tricheco, che ha permesso di tracciare l’origine geografica di questi oggetti. La scoperta ha rivelato che il commercio di avorio proveniva da aree remote dell’Artico, all’interno del Circolo Polare Artico, molto più a nord rispetto ai tradizionali insediamenti norreni nel sud-ovest della Groenlandia.
Questa scoperta ha sorpreso gli studiosi, che inizialmente pensavano che i norreni cacciassero i trichechi nelle vicinanze dei loro villaggi. Tuttavia, si è fatto luce su un quadro più complesso, che vedeva i norreni impegnati in un intenso commercio nelle remote regioni artiche e coinvolti in contatti con popolazioni Inuit, come i Tuniit e i Thule. Questi incontri tra culture completamente diverse avvenivano in un contesto di dure condizioni climatiche e ambientali.
I norreni della Groenlandia avevano tratti somatici europei, spesso con barba, indossavano abiti in lana e viaggiavano su imbarcazioni robuste costruite con assi di legno. Per cacciare i trichechi, utilizzavano lance con punte di ferro. Dall’altro lato, gli Inuit che incontravano lungo queste rotte avevano caratteristiche più asiatiche, vestivano abiti specializzati per resistere al freddo estremo e cacciavano i trichechi con tecniche avanzate. Utilizzavano arponi lanciati da kayak e umiac costruiti con pelli di animali montate su una struttura di legno, ideali per le acque aperte dell’Artico.
Le ricerche suggeriscono che l’aumento della domanda europea di avorio e le difficili condizioni ambientali, che spingevano le popolazioni di trichechi sempre più a nord, potrebbero aver portato i norreni a passare da una caccia diretta a una forma di commercio con le popolazioni Inuit.
Per confermare queste ipotesi, il team di ricerca ha ripercorso le antiche rotte di caccia e commercio, navigando verso nord a bordo di imbarcazioni ricostruite secondo i modelli norvegesi. Lo scopo era verificare quale scenario fosse più probabile: uno scambio culturale pacifico con gli Inuit o una competizione diretta per il controllo delle risorse artiche, come la caccia ai trichechi.
Queste scoperte offrono nuovi spunti sull’adattabilità dei norreni e sulle complesse dinamiche tra popolazioni diverse nelle remote terre dell’Artico, sollevando interrogativi affascinanti sulle interazioni tra culture in uno dei luoghi più ostili del pianeta.