
Circa 5400-4900 anni fa, nell’attuale Marocco, esisteva una città chiamata Oued Beht, considerata la più grande dell’Africa fuori dal bacino del Nilo durante quell’epoca. Questa straordinaria scoperta è stata realizzata da un team di ricercatori guidato dal Professor Cyprian Broodbank dell’Università di Cambridge, in collaborazione con istituzioni marocchine ed europee. Secondo la ricerca, Oued Beht era paragonabile in grandezza a Troia nel suo apice durante l’età del bronzo.
Situata a circa 100 chilometri a monte di Rabat, vicino al fiume omonimo, la città, nonostante fosse isolata dall’accesso diretto al Mediterraneo a causa delle montagne dell’Atlante, sembra aver mantenuto intensi scambi commerciali e culturali attraverso lo Stretto di Gibilterra con la penisola iberica. Tra gli oggetti ritrovati figurano asce in pietra e resti di mura dello stesso materiale, scoperti inizialmente negli anni ’30 del Novecento, ai quali si sono aggiunte oltre mille asce in successive indagini.
Le recenti ricerche archeologiche hanno rivelato ceramica decorata e strumenti in pietra senza eguali in Africa al di fuori della Valle del Nilo. Sono emerse prove di domesticazione di capre, pecore, bovini e suini, indicando una società agricola avanzata. Sebbene non siano stati trovati strumenti specifici per la raccolta dei cereali, la presenza di grandi macinatoi suggerisce una produzione significativa di cibo, probabilmente gestita manualmente.
Gli scavi hanno inoltre portato alla luce fosse simili a quelle rinvenute nella moderna Spagna, probabilmente utilizzate per lo stoccaggio alimentare o come discariche. Questa connessione è rafforzata dalla scoperta di materiali come avorio e uova di struzzo africani nella penisola iberica, evidenziando il commercio attraverso il Mediterraneo, con scambi che includevano prodotti non disponibili localmente.
La cultura materiale di Oued Beht si è sviluppata intensamente per circa 500 anni, con un uso meno evidente prima e dopo questo periodo. Ciò evidenzia l’importanza della città non solo come centro agricolo, ma anche come punto focale nelle dinamiche sociali, culturali ed economiche tra le comunità africane ed europee nel IV e III millennio a.C., contribuendo alla formazione delle società mediterranee.
Queste scoperte, pubblicate nella rivista Antiquity, sottolineano il ruolo cruciale che gli scambi transmediterranei hanno avuto nel plasmare le antiche civiltà sulle due sponde del Mediterraneo e dell’Atlantico.