Venere potrebbe sostenere la vita: nuove prove lo suggeriscono

Venere potrebbe sostenere la vita: nuove prove lo suggeriscono

Recenti indagini preliminari hanno rivelato la presenza di fosfina e ammoniaca nell’atmosfera di Venere, intensificando il mistero riguardo alla loro origine. Queste scoperte pongono seri interrogativi sulla possibile fonte biologica di tali gas sul pianeta. Venere, con le sue temperature superficiali estreme capaci di fondere il piombo e una pressione superficiale elevata, sembra un luogo improbabile per ospitare vita. Tuttavia, l’esistenza di fosfina e ammoniaca suggerisce che se forme di vita esistessero su Venere, si troverebbero ben al di sopra della superficie del pianeta.

Le nuove rilevazioni sono state effettuate da un team guidato da Jane Greaves dell’ Università di Cardiff attraverso l’utilizzo dei dati a lunghezza d’onda submillimetrica raccolti dal Telescopio James Clerk Maxwell ( JCMT ) alle Hawaii e dal Telescopio Green Bank in Virginia Occidentale.

Dave Clements, membro del team e astrofisico all’Imperial College di Londra, ha espresso incertezze sulla formazione della fosfina o dell’ammoniaca in un’atmosfera ossidante come quella venusiana. Ha sottolineato che anche su Terra non è chiaro perché i batteri producano fosfina.

Il JCMT ha identificato la fosfina su Venere nel 2020 grazie a Greaves e al suo gruppo; tuttavia questa scoperta ha generato notevoli controversie legate al trattamento dei dati che avrebbero potuto generare segnali erronei. Clements ha dichiarato che queste divergenze tecniche sono state risolte con l’introduzione del nuovo rivelatore Nāmakanui (“Grandi Occhi” in hawaiano) sul JCMT, migliorando significativamente la qualità dei dati raccolti durante tre campagne osservative.

Nāmakanui comprende tre diversi ricevitori operanti a frequenze distinte; uno specificamente progettato per rilevare la fosfina oltre ad altri composti come il biossido di zolfo e l’”acqua semi-pesante” (HDO). Queste sostanze mostrano variazioni temporali nelle nubi venusiane ed è interesse del team monitorare anche le variazioni della fosfina.

Una delle ipotesi considerate riguarda l ’influenza della luce ultravioletta solare nell’alta atmosfera venusiana nel causare variazioni nella concentrazione della fosfina. Altre osservazioni condotte da differenti telescopii durante il passaggio dal giorno alla notte hanno faticato a confermare la presenza del composto chimico suggerendo una rapida degradazione influenzata dall’ultravioletto solare seguita da una veloce ricostituzione tramite processi ancora sconosciuti.

L’ammoniaca è stata individuata tramite il telescopio radio Green Bank ma rimane incerta quanto alla sua origine; tuttavia potrebbe offrire ai microrganismi un modo per sopravvivere nelle condizioni estreme presentate dall’ambiente acido delle nubi venusiane costituite principalmente da acido solforico puro. L’ammoniacaa può neutralizzare parzialmente tale acidità rendendo possibile la sopravvivenza degli estremofili acidofili terrestri già notia agli scienziati.

Nonostante ciò sia possibile che sia la fosfina sia l’ ammoniaca abbiano spiegazioni più banali poiché entrambi i compostii sono presentii nelle atmosfere dei giganti gassosi Giove e Saturno dove si formano sotto condizioni estreme prima essere trasportati verso le cime delle nubi dai flussidi convezione ascendente.

La ricerca continua mentre gli scienziati cercano ulteriormente conferme attraverso future missioni ed analisi approfindite sui dati esistentia per comprenderee meglio questi fenomeni atmosferici straordinari su Venere .