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Superbug Fungus microbiology as Deadly Fungal Infection concept as a microbe threat and mucormycosis as Candida auris fungi spreading as a Mycology with a scientist holding a petri dish.

Un nuovo composto antibiotico sviluppato dai ricercatori della Washington University ha dimostrato di trattare efficacemente gravi infezioni batteriche nei topi, inclusa la malattia nota come “morbo mangia-carne”. Questo studio, pubblicato sulla rivista Science Advances, evidenzia l’efficacia del composto contro un ampio spettro di batteri resistenti ai farmaci e suggerisce che potrebbe accelerare la guarigione e ridurre la gravità delle infezioni.

 

Il team di ricerca della Scuola di Medicina dell’Università ha collaborato con esperti internazionali per sviluppare questo composto che prende di mira i batteri gram-positivi. Questi includono agenti patogeni responsabili di infezioni da stafilococco resistenti ai farmaci, sindrome da shock tossico e altre condizioni potenzialmente letali. Il lavoro congiunto tra Scott Hultgren, PhD, Michael Caparon, PhD entrambi professori di microbiologia molecolare e Fredrik Almqvist, professore di chimica all’Università di Umeå in Svezia ha portato alla creazione del nuovo agente antimicrobiano.

 

Il composto è basato su una molecola chiamata 2-piridone ad anello fuso. Inizialmente pensata per prevenire l’adesione dei biofilm batterici sulle superfici dei cateteri uretrali – una causa comune delle infezioni del tratto urinario negli ospedali – si è scoperto accidentalmente che possiede proprietà efficaci nel combattere diverse tipologie batteriche.

 

Nel corso degli esperimenti più recentemente condotti sui modelli murini affetti da infezioni dei tessuti molli necrotizzanti – tra cui la più nota fascite necrotizzante o “malattia mangia-carne” – il trattamento con questo nuovo composto ha mostrato risultati promettenti. I topolini trattati hanno mostrato minor perdita di peso rispetto a quelli non trattati; le ulcere caratteristiche dell’infezione erano meno estese e l’eradicazione dell’infezione avveniva più rapidamente.

 

L’esame microscopico ha rivelato che il trattamento sembra avere un effetto significativo sulle membrane cellulari del batterio causando danneggiamenti tali da renderle permeabili a sostanze normalmente escluse. Ciò può disturbare le funzionalità vitali del microrganismo rendendolo meno capace nell’affrontare la risposta immunitaria dell’ospite alle infezioni.

 

Nonostante gli effetti antibatterici evidenziati dallo studio siano promettenti nel ridurre anche il rischio dello sviluppo di cepppi resistentii al farmaco stesso (come dimostrano gli esperimentri volti a indurre resistenza), sono necessari ulteriori test approfonditi prima che questi compostii possano essere considerati per l’utilizzo clinico umano.

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