Potrebbero questi vicini sistemi stellari ospitare un’altra Terra?

Potrebbero questi vicini sistemi stellari ospitare un’altra Terra?

Attraverso l’impiego di dati a raggi X , gli astronomi stanno esplorando la abitabilità degli esopianeti che orbitano attorno a stelle vicine al nostro Sole. Queste osservazioni sono fondamentali per identificare i migliori candidati per la ricerca diretta di pianeti con condizioni potenzialmente adatte alla vita, utilizzando telescopi di nuova generazione. I dati provengono da osservazioni effettuate tramite il Chandra X-ray Observatory della NASA e l ’XMM-Newton dell’ESA, che hanno analizzato 57 stelle vicine, alcune delle quali ospitano pianeti già noti.

La ricerca si concentra sulle emissioni in raggi X delle stelle, che possono essere particolarmente intense e energetiche durante fenomeni come i flare solari , potenzialmente dannosi per le atmosfere dei pianeti circostanti. L’intensità e l’energia dei raggi X possono infatti compromettere o distruggere l’atmosfera di un pianeta, influenzando direttamente la sua capacità di supportare forme di vita simili a quelle terrestri.

Il team ha utilizzato quasi 10 giorni di osservazioni Chandra e circa 26 giorni di dati archiviati da osservazioni XMM per studiare il comportamento in raggi X delle stelle vicine. La maggior parte dei pianeti analizzati sono giganti gassosi simili a Giove o Saturno ; solo una piccola frazione è costituita da corpi celesti con masse non superiori al doppio di quella terrestre.

Una mappa tridimensionale illustra queste stelle entro una distanza massima dal Sole pari a 15 parsec (circa 48.9 anni luce), evidenziando quelle circondate da un alone blu come oggetti d’interesse primario per ulteriori indagini sui loro sistemi planetari. Questa rappresentazione grafica serve anche a identificare le zone abitabili intorno alle stelle , ovvero regioni dove i pianeti potrebbero mantenere acqua allo stato liquido sulla loro superficie – condizione essenziale per la definizione standard di abitabilità.

Questo studio è stato presentato durante il 244° incontro della American Astronomical Society tenutosi a Madison, Wisconsin, sotto la guida della ricercatrice Breanna Binder dell’Università Politecnica Statale della California a Pomona.