Le ricerche recenti confermano che l’evoluzione umana ha favorito lo sviluppo di capacità di corsa a lunga distanza, utili per la caccia di prede grandi attraverso la persistenza. Queste caratteristiche, emerse circa 2 milioni di anni fa nel genere Homo, sono state fondamentali per l’acquisizione del cibo e hanno influenzato significativamente la struttura sociale umana.
Il biologo David Carrier nel 1984 avanzò l’ipotesi dell’“inseguimento prolungato” per spiegare queste abilità eccezionali nella corsa a lunga distanza degli esseri umani. Tale teoria è stata successivamente ampliata da Dennis Bramble e Daniel Lieberman, evidenziando i tratti fisiologici che favoriscono questa capacità.
Nonostante alcune critiche riguardanti l’efficienza energetica della corsa rispetto al cammino e il numero limitato di casi documentati tra i cacciatori-raccoglitori contemporanei, studi recenti hanno rafforzato questa ipotesi. Bruce Winterhalder e Eugène Morin hanno utilizzato modelli matematici e analisi etnostoriche basate su migliaia di resoconti digitalizzati per dimostrare la prevalenza della tecnica di caccia basata sulla resistenza in diverse epoche storiche.
L’analisi ha rivelato 391 descrizioni di cacce dal 1527 fino all’inizio del XX secolo che corrispondono alle tattiche dell’inseguimento prolungato in 272 località diverse. Queste pratiche mostrano un modello comune: gli animali vengono inseguiti fino allo sfinimento, permettendo ai cacciatori più lenti ma persistenti di superarli.
Inoltre, le tecniche variano: alcune cacce si svolgono in squadra o con segnali visivi per ottimizzare gli spostamenti dei cacciatori. Queste strategie non solo evidenziano una componente sociale nella corsa ma suggeriscono anche un mezzo attraverso cui gli individui possono aumentare il proprio status all’interno del gruppo o migliorare le proprie opportunità riproduttive.
Winterhalder ha anche esplorato il ruolo delle donne nelle corse a lunga distanza; sebbene rappresentino solo una piccola percentuale nei racconti analizzati, ciò non implica necessariamente una loro minore capacità nella corsa.
Utilizzando modelli matematici avanzati, Winterhalder e Morin hanno confrontato i tassi di successo delle cacce basate sulla resistenza con altri metodi foraggiamento tradizionalmente usati dagli uomini primitivi senza armamenti avanzati. Hanno scoperto che in condizioni ambientali particolari come alte temperature o terreni difficili come neve crostosa, le tecniche basate sulla resistenza possono essere altrettanto o più efficaci rispetto ad altri metodi.
Queste scoperte potrebbero stimolare ulteriormente interesse scientifico sulle origini della nostra andatura da corridori e sul perché molte persone trovano grande soddisfazione nella corsa a lunga distanza.