Controversia nel pugilato olimpico: come si determina il sesso di un atleta?
Un incontro di boxe femminile disputatosi tra Angela Carini e Imane Khelif , nella categoria dei 66 chilogrammi, alle recenti Olimpiadi di Parigi 2024, continua a generare dibattiti, anche a quasi due settimane dall’evento. L’incontro, durato solo 46 secondi, si è concluso con un abbandono prematuro da parte di Carini, scatenando una serie di polemiche che hanno coinvolto persino coloro che solitamente non seguono il mondo della boxe. Le discussioni, oltre a toccare aspetti tecnici e scientifici, hanno sollevato questioni di natura genetica.
In mezzo a questo scenario complesso, la Professoressa Jenny Graves dell’ Università di Latrobe , rinomata esperta di cromosomi sessuali, ha condiviso il suo parere. Alcuni commentatori, in un primo momento, avevano erroneamente ipotizzato che Khelif e Lin Yu-ting fossero transgender, un’affermazione rapidamente smentita, poiché entrambe le atlete sono biologicamente donne dalla nascita. Tuttavia, si è poi diffusa l’idea che potessero avere cromosomi XY a causa della possibile presenza della sindrome di Swyer , una condizione che porta allo sviluppo di genitali femminili nonostante la presenza di cromosomi tipicamente maschili.
L’ Associazione Internazionale di Boxe (IBA) ha sottoposto le due atlete a test durante i Campionati Mondiali Femminili del 2023, portando alla loro squalifica. Tuttavia, i dettagli specifici dei risultati non sono stati resi noti, lasciando spazio a dubbi sulla reale condizione genetica di Khelif e Yu-ting , e sull’eventuale presenza della sindrome di Swyer.
La polemica si estende oltre il semplice aspetto genetico, toccando questioni sociali più ampie, come sottolineato da Conor MacDonald dell’ Università del Sud Australia . MacDonald ha criticato la visione dicotomica e semplificata dello sport professionistico, che spesso riduce la complessità delle differenze umane e biologiche a semplici categorie binarie.
MacDonald ha inoltre evidenziato come le atlete di colore vengano spesso percepite attraverso stereotipi legati alla mascolinità o all’inadeguatezza rispetto agli standard di femminilità definiti dai canoni occidentali. Questa percezione distorta si riflette nella maniera in cui viene messa in discussione l’identità sessuale delle atlete durante le competizioni internazionali.
Il contributo della Professoressa Jenny Graves alla comprensione dei cromosomi sessuali è stato fondamentale negli ultimi decenni. Le sue ricerche hanno rivelato la grande diversità dei cromosomi sessuali nei mammiferi placentari rispetto al resto del genoma, dimostrando quanto sia complesso il ruolo di queste strutture genetiche nel determinare caratteristiche somatiche e comportamentali. Graves ha recentemente mostrato che individui con il gene SRY possono manifestare tratti tipici del sesso opposto, includendo talvolta la capacità riproduttiva femminile, senza che vi sia consapevolezza della propria condizione genetica fino alla realizzazione di test specifici.
Nella sua riflessione, mai esplicitata ma chiaramente suggerita, Graves mette in discussione la legittimità e l’etica di escludere atleti basandosi su caratteristiche genetiche uniche, sottolineando quanto sia complesso garantire un equilibrio competitivo nello sport.
