Come si sono separati Sud America e Africa? La risposta in antichi fossili scoperti in Angola
Un team di ricerca guidato dalla Southern Methodist University (SMU) ha effettuato scoperte significative in Angola, dove sono stati rinvenuti rocce antiche e fossili che testimoniano la separazione tra il Sud America e l’Africa e la conseguente formazione dell’Oceano Atlantico Meridionale. Questi ritrovamenti, datati tra 130 e 71 milioni di anni fa, rappresentano un record geologico estremamente completo e visibile delle fasi di questo importante evento geologico.
Le coste meridionali dell’Angola, luogo delle scoperte, offrono una sequenza quasi completa delle varie fasi di apertura dell’Oceano Atlantico Meridionale, a partire da circa 140 milioni di anni fa. Le rocce e i fossili rinvenuti includono resti di rettili marini estinti, che forniscono evidenze chiare di questi cambiamenti tectonici.
Storicamente, è noto che le coste occidentali dell’Africa e quelle orientali del Sud America erano unite nel supercontinente Gondwana, che a sua volta si era separato da Pangea. Il processo di separazione ha generato delle fratture, o rift, nella crosta terrestre lungo linee di debolezza preesistenti, permettendo alle placche tettoniche di allontanarsi l’una dall’altra. Questo movimento ha causato la risalita del magma dal mantello terrestre, formando nuova crosta oceanica e spingendo i continenti in direzioni opposte, fino a creare l’Oceano Atlantico Meridionale.
Il professor emerito di Scienze della Terra alla SMU e presidente dell’ISEM, Louis L. Jacobs, autore principale dello studio pubblicato nelle Special Publications della Geological Society di Londra, ha sottolineato l’unicità del sito angolano per la comprensione di questo fenomeno. A differenza di altri luoghi in Sud America, dove si possono osservare singole parti di questo processo, in Angola è possibile visualizzare l’intero processo in un unico contesto geografico.
Il lavoro di campo, iniziato nel 2005 nella provincia di Namibe in Angola, ha permesso di identificare vari tipi di sedimenti che hanno offerto indicazioni preziose sulle condizioni geologiche della costa occidentale africana in diverse epoche. Tra questi, campi di lava indicano eruzioni vulcaniche, mentre sedimenti salini e fossili di rettili marini suggeriscono fasi di inondazione oceanica e l’evoluzione successiva dell’Oceano Atlantico.
Il contributo di paleontologi e geologi ha permesso di documentare la transizione da un ambiente privo di oceano a uno sufficientemente stabile per supportare la vita marina durante il periodo Cretaceo, quando l’Oceano Atlantico si era già formato e continuava ad allargarsi.
Queste scoperte non solo arricchiscono la comprensione degli eventi geologici che hanno modellato il nostro pianeta, ma conferiscono all’Angola un ruolo di primo piano nella ricerca geologica globale. Inoltre, ricercatori angolani come Nair de Sousa, geoscientista e consulente energetico presso l’African Circular Business Alliance, e Pedro Claude Nsungani, professore di geologia all’Universidade Agostinho Neto, hanno avuto un ruolo chiave in questa ricerca, evidenziando l’importanza della collaborazione internazionale nel campo della geoscienza.
