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La gestione del carburante nello spazio: superare l’ebollizione

Il calore condotto attraverso le strutture di supporto o dall’ambiente ​spaziale radiante può penetrare anche nei formidabili sistemi di isolamento multi-strato (MLI) dei serbatoi ‌di propellente nello spazio, portando all’ebollizione o alla vaporizzazione ​del propellente e causando l’autopressurizzazione ⁣del serbatoio. La pratica attuale è quella di proteggere il serbatoio dall’eccessiva pressurizzazione ‌e ‌dal pericolo per‌ la sua integrità strutturale, rilasciando il vapore di⁤ ebollizione nello spazio.

I propellenti a bordo sono anche utilizzati per‍ raffreddare⁢ le linee di trasferimento calde e le pareti di un serbatoio di una navicella‌ spaziale vuoto prima​ che possa avvenire un’operazione⁤ di trasferimento e riempimento del carburante. Quindi, il prezioso carburante viene continuamente sprecato durante le ⁢operazioni di⁢ stoccaggio e trasferimento, rendendo impraticabili ⁣le spedizioni di lunga durata, specialmente⁣ una missione umana su Marte, utilizzando ⁤i metodi attuali di controllo passivo della pressione del ‍serbatoio di propellente.

 

Introduzione di ZBO: un ‍nuovo orizzonte nell’efficienza ⁢del carburante

Le tecnologie Zero-Boil-Off (ZBO) o Reduced Boil-Off (RBO) forniscono un mezzo innovativo ed‍ efficace per sostituire l’attuale design di controllo passivo della pressione del serbatoio. Questo metodo si basa⁣ su ⁣una⁤ complessa combinazione di processi attivi di miscelazione e rimozione dell’energia dipendenti dalla gravità che ⁤consentono‍ il mantenimento di una pressione del serbatoio sicura con zero o⁢ una perdita di⁢ carburante significativamente⁤ ridotta.

 

Stoccaggio e ‌trasferimento Zero ⁢Boil-off: una‍ tecnologia spaziale trasformativa

Al centro del sistema di controllo della pressione‌ ZBO ci ⁣sono‌ due meccanismi attivi di miscelazione e raffreddamento proposti per contrastare‌ l’autopressurizzazione del serbatoio. Il primo⁣ si ‍basa sulla miscelazione intermittente forzata del propellente raffreddato e coinvolge un’interazione ‍dinamica ​e complessa dipendente dalla gravità tra ⁢il getto⁤ e l’ullage (volume di vapore) per controllare il cambiamento di fase di condensazione ed evaporazione all’interfaccia liquido-vapore.

 

Il ‍secondo meccanismo utilizza ⁢l’iniezione di goccioline raffreddate tramite una barra‍ di spruzzo nell’ullage per controllare la pressione e la ​temperatura‍ del serbatoio. Sebbene quest’ultima⁣ opzione sia⁤ promettente e stia guadagnando importanza, ⁣è più complessa⁤ e non è‍ mai​ stata testata in microgravità, dove‌ il comportamento⁤ del cambiamento di fase e del trasporto‍ delle popolazioni di goccioline può essere molto diverso e‍ non intuitivo rispetto a quello sulla Terra.

 

Sebbene l’approccio dinamico ZBO ‌sia tecnologicamente⁤ complesso, promette un vantaggio impressionante‌ rispetto ai metodi passivi attualmente utilizzati. Una valutazione di ‌un concetto di propulsione nucleare‌ per il trasporto su Marte⁢ ha stimato che​ le perdite passive di ebollizione per un grande ⁢serbatoio di ⁢idrogeno liquido che trasporta 38 tonnellate di carburante per una missione di tre anni su Marte sarebbero di circa ‍16 tonnellate/anno. Il sistema ZBO​ proposto fornirebbe un risparmio del 42% della massa di propellente all’anno.

Questi numeri implicano anche che con un sistema ⁣passivo, tutto il carburante⁣ trasportato per una missione ⁤di tre anni ⁤su Marte sarebbe perso a ‌causa dell’ebollizione,⁤ rendendo tale missione impraticabile senza ricorrere alla tecnologia trasformativa ZBO.

L’approccio ZBO⁢ fornisce un metodo promettente, ma ‌prima che una trasformazione tecnologica ‌e operativa così complessa possa essere completamente sviluppata,⁤ implementata e ⁣dimostrata nello spazio, importanti e decisive questioni scientifiche che‌ influenzano la​ sua implementazione ingegneristica e le prestazioni in microgravità‍ devono essere ⁣chiarite ⁢e ⁣risolte.

 

Gli esperimenti scientifici sulla microgravità del serbatoio Zero-Boil-Off (ZBOT)

Gli esperimenti ZBOT​ vengono intrapresi per formare ​una base scientifica per lo sviluppo del metodo trasformativo di conservazione ⁣del​ propellente ZBO. Seguendo⁢ la raccomandazione di un‍ panel di revisione scientifica‍ ZBOT composto da membri dell’industria aerospaziale, dell’accademia e della NASA, è stato deciso di eseguire​ l’indagine proposta ⁤come una serie di tre esperimenti scientifici su piccola scala ​da condurre a bordo della Stazione ⁤Spaziale Internazionale. I tre esperimenti descritti di seguito si basano l’uno sull’altro per affrontare le principali questioni scientifiche relative alla gestione dei​ fluidi criogenici ZBO dei propellenti nello spazio.

 

L’esperimento ZBOT-1: autopressurizzazione e⁣ miscelazione a getto

Il primo esperimento della serie è stato condotto sulla stazione nel periodo 2017-2018. L’obiettivo principale di questo esperimento era indagare l’autopressurizzazione e l’ebollizione che si‌ verifica in un serbatoio sigillato ‍a causa del riscaldamento⁣ locale e globale, e la fattibilità del controllo della pressione del serbatoio tramite la miscelazione a getto di ⁤propellente raffreddato.La miscelazione dei getti assiali è un processo complesso⁤ che ‌è stato studiato ⁤attentamente ‌in un esperimento ⁤in microgravità. I dati raccolti hanno permesso di caratterizzare i tempi​ di riduzione della pressione del⁣ serbatoio e le soglie per la formazione di geyser, compresa‌ la loro stabilità e profondità ⁢di penetrazione attraverso‍ il volume di vapore. Insieme a misurazioni⁣ molto accurate della pressione e della temperatura locale, è stata eseguita la Particle ‍Image Velocimetry (PIV) per ottenere misurazioni della velocità del flusso su tutto il campo e validare un modello⁢ di Fluidodinamica ​Computazionale (CFD).

 

Tra ‌i risultati interessanti dell’esperimento ZBOT-1, si possono ‌citare i seguenti: la fornitura dei primi dati sulla velocità​ di auto-pressurizzazione⁣ del serbatoio in microgravità in ​condizioni controllate, utili per ⁤stimare i requisiti di isolamento del serbatoio; la dimostrazione che il controllo della pressione ‌ZBO è ⁢fattibile​ ed efficace in microgravità utilizzando la miscelazione di getti subraffreddati, ma anche che l’interazione tra ullage e getto in microgravità non segue i modelli classici attesi; l’osservazione di ​una cavitazione inaspettata durante la miscelazione di getti⁣ subraffreddati,‌ che ha portato a⁤ un massiccio cambiamento di fase su entrambi i lati del dispositivo di acquisizione del liquido (LAD); lo sviluppo di un modello CFD bifase all’avanguardia validato da oltre 30 studi⁣ di caso in⁤ microgravità. I⁣ modelli CFD ZBOT sono attualmente utilizzati⁤ come⁣ strumento efficace per la progettazione di serbatoi di propellente su larga scala da parte ⁤di diverse aziende⁣ aerospaziali che partecipano all’opportunità di tipping point ⁢della NASA e al ⁣programma NASA Human ⁢Landing System (HLS).

 

Il secondo esperimento, ZBOT-NC, indagherà l’effetto dei gas non condensabili (NCG) sulla ⁢auto-pressurizzazione del serbatoio sigillato‌ e sul controllo ‍della pressione tramite miscelazione di getti‌ assiali. Due ‌gas inerti ‍con dimensioni molecolari molto diverse,⁤ lo Xenon e il Neon, saranno utilizzati come pressurizzanti‌ non condensabili. Lo studio si⁢ concentrerà su come ​i gas non condensabili possono rallentare o resistere al​ trasporto di molecole di vapore verso l’interfaccia liquido-vapore e​ chiarire in che misura ⁤possono formare una barriera all’interfaccia e impedire il passaggio delle‍ molecole di vapore attraverso l’interfaccia verso il lato ‌liquido. Gli NCG possono anche ⁤cambiare le strutture di flusso e ​termiche nel liquido. ZBOT-NC utilizzerà sia i dati dei sensori di temperatura locali ‍sia la diagnostica ⁣unica della Quantum Dot⁤ Thermometry (QDT) per raccogliere‍ misurazioni della temperatura su tutto‍ il campo non intrusive e valutare l’effetto dei gas non condensabili ‍durante il riscaldamento dell’auto-pressurizzazione e la miscelazione/raffreddamento del getto ⁣del ⁣serbatoio in condizioni di assenza⁤ di peso. Questo esperimento è previsto per volare verso la Stazione Spaziale Internazionale all’inizio del​ 2025 e sono pianificati più di 300 diversi test in microgravità. I risultati di questi test consentiranno anche ⁣di sviluppare ulteriormente e validare il modello ⁣CFD⁤ ZBOT per includere gli ⁤effetti dei gas non condensabili con fedeltà fisica e numerica.

 

L’esperimento⁢ ZBOT-DP indagherà la disintegrazione, la coalescenza, il cambiamento di fase e ‍le caratteristiche di trasporto e⁢ traiettoria delle popolazioni‍ di goccioline e i⁤ loro effetti sulla pressione ⁤del serbatoio in microgravità. Particolare attenzione sarà dedicata anche all’interazione delle​ goccioline con una⁢ parete del serbatoio riscaldata, che può portare a un’evaporazione istantanea soggetta⁢ a complicazioni causate dall’effetto Liedenfrost. Questi⁢ fenomeni⁢ complicati non sono‌ stati esaminati scientificamente in microgravità ‌e devono essere risolti per valutare​ la fattibilità‍ e le prestazioni dell’iniezione di goccioline come meccanismo di ‌controllo della pressione ‍e della temperatura in microgravità.

 

Questa ricerca fondamentale sponsorizzata dalla NASA sta ora aiutando i ⁢fornitori commerciali di futuri⁣ sistemi di atterraggio per esploratori umani. Blue Origin e Lockheed⁤ Martin, partecipanti al programma NASA Human Landing Systems, stanno utilizzando i dati degli esperimenti ZBOT per informare i futuri progetti di veicoli spaziali.

La gestione dei fluidi⁤ criogenici e l’uso dell’idrogeno ⁣come combustibile non sono limitati⁣ alle applicazioni spaziali. L’energia verde pulita fornita dall’idrogeno potrebbe un giorno alimentare aerei, navi ‍e camion sulla Terra, portando enormi benefici climatici ed economici. Formando la base scientifica della⁢ gestione ⁢dei fluidi criogenici ZBO per l’esplorazione spaziale, gli esperimenti scientifici ZBOT e lo sviluppo del modello CFD aiuteranno anche a cogliere i⁤ benefici dell’idrogeno come combustibile qui sulla⁤ Terra.

Il progetto è guidato​ dal Dr. Mohammad ‌Kassemi (Dipartimento di Ingegneria Meccanica e ‌Aerospaziale, Case Western Reserve University) e sponsorizzato dalla Divisione Scienze Biologiche e Fisiche (BPS) della NASA Science Mission Directorate (SMD).

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