Meteo con Cicloni esplosivi di neve, i cyclone bomb. Primo avvento in Europa
Una bomba meteorologica, termine non ufficiale nel campo meteorologico, si riferisce a un fenomeno in cui un sistema di bassa pressione subisce un calo significativo della pressione centrale, specificatamente di 24 millibar in un arco temporale di 24 ore. Questo processo è scientificamente noto come ciclogenesi esplosiva.
Il fenomeno inizia quando l’accelerazione rapida dell’aria, causata dalla corrente a getto nell’alta atmosfera, porta a un’efficace rimozione dell’aria dalla colonna atmosferica. Tale rimozione riduce il peso dell’aria, provocando una diminuzione della pressione al livello del mare. In risposta a questa diminuzione di pressione, l’aria dalle regioni circostanti converge verso il centro della bassa pressione, innescando un aumento della velocità di rotazione del sistema, analogamente a come un pattinatore su ghiaccio aumenta la propria velocità di rotazione ritirando le braccia verso il corpo.
Il risultato di questo processo è lo sviluppo di venti estremamente forti che possono raggiungere la loro massima intensità in un periodo relativamente breve di poche ore. La forza di questi venti è talvolta sufficiente a causare danni significativi, come la caduta di alberi e danni strutturali a costruzioni.
Il concetto di “bomba di neve” è un’estensione dell’idea di una “bomba meteorologica”, un fenomeno che coinvolge venti violenti e condizioni atmosferiche estreme. La bomba meteorologica, definita anche dal Met Office come un termine non ufficiale. Nei casi di bombe meteorologiche, i venti che si sviluppano possono raggiungere il loro apice in un breve periodo di tempo, risultando abbastanza potenti da provocare danni significativi, come la caduta di alberi e danni strutturali a edifici e infrastrutture.
La “bomba di neve”, tuttavia, non è un termine riconosciuto nel campo meteorologico e non viene impiegato da esperti e professionisti del settore. Questa espressione viene spesso utilizzata in modo informale per descrivere una situazione in cui una bomba meteorologica è accompagnata da forti nevicate, ma senza una definizione scientifica precisa o un’accettazione formale nella meteorologia.
Nel contesto della climatologia italiana, alcuni inverni si distinguono per la loro eccezionale nevosità, spesso citati come riferimenti storici. Tra questi, gli inverni degli anni 1929, 1933, 1956 e 1985 sono frequentemente menzionati. Tuttavia, l’inverno del 1947 rappresenta uno degli eventi più significativi in termini di accumulo di neve, con un record di 116 centimetri registrato nella città di Milano.
Superando questo evento storico, l’inverno del 1978 detiene il primato per l’accumulo di neve a Milano, raggiungendo i 125,0 centimetri. Questo dato sottolinea la notevole variabilità climatica e la capacità di condizioni meteorologiche estreme di influenzare significativamente l’ambiente urbano.
Un altro episodio memorabile si verificò tra il 4 e il 5 gennaio 1954, quando pesanti nevicate colpirono ampie aree della Pianura Padana. Questo evento è emblematico dell’impatto che fenomeni atmosferici intensi possono avere su vasti territori, influenzando non solo l’ambiente naturale ma anche le attività umane e le infrastrutture nelle regioni colpite.
Le bombe di neve, fenomeni caratteristici e più noti a noi, avvengono nel nord-est degli Stati Uniti d’America e del sud-est del Canada, sono il risultato dell’interazione tra una bomba meteorologica e aria estremamente fredda. Questa combinazione produce tempeste di neve di una violenza senza precedenti, che, nonostante le previsioni meteo e gli avvisi di allerta, frequentemente portano a perdite umane e causano vasti disagi. Recentemente, un fenomeno simile si è verificato in Europa, in particolare nelle regioni del Mar Nero. In quest’area, tradizionalmente non soggetta a tali eventi estremi, si è assistito a una tempesta di una ferocia mai osservata prima.
Ma è notizia di questi giorni: l’Ucraina e altre regioni dell’Europa orientale hanno recentemente subito gli effetti devastanti di un fenomeno meteorologico estremo. Il ciclone “Bettina”, un sistema di bassa pressione che ha perso oltre 24 hPa in 24 ore, qualificandosi come ciclone esplosivo, ha colpito con particolare ferocia la regione del Mar Nero. La combinazione di aria fredda proveniente dal nord e l’aria più mite del Mar Nero, le cui acque sono state significativamente sopra la media climatica, ha creato un forte contrasto termico, generando tempeste di neve di rara intensità.
Queste tempeste hanno avuto ripercussioni tragiche, con almeno dieci persone decedute in Ucraina e diverse vittime a causa del congelamento, in particolare a Odessa. Le condizioni di blizzard, con venti che hanno superato i 150 km/h, hanno provocato non solo la caduta di neve con quantità estrema, ma anche il sollevamento di neve già al suolo, creando una situazione pericolosa e imprevedibile, oltre che visibilità azzerata.
In Crimea, già colpita dalla guerra, e nella Russia meridionale, la tempesta ha causato il crollo delle reti elettriche, lasciando quasi due milioni di persone senza elettricità. Questa situazione meteo estrema ha colpito oltre 2.000 città e villaggi in Ucraina. Inoltre, molti automobilisti sono rimasti intrappolati nei loro veicoli a causa dell’uragano di neve. Le cronache parlano di persone morte per assideramente all’interno dell’auto bloccata e seppolta dalla neve.
Anche altre regioni come Moldavia, Romania, Bulgaria, Serbia, Macedonia, Grecia e Turchia settentrionale sono state colpite da questa tempesta di neve. In Crimea, le piogge alluvionali hanno causato allagamenti e mareggiate, seguite poi da tempeste di neve. Nel sud della Russia, la tempesta ha provocato l’inondazione della località balneare di Sochi, sul Mar Nero, con onde altissime e un sollevamento eccezionale del livello del mare che ha invaso vasti tratti della città (effetto tipico degli uragani). In Ucraina, oltre alle vittime, 23 persone sono rimaste ferite secondo l’ultimo bilancio diffuso a Kiev dal ministero dell’Interno, e i danni agli edifici in cemento armato sono stati significativi, con quasi due milioni di persone colpite dal blackout, come riportato dal ministero dell’Energia e dall’agenzia Tass.
L’avvento di una bomba di neve in un territorio europeo costituisce un precedente, al pari della tempesta che in autunno aveva devastato la Grecia e poi la Libia. Entrambe derivano dall’estremizzazione meteo. Eventi come questo possono colpire anche l’Italia. Ci sono alcuni precedenti, tra cui la famosa tempesta Vaia. Ma di cicloni bomba in Italia non ne abbiamo notizia. Però, con l’estremizzazione climatica eventi similiari a quello del Mar Nero, in certi contesti, eccezionalmente potrebbero succedere anche in Italia.
