Meteo: inverno esplosivo, il rischio di ondate di neve e gelo tra gennaio e febbraio
Inverno con freddo e neve. Il meteo del passato è stato ricco di eventi.
L’inverno meteorologico è appena iniziato e già abbiamo assistito a due diverse ondate di freddo, portando neve a quote relativamente basse. La prima è arrivata verso la fine di novembre, portando fiocchi di neve in collina al centro-sud, mentre la seconda è appena sopraggiunta, regalando i primi fiocchi di neve in pianura sulle regioni del nord-ovest. L’inizio dell’inverno, dal punto di vista meteorologico, è stato promettente e le condizioni meteo saranno invernali anche in prossimità dell’Immacolata.
• Veloce ondata di maltempo con fiocchi di neve all’Immacolata
• Gelo e neve più frequenti tra gennaio e febbraio
Veloce ondata di maltempo con fiocchi di neve all’Immacolata
È prevista un’altra ondata di maltempo tra l’otto e il 9 dicembre, portando non solo pioggia abbondante al centro-sud, ma anche fiocchi di neve in pianura con un rischio limitato di accumuli sulla Val Padana.
Ma cosa ci riserva il resto di dicembre e l’inverno in generale? L’inverno astronomico inizia il 21 dicembre , quindi siamo ancora lontani dal culmine dell’inverno. Anche se i minuti di luce aumenteranno gradualmente solo dal 22 dicembre, questo non significa un aumento immediato delle temperature o la fine del freddo. Saranno necessari molti mesi per dissipare il freddo accumulato nell’Artico.
Gelo e neve più frequenti tra gennaio e febbraio
Di solito, è tra gennaio e febbraio che riceviamo le ondate di freddo più intense e prolungate. Nella seconda metà dell’inverno, quando le ore di luce cominciano ad aumentare, arrivano potenti ondate di gelo che portano neve fino alle coste, a volte per diversi giorni consecutivi. Ciò non significa che non possano verificarsi ondate di freddo e neve anche a dicembre, ma è più comune trovarle nella seconda parte dell’inverno.
Tra i vari episodi di freddo di gennaio , si ricorda l’ondata di gelo del 1993 proveniente dalla Russia, che ha colpito il centro-sud Italia. Questa ondata ha portato una forte nevicata tra il primo e il 2 gennaio 1993 , con accumuli abbondanti lungo le coste adriatiche e al sud, superando i 30-40 cm di neve. Nelle zone collinari interne, sono stati registrati accumuli fino a 1 metro di neve in circa 24-36 ore, soprattutto su Molise e Puglia.
In quell’occasione, c’è stato un brusco calo delle temperature, con minimi record lungo tutta la costa adriatica, come i -6°C registrati a Bari.
Da non dimenticare anche l’ondata di gelo del gennaio 1985, che ebbe come obiettivo il nord Italia. L’enorme ondata di gelo di gennaio 1985 comincia ad assumere forma nei primi giorni di quell’anno. A partire dal 5 gennaio, per 9 giorni consecutivi, la temperatura sul nord Italia non riesce ad oltrepassare lo zero, neanche nelle ore diurne. Si contano 9 giorni di gelo consecutivi.
L’8 gennaio, verso mezzogiorno, inizia a nevicare a causa di una nuova massa di aria artica che richiama ulteriore umidità in quota; la nevicata si intensifica verso sera. Con meno 5 gradi durante il giorno, si raggiungono le temperature più basse nelle ore di luce. Ma il peggio deve ancora arrivare, con tutte le condizioni ideali per registrare temperature estreme: neve a terra, cielo limpido, vento calmo e aria incredibilmente secca. Il 11 gennaio batte ogni record: la minima ufficiale a Treviso è di -19,8°C , valori simili si registrano anche a Padova, Parma e Brescia. Il termometro a casa segna -20°C , confermando il dato ufficiale. Ci sono dai 10 ai 20 centimetri di neve ovunque, ormai compatta e ghiacciata ma pronta ad accumularsi ulteriormente. Il proverbio “Quando il sole dora la neve, ancora nevica” non è mai stato così azzeccato come nel gennaio del 1985.
Il 13 gennaio: il grande freddo e la nevicata eccezionale Il mattino del 13 si registrano -17°C. La Pianura Padana è una distesa ghiacciata, dove l’aria più calda e umida deve fluire sopra questo vasto mare di aria gelida, dando vita a abbondanti nevicate. I primi fiocchi cominciano a cadere alle 18. Il 14 gennaio si inizia ancora la giornata con i fiocchi che si depositano ovunque; durante la notte, a -7.2°C, continua a nevicare sulla Marca.
Al mattino, la temperatura minima misurata è di -9°C e, con poche interruzioni, la nevicata continua per tutta la giornata, accumulando oltre 40/50 centimetri di neve. Il traffico ne risente pesantemente e alcune scuole chiudono anticipatamente. La sera del 14 gennaio ha un’atmosfera surreale, diversa da qualsiasi altra nevicata passata. Questa volta la neve è davvero abbondante: ogni suono viene soffocato e ogni luce esalta l’ambiente circostante.
Anche il mese di Febbraio riserva spesso potenti ondate di freddo e neve. Come non dimenticare l’ondata storica del febbraio 2012?
In Italia l’ondata di freddo del 2012 provocò gravi disagi ed almeno 57 vittime accertate . A partire dalla fine di gennaio, un flusso di aria artica continentale raggiunse la penisola. In un primo momento furono interessate soltanto le regioni del nord (a Torino e Milano la minima crollò a -13 °C), successivamente il freddo si estese anche alle regioni centro-meridionali con L’Aquila che raggiunse i -7 °C, ed infine l’aria artica invase alcune regioni del sud, in particolar modo quelle tirreniche. Queste ultime, grazie alla formazione di una bassa pressione proveniente da ovest in contrasto con l’aria gelida proveniente dai Balcani, vennero imbiancate più volte.
Fuori dalle nevicate le coste calabresi, siciliane e del Salento dove la neve cadde solo sulle cime più alte dei rilievi. Nel messinese, il 13 febbraio, un’intensa grandinata che durò quasi un’ora provocò disagi alla circolazione stradale; particolarmente colpita fu l’A20, dove si formarono lunghe code a causa del ghiaccio presente sull’asfalto. Nello stesso giorno una violenta grandinata imperversò anche su Catania, facendo registrare accumuli consistenti. Le temperature più fredde nell’estremo sud vennero registrate sulla Sila cosentina, con punte fino a -11 °C.
La neve cadde su gran parte dell’Italia, soprattutto in Emilia-Romagna, nella Repubblica di San Marino, e nelle province di Pesaro-Urbino, Ancona, Macerata e Fermo sulle regioni centrali, e soltanto alcune zone della Puglia, della Sicilia e della Calabria vennero escluse da questa improvvisa ondata di aria gelida. In molte zone del sud la neve raggiunse anche le quote di bassa collina o di pianura, come a Cosenza, dove in città l’accumulo fu di 15 cm circa, mentre l’hinterland ed il resto della provincia furono interessati da accumuli oltre i 20-30 cm; la zona ionica della provincia fu interessata addirittura da accumuli di oltre un metro; nevicò a Vibo Valentia e persino nelle Isole Eolie.
Come già accennato precedentemente, nel Salento ed in alcune zone della Sicilia e della Calabria le temperature rimasero su valori anche superiori alla media stagionale, come testimoniano i 17 °C misurati nel leccese ed i 18 °C avuti nel messinese. La causa di ciò fu l’approfondimento della suddetta depressione mediterranea sul basso Tirreno, poiché l’intensa ciclogenesi ad essa associata innescò un richiamo di correnti miti sciroccali provenienti da sud.
Il futuro cosa ci regalerà?
Tornando al discorso sulle possibili ondate di gelo e neve nell’inverno attuale, sembra che le condizioni siano abbastanza intriganti. Attualmente, il vortice polare sta mostrando una certa debolezza, una situazione che perdura da oltre un mese, portando diverse fasi di maltempo e momenti di freddo anche sul nostro territorio.
È probabile che verso metà mese si rafforzi nuovamente il vortice polare, portando a un aumento delle alte pressioni sul Mediterraneo. Tuttavia, c’è la possibilità che verso la terza settimana di dicembre il vortice polare mostri di nuovo segni di indebolimento, consentendo l’arrivo di masse d’aria molto fredde e artiche in Europa. Insomma, le opportunità di eventi climatici intensi sembrano plausibili. Al momento, non possiamo però essere sicuri se l’Italia sarà direttamente interessata da queste ondate di freddo, pertanto dovremo seguire passo passo l’evoluzione meteo dell’inverno.
