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Questo approfondimento potrebbe suscitare diverse reazioni: sorrisini, indignazione o dibattiti denigratori. La nostra è un’analisi che si discosta dalle comuni previsioni di anomalie climatiche fornite dai principali centri meteorologici mondiali, i quali prevedono un inverno più mite del solito. Tuttavia, qui non affermeremo categoricamente che ci aspetta un inverno rigido. Anche se l’ipotesi di ondate di freddo intense, come quelle causate dal Buran siberiano o dall’Artico della Penisola di Kola, non è da escludere, soprattutto tra gennaio e febbraio. Questo periodo è storicamente noto in Italia per le sue intense ondate di gelo, alcune delle quali hanno avuto inizio anche a dicembre.

 

Nel video che segue la tempesta di neve storica che ha interessato Monaco di Baviera e tutti i Paesi a nord delle Alpi. Questo evento meteo è correlato al freddo che da mesi si va intensificando in Scandinavia e al transito di aria umida. 

Un evento meteo che potrebbe non essere isolato.

 

 

In questo contesto, esaminiamo le teorie scientifiche legate a un indice climatico noto come El Niño, di cui abbiamo spesso parlato. Questo fenomeno potrebbe essere la chiave per comprendere il freddo estremo in Scandinavia, che sta gradualmente estendendosi in Europa e inizia a influenzare l’Italia. Potrebbe anche preannunciare ulteriori eventi di freddo intenso, che con l’avanzare della stagione potrebbero rivelarsi ancora più severi.

 

 

 

Nel corso del 2023, le ricerche avanzate hanno messo in luce nuovi dettagli sul fenomeno El Niño, che si manifesta nella zona 3.4 dell’Oceano Pacifico. Gli studi prevedono la sua presenza anche durante l’inverno. I modelli climatici, focalizzati sull’analisi oceanica, hanno confermato questo trend. El Niño si presenta in quattro diverse intensità: da lieve a molto intenso. Le proiezioni attuali suggeriscono un El Niño di intensità moderata per l’inverno, con la possibilità che si intensifichi ulteriormente. Alcune previsioni indicano persino un’intensità elevata.

 

El Niño ha effetti notevoli sul clima, ma non necessariamente comporta sempre temperature alte. Può, infatti, causare cambiamenti stagionali significativi. Durante l’inverno, ad esempio, aumenta la probabilità di incontrare freddo estremo in Siberia. Con l’arrivo di settembre, si apre la stagione fredda, portando cambiamenti climatici evidenti, soprattutto nelle zone a clima continentale.

 

Se El Niño è collegato al freddo siberiano, La Niña, prevalente negli ultimi tre semestri, ha mostrato effetti significativi nella stessa regione, dove temperature più alte hanno portato a maggiori accumuli di neve. Alcuni studi hanno suggerito che una copertura nevosa abbondante in Siberia a settembre potrebbe anticipare un inverno più rigido in Nord America ed eventualmente in Europa. Tuttavia, in Europa, la diffusione del freddo siberiano è limitata dall’aumento dell’influenza oceanica, sia in termini di alta che di bassa pressione. E a settembre 2023 la copertura nevosa era molto estesa.

 

Nelle regioni europee, l’impatto di El Niño comporta un aumento delle correnti tropicali umide, con più depressioni atmosferiche e meno pause dal maltempo invernale. Questo porta a condizioni umide persistenti, nevicate in montagna e periodi freddi a quote inferiori.

 

Per quanto riguarda le precipitazioni, El Niño non ha un impatto diretto sul Mediterraneo e sull’Italia. Queste aree sono più influenzate da altri sistemi, come l’indice NAO, che potrebbe avere una correlazione negativa con El Niño, portando a un clima più turbolento in Italia.

È essenziale distinguere il fenomeno di El Niño, ovvero l’innalzamento delle temperature nell’area 3.4 del Pacifico, dal cambiamento climatico. La Niña generalmente ha effetti opposti, ma la sua influenza varia in base a durata, intensità e posizione. L’attuale El Niño, con il suo massimo impatto nella regione 3.4, sarà sicuramente oggetto di ulteriori studi, data la sua rilevanza per l’emisfero nord durante i mesi invernali.

 

Le stagioni in cui si è verificato un El Niño di intensità media includono: 1951-1952, 1963-1964, 1968-1969, 1986-1987, 1994-1995, 2002-2003 e 2009-2010. Non è tuttavia consigliabile basare le previsioni climatiche unicamente su questi dati. L’effetto di El Niño sulle nostre regioni dipende da vari fattori atmosferici. Tuttavia, comprendere l’intensità e la posizione di El Niño è fondamentale per la ricerca futura.

 

L’impatto di El Niño sul nostro inverno è generalmente limitato, ma può portare a un aumento di pioggia e neve. Non c’è un legame diretto tra questo fenomeno e le precipitazioni locali, che dipendono principalmente dalle depressioni e dalle dinamiche dei venti regionali. Tuttavia, con un Mediterraneo caldo e una tendenza alla NAO negativa, potremmo assistere a un incremento delle precipitazioni. Infine, l’importanza delle basse pressioni nel Mediterraneo non va sottovalutata, in quanto possono favorire l’arrivo di aria fredda dalla Russia europea, causando nevicate improvvise e ondate di gelo nel clima invernale.

 

I centri di calcolo hanno registrato gli effetti di quanto è stato precedentemente menzionato: il cosiddetto “gelo siberiano” potrebbe estendersi attorno alla settimana di Natale, coprendo tutta la Russia europea. Ciò sarebbe dovuto alla formazione di un robusto anticiclone in Scandinavia, che porterebbe a un’ulteriore diminuzione delle temperature. Inoltre, il Mediterraneo potrebbe essere interessato da frequenti basse pressioni, che a loro volta potrebbero trascinare l’aria fredda dalla Scandinavia e dalla Russia europea. Questo fenomeno potrebbe causare un’intensa ondata di gelo, accompagnata da abbondanti nevicate in tutta Italia.

Ovviamente, attendiamo conferma di una tale evoluzione sul meteo locale, ma tutto quando descritto, dimostra la teoria già evidenziata, proprio da noi, e che è riferita a pubblicazioni su giornali scientifici di primaria rilevanza mondiale.

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