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Meteo, dopo il freddo, “CALDO TROPICALE”. L’Inverno prende una pausa: durata

Antonio Lombardi di Antonio Lombardi
05 Dic 2023 - 16:45
in A Scelta dalla Redazione, Ad Premiere
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(METEOGIORNALE.IT) Le proiezioni dei modelli matematici hanno evidenziato una novità clamorosa: la futura formazione di un’alta pressione di eccezionale potenza che, dall’Oceano Atlantico, si propagherà verso l’Europa e Italia nel corso della seconda decade di dicembre, rovinando la stagione invernale che era iniziata probabilmente in linea con la media climatica.

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L’anticiclone che verrà fa parte di una serie di anomalie climatiche ormai tipiche della stagione invernale. Tuttavia, questo inverno 2023-2024 ha diverse carte da giocare, essendo influenzato da vari indici di comportamento del clima che entreranno in conflitto tra loro, generando forti variazioni del tempo atmosferico, accompagnate da considerevoli sbalzi di temperatura. Saranno proprio questi sbalzi di temperatura a intensificare la forza dei cicloni. Attenzione, sia inteso che l’avvento dell’alta pressione non riduce la possibilità di successive ondate di gelo.

In questi giorni, aria molto fredda proveniente dalla Siberia sta raggiungendo la Russia europea, e si registrano temperature molto basse già nelle aree occidentali degli Urali, con un freddo glaciale (è il loro Buran). In Siberia, la temperatura si attesta ormai intorno ai 60 gradi sottozero, ma non c’è nulla di straordinario in questo, sebbene questi valori siano piuttosto precoci, segno di un freddo estremo. Eppure, tutto ciò avviene nonostante il cambiamento climatico, che comporta un aumento della temperatura globale. Vogliamo sottolineare questo aspetto, che supporta la teoria secondo cui, a seguito del riscaldamento globale, si verificheranno ondate di freddo forse più brevi, ma estremamente intense.

 

L’alta pressione destinata a raggiungere l’Italia potrebbe portare una improvvisa fase di clima primaverile, con temperature che nella penisola italiana e Isole Maggiori supereranno anche i 20 °C durante le ore diurne. In alcune zone, protette dalla ventilazione, potrebbe addirittura essere possibile tornare in spiaggia per godere del sole di dicembre, immaginando di trovarsi su una spiaggia di un’isoletta subtropicale. Tuttavia, questa fase così calda causerà danni alla neve caduta sulle Alpi, proprio prima delle vacanze natalizie. Per fortuna, però queste forme di anticiclone, tuttavia, tendono a portare un basso tasso di umidità in quota, e la bassa radiazione solare dovrebbe aiutare a danneggiare il meno possibile la neve, quindi probabilmente non ci saranno grossi problemi per gli amanti dello sci. Tuttavia, ciò che potrebbe mancare è la neve fresca proprio prima di Natale, che avrebbe fatto decisamente piacere.

Ma su questo ne riparleremo di certo più avanti, siamo estremamente distanti da quel periodo, e nella terza decade del mese di dicembre, ovvero quella dei giorni di Natale, l’anticiclone sembrerebbe crollare su se stesso, a causa di nuove profonde aree di bassa pressione che si muoveranno dall’Islanda verso la Scandinavia, prima di colpire l’anticiclone e poi demolirlo sulle isole britanniche, in Europa centrale e probabilmente anche in Italia.

La causa di questo nuovo, per altro fortissimo evento di alta pressione sarà l’ingresso di una NAO positiva.

 

Una NAO positiva, o Oscillazione Nord Atlantica positiva, si riferisce a una specifica configurazione delle condizioni meteorologiche nell’Atlantico settentrionale. In questa fase, si verifica un aumento della differenza di pressione tra l’Islanda e le Azzorre, con pressione più bassa nei pressi dell’Islanda e più alta presso le Azzorre.

Questa configurazione conduce a una serie di effetti significativi sul clima in diverse parti del mondo, in particolare in Europa e Nord America. In Europa, una NAO positiva tende a portare inverni più caldi e umidi, specialmente nelle regioni settentrionali e occidentali del continente. Questo è dovuto ai venti occidentali più forti che trasportano masse d’aria più calde e umide dall’Oceano Atlantico verso l’Europa.

Allo stesso tempo, nell’Europa meridionale e nel Mediterraneo, una NAO positiva può portare a condizioni più secche e miti. In Nord America, gli effetti includono generalmente inverni più caldi e secchi sulla costa orientale, in particolare nel nord-est degli Stati Uniti.

Inoltre, una NAO positiva può influenzare i modelli di precipitazioni e temperature, infatti, cesseranno le precipitazioni, il transito di perturbazioni.

 

In sintesi, sembra che la tendenza sia quella di avere un indice di comportamento del clima chiamato NAO in formato positivo, il che influisce nuovamente con una sorta di condizione meteo estiva che sembra estendersi anche all’inverno, sebbene con temperature molto più basse rispetto al periodo più caldo dell’anno.

D’altra parte, però ciò comporterà inversioni termiche al Nord Italia, principalmente nella Pianura Padana, con la possibile formazione di foschie e nebbie, soprattutto nella prima fase. Successivamente, quando l’anticiclone invecchierà, la nebbia si dissiperà nelle aree pianeggianti e verrà sostituita da foschie con nubi basse. In questo momento, la temperatura aumenterà leggermente. Quindi, per quanto riguarda la Pianura Padana, avremo un clima relativamente rigido, ma senza molte novità, se non con un notevole aumento degli agenti inquinanti come avviene già tutti gli inverni con l’alta pressione.

 

Purtroppo, l’altro aspetto negativo di questa situazione è l’irregolarità delle precipitazioni, che si traduce principalmente in una distribuzione annuale delle piogge. Ciò comporta una delle cause di una diminuzione dei giorni di pioggia, ma un aumento dell’intensità delle stesse. (METEOGIORNALE.IT)

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Antonio Lombardi

Antonio Lombardi

Dopo aver conseguito la laurea in Geologia presso l’Università degli Studi di Milano nel 2000, ha proseguito il suo percorso accademico con una seconda laurea in Astronomia presso l’Università "La Sapienza" di Roma, ottenuta nel 2006. L'interesse per l'astronomia lo ha portato successivamente a intraprendere un Master di specializzazione in Astronomia presso l’University of Arizona (Tucson, USA), uno dei principali centri internazionali per la ricerca astrofisica. In ambito professionale, si occupa anche di insegnamento, sia in contesti scolastici che in corsi e laboratori rivolti al pubblico generale, con un forte focus sull’approccio interdisciplinare tra geologia, astronomia e scienze ambientali.

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