Meteo “grande ribaltone” tormente di Neve fino a bassa quota. Gelo

Meteo “grande ribaltone” tormente di Neve fino a bassa quota. Gelo

L’Italia nel mirino del gelo dall’Artico e si avvicina il momento della prima neve in pianura sul Nord Italia

L’aria fredda è piombata sull’Italia ed è la prima fase di meteo decisamente invernale. La neve è puntualmente arrivata sino in collina lungo le regioni adriatiche, anche se parliamo perlopiù di spolverate e di non nevicate troppo abbondanti. Il freddo si fa sentire ovunque, anche laddove non ci sono fenomeni.

Ipotesi di neve in pianura, ma la previsione non è affatto semplice

Nel video, la previsione di neve diffusa 15 anni fa in TV.

Nel video, neve in Lombardia l’8 dicembre 2021

Cambiamento climatico indice tantissimo

I casi di neve in pianura, ma anche di temperature gelide

Siamo solo alle porte dell’Inverno, ma questo fine Novembre sta smentendo l’andamento degli scorsi anni. Se il buongiorno si vede dal mattino, potrebbe anche essere una stagione d’altri tempi. Nessuno può dire se sarà davvero un inverno di freddo e neve nonostante il caldo record continuo registrato negli ultimi mesi.

Quest’improvviso anticipo d’inverno non sarà assolutamente un episodio. Nei prossimi giorni non mancheranno le occasioni per nuove nevicate a bassa quota in alcune regioni. Sembrerebbe avvicinarsi il momento delle prime nevicate in pianura ad iniziare dal Nord, come è normale che sia.

Ipotesi di neve in pianura, ma la previsione non è affatto semplice

Quando arriverà la neve? In base alle ultime previsioni, il momento giusto si sta avvicinando con la perturbazione che irromperà esattamente a cavallo fra il 30 Novembre e il 1° Dicembre. E’ un’evoluzione in bilico, ma potrebbe nevicare ai limiti della pianura su parte del Nord.

Nel video, la previsione di neve diffusa 15 anni fa in TV.

Nel video, neve in Lombardia l’8 dicembre 2021

Ci potrebbero essere ulteriori ghiotte occasioni nei giorni successivi e fino al Ponte dell’Immacolata. La tendenza generale parrebbe improntata verso continue ingerenze di freddo dall’Artico, a cui peraltro potrebbero sommarsi gelidi contributi di provenienza russa. Sarebbe clamoroso.

Bisogna infatti non sottovalutare le potenzialità di Dicembre, in quanto le proiezioni evidenziano l’avanzata ulteriore di un lago gelido verso l’Europa e l’Italia. Ci sarà da battere i denti e le possibilità di neve cresceranno a dismisura, con bianche sorprese che potrebbero espandersi sul Belpaese.

La previsione delle nevicate non è semplice, soprattutto perché le nevicate intense tendono a verificarsi a temperature vicine allo zero. Anche minime variazioni termiche possono trasformare una nevicata in pioggia, portando così ad un errore nella previsione che si può manifestare facilmente.

Nella Val Padana, la distribuzione delle nevicate varia notevolmente. La parte occidentale, grazie ad conformazione orografica favorevole, riceve più neve rispetto alla parte orientale, più influenzata dai venti caldi dello scirocco e dall’Adriatico che non permettono all’aria fredda di ristagnare nei bassi strati.

La neve nella Valpadana presenta una variabilità notevole, alternando anni con abbondanti precipitazioni a periodi più secchi. L’analisi dettagliata mostra che generalmente gennaio è il mese più nevoso, ma ci sono significative variazioni su periodi più brevi.

Comprendere questi fenomeni è essenziale per la gestione delle risorse idriche, dell’agricoltura e dei trasporti in questa regione. Negli ultimi anni, la Val Padana ha sperimentato una riduzione significativa delle nevicate, ciò nell’ottica di un riscaldamento climatico e di una presenza eccessiva dell’anticiclone.

L’attenuazione delle nevicate nella Val Padana è dovuta principalmente alla riduzione delle masse d’aria fredda provenienti dai Balcani o dalla Russia e alla prevalenza di condizioni di alta pressione durante l’inverno. Questa situazione è divenuta una costante soprattutto negli ultimi due anni.

In genere la neve in Val Padana si verifica con l’arrivo delle perturbazioni atlantiche, nel momento in cui transitano al di sopra dello strato d’aria molto fredda affluita in precedenza. Nel momento in cui manca la materia fredda, cioè il freddo soprattutto continentale, non possono verificarsi condizioni adatte alla neve.

Cambiamento climatico indice tantissimo

La questione del contributo del cambiamento climatico a questo trend è inevitabile. Osserviamo che gli inverni, con le loro temperature più elevate rispetto a quelle di un tempo, sono il segno di un mutamento atmosferico che ha ripercussioni anche nella Valle Padana e anzi forse soprattutto in queste lande.

Nonostante ciò, tale mutamento non è definitivo, in quanto dipende dall’assenza di due fenomeni atmosferici chiave, che hanno un ruolo cruciale. Basterebbe un cospicuo ingresso che freddo possa ricreare il cosiddetto “cuscinetto d’aria fredda” tipico della Valle Padana, di quelli resistenti.

Tuttavia, il cambiamento climatico, accentuato dall’attività umana e dall’intensificarsi dell’urbanizzazione nella Valle Padana, sembra essere un processo senza ritorno. Dunque, il discorso non si limita al solo cambiamento climatico globale, ma si estende anche alla gestione territoriale.

I casi di neve in pianura, ma anche di temperature gelide

In passato erano frequenti le ondate di freddo anche molto intense nell’ultima decade di novembre e con la neve fino in pianura. Ci sembra importante evidenziarlo, in quanto fa comunque capire come certi eventi possono verificarsi in questo periodo, dati i precedenti sebbene ormai in gran parte parecchio datati.

Un’ondata di freddo estrema, fra le più rilevanti del periodo, colpì l’Italia nel periodo compreso tra gli ultimi giorni di novembre e gli inizi di dicembre del 1973. Una possente colata artica piombò sull’Europa e poi sull’Italia, a seguito dell’espansione dell’anticiclone delle Azzorre in direzione della Groenlandia.

Il gran freddo giunse repentino, con le temperature minime che il giorno 28 novembre scesero fino a -8° a Novara e Bolzano, -10° a Malpensa, -7° a Torino ed a Pisa. Allo stesso tempo una prima perturbazione si organizza sulle Isole Britanniche e scende sulla nostra Penisola, passando dalla Francia.

Ciò determinò la comparsa di neve a quote molto basse e persino in pianura. Nevicò a Venezia, Trieste, Rimini e fino a Firenze. Sul capoluogo toscana non nevicava, in Novembre, dal 1925 e nevicò molto abbondantemente a Pistoia e Lucca, ma una spolverata si ebbe anche ad Arezzo, Siena e Grosseto.

Qualche fiocco cadde leggero al mattino persino a Roma, mentre la neve cade ben più abbondante verso i Castelli, i Colli Albani, il reatino e a Frosinone. Quest’evento invernale novembrino fu del tutto eccezionale per la sua intensità, anche se il clou poi si ebbe a seguire, nei primi giorni di dicembre.

Probabilmente questa del 1973 fu la più forte ondata di freddo e neve almeno dal Dopoguerra nella terza decade di novembre, assieme a quelle verificatesi nel 1988, nel 1998 e nel 2005. Non si può non citare poi il novembre 1980, con il freddo precoce più anticipato della storia addirittura ad inizio mese.