Il buco nell’ozono: una questione ancora attuale

Il buco nell’ozono: una questione ancora attuale

Il buco nell’ozono: scoperta e caratteristiche

La scoperta del “buco” nella fascia di ozono

Le caratteristiche del buco dell’ozono

Misure di controllo e monitoraggio del buco dell’ozono

Il monitoraggio del buco dell’ozono

Negli ultimi anni, il buco dell’ozono è stato un argomento molto discusso, con particolare attenzione alle sue cause e agli effetti dannosi che la sua presenza provoca. Nonostante l’attenzione dei media sia diminuita nel tempo, gli scienziati hanno sviluppato un sistema efficace per monitorare e prevedere la sua evoluzione. Infatti, rimane un problema di grande attualità, anche se esiste una possibilità concreta che possa essere risolto nelle prossime decadi.

L’ozono è un gas quasi incolore ma con un odore molto caratteristico, particolarmente percepibile dopo le tempeste in cui l’attività elettrica (fulmini) è stata particolarmente intensa. La sua formula chimica è O3, ovvero una molecola composta da tre atomi di ossigeno. Nella natura, si forma quando la molecola di ossigeno O2 viene decomposta dalle radiazioni solari più energetiche (UV e raggi X), ma anche dai fulmini, in due atomi singoli (O + O) che poi si uniscono ciascuno a una molecola di ossigeno (O + O2) per formare l’ozono O3.

Nella natura, l’ozono si trova nell’atmosfera, e prevalentemente (più del 90%) nella stratosfera, ovvero in quella fascia dell’atmosfera che si estende tra circa 10 km e 50 km di altezza. Questo ozono stratosferico viene definito ozono “buono” perché è in grado di assorbire la radiazione ultravioletta e X del Sole, impedendo che raggiunga la superficie, creando così uno scudo protettivo naturale per il nostro pianeta.

Il buco nell’ozono: scoperta e caratteristiche

La scoperta del “buco” nella fascia di ozono

Nella seconda metà del XX secolo, furono prodotte grandi quantità di vari gas per diversi scopi, come gas refrigeranti per frigoriferi e condizionatori, gas propellenti utilizzati in bombolette spray, gas solventi e gas di pulizia per componenti elettronici. Tutti questi gas avevano una caratteristica in comune: erano in grado di legarsi all’ozono e distruggerlo. Infatti, questi gas sono chiamati SAO (sostanze che esauriscono l’ozono) e tra questi ci sono i CFC (clorofluorocarburi).

Nel 1974, un articolo scientifico pubblicato sulla rivista Nature, da Molina e Rowland, allertò la comunità scientifica sui possibili effetti dei gas SAO sull’ozono atmosferico. Tuttavia, non fu fino al 1985 che gli scienziati Joseph Farman, Brian Gardiner e Jonathan Shanklin, del British Antarctic Survey, scoprirono che la fascia di ozono sopra l’Antartide durante la primavera si assottigliava a tal punto da formare un vero e proprio buco, lasciando passare liberamente la radiazione UV solare.

Le caratteristiche del buco dell’ozono

La principale caratteristica del buco dell’ozono è la sua periodicità: non è presente durante tutto l’anno, ma solo durante settembre-ottobre, ovvero si forma durante la primavera australe (corrispondente all’autunno nell’emisfero nord) e poi scompare durante il resto delle stagioni (già a novembre).

Questa periodicità è dovuta al cosiddetto vortice polare australe, ovvero un vortice che si stabilisce all’inizio della primavera australe e che è formato da intensi venti di alta quota che ruotano sopra il polo sud e che sono tali da concentrare lì i gas che esauriscono l’ozono (SAO), i quali, in combinazione con le basse temperature, distruggono molto efficacemente l’ozono presente in quella zona dell’atmosfera.

Misure di controllo e monitoraggio del buco dell’ozono

Poco dopo la scoperta del buco nell’ozono, nel 1987 fu firmato il Protocollo di Montreal, che entrò in vigore nel 1989 e che proibiva i gas SAO (applicato da 197 nazioni). Grazie a questa iniziativa, la fascia di ozono ha smesso di crescere rapidamente nel tempo, mostrando addirittura segni di riduzione.

Si stima che se il Protocollo di Montreal non fosse esistito, il buco sarebbe oggi del 40% più grande. Invece, grazie a questo protocollo, la concentrazione di gas SAO si è ridotta del 40% e la fascia di ozono si recupera del 3% ogni decennio.

Il monitoraggio del buco dell’ozono

Dal suo scoperta, il buco dell’ozono viene monitorato quotidianamente. Esiste un servizio di monitoraggio atmosferico chiamato CAMS (Copernicus Atmosphere Monitoring Service) all’interno del programma Copernicus (un progetto europeo di osservazione della Terra).

Il CAMS, attraverso l’integrazione di dati provenienti dallo spazio e dalla Terra con modelli dell’atmosfera, monitora l’ozono nell’atmosfera e la radiazione ultravioletta che lo attraversa, fornendo indicazioni sulle tendenze della sua concentrazione nel passato, nel presente e le previsioni per il futuro.