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Un terremoto TIRA L’ALTRO?

Antonio Lombardi di Antonio Lombardi
02 Giu 2023 - 08:45
in Magazine
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(METEOGIORNALE.IT) La frase è piuttosto provocatoria. Ma c’è un principio di fondo. Dopo un forte terremoto c’è la possibilità che se ne sviluppi un altro (simile) in un altro punto del Pianeta? Vediamo cosa c’è di concreto da dire.

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Alcuni esempi conosciuti

La rivista scientifica Focus riporta un esempio eclatante. Il 29 Settembre 2009 alle 19:48 ora italiana, un fortissimo terremoto di magnitudo 8.1 ha devastato le isole Samoa, nell’Oceano Pacifico.

Appena 16 ore dopo, un altro violento sisma (7.6), ha colpito l’area meridionale di Sumatra, a circa 10 mila chilometri di distanza, provocando pure qui centinaia di morti. Poi è stata la volta delle isole Vanuatu, a 2mila km da Samoa nella stessa direzione di Sumatra, colpite da un sisma di magnitudo 7.3.

Quale filo lega questa sorprendente sequenza di eventi? È possibile che un evento in Giappone possa influenzarne uno in Italia? E si può arrivare a prevedere l’arrivo di un sisma e quindi a evacuare la popolazione nelle aree a pericolo, sapendo se da un’altra parte del Mondo ce n’è stato appena uno?

 

Cosa si pensava alcuni anni orsono

Fino all’inizio degli Anni Duemila la risposta dei geologi a queste domande sarebbe stata una sola: sicuramente no.  Detta in termini tecnici. Non ci sono interconnessioni tra terremoti che avvengono su faglie diverse. Quindi è solo un caso.

I terremoti, infatti, si formano perché la crosta terrestre è divisa in grandi “zattere”, le placche tettoniche, che si spostano lentamente (migliaia di anni), generando tensioni lungo le zone di contatto, che -per l’appunto- innescano i terremoti. Già da tempo si sa che i sismi più intensi generano repliche di minore intensità lungo la stessa faglia; ma fino a pochi anni orsono si riteneva impossibile che faglie lontane comunicassero!

 

Si sospetta che…

…ciò possa effettivamente accadere! Da questo punto di vista, una delle aree più “interessanti” del pianeta è la faglia nord anatolica, in Turchia. Essa è una linea che si estende per circa 1.200 km dal Caucaso al Mar Egeo, è composta da molte faglie.

Se esse non comunicassero tra loro, i terremoti in questa zona dovrebbero avvenire in modo del tutto casuale. E invece si scopre che c’è una linea di connessione. Dal 1939 al 1999 si sono spostati con regolarità nel tempo da oriente verso occidente: ciò non è avvenuto per caso. Spetta alla scienza capire come…gli studi sono in corso! (METEOGIORNALE.IT)

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Tags: prevedere i terremotiterremoti
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Antonio Lombardi

Antonio Lombardi

Dopo aver conseguito la laurea in Geologia presso l’Università degli Studi di Milano nel 2000, ha proseguito il suo percorso accademico con una seconda laurea in Astronomia presso l’Università "La Sapienza" di Roma, ottenuta nel 2006. L'interesse per l'astronomia lo ha portato successivamente a intraprendere un Master di specializzazione in Astronomia presso l’University of Arizona (Tucson, USA), uno dei principali centri internazionali per la ricerca astrofisica. In ambito professionale, si occupa anche di insegnamento, sia in contesti scolastici che in corsi e laboratori rivolti al pubblico generale, con un forte focus sull’approccio interdisciplinare tra geologia, astronomia e scienze ambientali.

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