L'esposizione al METEO estremo e la fragilità dell'Italia
È un problema sempre più grave
E’ innegabile che negli ultimi decenni qualcosa si sia rotto. Se non vi piace il termine “rotto” possiamo dirvi che qualcosa comunque è cambiato… Anche pesantemente… Le condizioni meteo, ahi noi, spesso e volentieri sono estreme.
Questo mese di maggio d’altronde è la testimonianza di quanto stiamo affermando, ovvero che cambiamenti climatici pesanti stanno investendo anche il bacino del Mediterraneo . In passato, nonché le alluvioni mancassero, certi fenomeni erano decisamente meno frequenti avevano tempi di ritorno ultradecennali.
Oggi, invece, fenomeni di un certo tipo non che siano all’ordine del giorno ma quasi . Succede che non piove per mesi e poi tutta la pioggia di un trimestre te la fa in una settimana. A questo punto vi chiediamo: secondo voi è normale? Beh, se per qualcuno è normale diciamo che molto probabilmente non ha conosciuto il clima prima degli anni 2000.
All’epoca le stagioni erano ben definite, l’autunno faceva l’autunno, l’inverno faceva l’inverno, la primavera faceva la primavera, l’estate facevo l’estate . Chissà perché tutti invidiavano il mite clima mediterraneo, mentre oggi diciamo che quell’invidia sta venendo un pochino meno.
L’estremizzazione a nostro avviso si vede soprattutto lato caldo , infatti sono sempre più frequenti le ondate africane e quindi conseguenti surplus di energia termica che poi creano i presupposti per le paurose ondate di maltempo. Così come creando i presupposti per i violentissimi temporali dell’estate, spesso e volentieri accompagnati da devastanti grandinate.
Ecco, a proposito di fenomeni estremi, ricordiamoci che è grandinate di un certo tipo in Italia non erano così frequenti soprattutto nelle regioni centro-meridionali e nelle due isole maggiori. Oggi invece questo tipo di precipitazioni stanno diventando frequenti anche in quelle zone.
La speranza è che tutto ciò possa presto cambiare, che questo ciclo climatico possa terminare e che magari si possa tornare al passato.
