Gli appassionati di auto ad oggi possono scegliere tra il rombo delle Ferrari, Maserati, Porsche, Pagani Zonda, Jaguar, Lotus, Lamborghini, Bugatti e Alfa Romeo e il suono delle vecchie Fiat 500, ma entro il 2035 l’Europa ci obbliga a passare all’auto elettrica. Ma l’orizzonte per ottenere questo risultato è arduo come scalare l’Everest in ciabatte. Tuttavia, sono davvero una soluzione sostenibile o solo il frutto di considerazioni ideologiche e interessi industriali? Siamo consapevoli e conosciamo perfettamente l’intento, ma non sarebbe opportuno approvare una legge con un programma ben definito e solido. Visto così appare una chiacchera da bar, e lo scrivo evidenziando che sono a favore della transizione energetica, sono “spaventato” dai cambiamenti del clima, etc.. Ma questa dell’auto, come altre iniziative mi sembrano improvvisate.
Transizione energetica e inquinamento globale
Emissioni di CO2 e auto elettriche
La tecnologia delle auto elettriche non è ancora matura, con problemi di costo, ricarica, resistenza alle condizioni climatiche estreme e autonomia delle batterie. Inoltre, il vantaggio delle auto elettriche in termini di riduzione delle emissioni di CO2 dipende da come viene prodotta l’energia elettrica. Nel 2022, l’Europa dei 27, è riuscita a produrre il 36% di energia con le rinnovabili sul totale della richiesta dei consumi elettrici. Ma se il progetto è quello di bandire i carburanti, compreso anche il gas per riscaldamento, le richieste di energia elettrica raddoppieranno. Insomma, difficilmente saremo pronti per sfruttare a pieno la transizione energetica con il solo utilizzo di auto elettriche.
Monopolio cinese e produzione di batterie
La produzione e lo smaltimento delle batterie presentano problematiche, così come l’approvvigionamento delle materie prime, quasi un monopolio cinese. Anche la produzione delle batterie, il cuore delle auto elettriche, è per ora un monopolio di Pechino. E ciò potrebbe divenire un grosso guaio da risolvere, si veda cosa è avvenuto con il gas, cosa succede quando c’è la crisi del petrolio.
Impatto globale sull’emissione di CO2
L’impatto globale dell’Europa sull’emissione di CO2 ormai è trascurabile con solo il 7,33% delle emissioni globali nel 2021. La Cina ha emesso il 32,93%, gli Stati Uniti il 12,55% e l’India il 7%. L’Europa ha fatto la sua parte, riducendo le emissioni di CO2 fossile del 27,4% rispetto al 1990, ma la Cina è il principale inquinatore, responsabile di un terzo delle emissioni globali. L’Europa invecchia e riduce la sua popolazione, mentre cresce a dismisura in India e Africa.
Inquinamento locale e transizione energetica
Inquinamento nel Nord Italia
Nel Nord Italia, molte persone vivono in aree fortemente inquinate, con un impatto sulla salute molto alto. La riduzione dell’inquinamento nelle aree urbane del Nord è una priorità, così come la transizione a forme di mobilità sostenibile. In Europa altre aree patiscono di elevati livelli di inquinamento, come per la Val Padana, per fattori orografici, la chi sta peggio è il Nord Italia sotto tale aspetto.
Carburanti sintetici e neutralità delle emissioni
La situazione è resa più complicata dalla controversia sull’utilizzo dei carburanti sintetici. La Francia passerà a usare quello che hanno definito “idrogeno rosa” ottenuto dalle Centrali Nucleari. Insomma, forse sarebbe stato sufficiente puntare sulla neutralità delle emissioni, indipendentemente dal tipo di motore. Coloro che perderanno il lavoro nella transizione alle auto elettriche avrebbero forse apprezzato questa soluzione.
La transizione all’auto elettrica presenta sfide economiche molto significative e un impatto limitato sull’inquinamento globale. È fondamentale valutare attentamente l’efficacia delle politiche energetiche e considerare soluzioni alternative per ridurre le emissioni di gas serra. E l’Europa da sola non conta quasi niente, forse non noi europei ce ne renderemo conto tra qualche tempo.