
(METEOGIORNALE.IT) Le grandi nevicate in Appennino centrale e meridionale avvengono spesso quando nelle regioni del Nord Italia il clima è asciutto. Invece, le regioni dell’Appennino centrale rivolte verso l’Adriatico registrano tra le maggiori nevicate italiane nell’arco delle 24 ore.
L’Appennino sbarra la via all’aria fredda e umida che viene da est, e le nubi possono rilasciare grosse quantità di neve. Difficilmente troviamo in Italia nevicate così abbondanti in 24 ore, o durante un singolo evento nevoso altrove.
La località di Roccacaramanico è una frazione del comune di Sant’Eufemia a Maiella, in provincia di Pescara, in Abruzzo. La località è posta a 1050 metri sul livello del mare, e qui risultano caduti il 17 dicembre 1961, in sole 24 ore, ben 365 cm di neve. Dato comunque non ufficializzato da alcun organo WMO, ma citato da Bernacca a suo tempo nella trasmissione televisiva “Che tempo che fa”.
Roccacaraminco si trova ai piedi del massiccio montuoso della Maiella, lungo il “valico di correnti” che risalgono dalla Val Pescara, e chiusa a SE dal Monte Amaro alto ben 2792 metri, a SW dal Monte Morrone (2041 mt). La località è come intrappolata tra due massici montuosi. Questa morfologia del territorio favorisce eventi nevosi con eccezionali accumuli di neve.
È comunque noto che l’area montuosa tra il sud delle Marche, quella dell’Abruzzo e del Molise, in determinate situazioni, siano soggette a nevicate abbondantissime. Generalmente succede con correnti orientali fredde.
Neve record a Capracotta, Molise
Di recente vi abbiamo descritto le forti nevicate che sono avvenute nel Nord America, a Buffalo. Ebbene, questa città americana nota in tutto il Mondo per le nevicate fortissime, per altro posta in pianura e per giunta fronte lago, risulta con un record di neve di due metri in 24 ore, assai meno della località di Roccacaraminco. Ma, l’impatto sulla popolazione è ben maggiore della frazione abruzzese, essendo quella di Buffalo un’area densamente popolate.

Giorgi Paolo
La neve nell’Appennino rivolto all’Adriatico cade abbondantissima in presenza di una Bassa Pressione nel Sud Italia, che richiama freddo dai Balcani, e se associata ad una situazione di maltempo, con il freddo può nevicare sino alle coste. Le forti nevicate avvengono per stau, ovvero sbarramento. Il 17 dicembre 1961 a L’Aquila caddero appena 30-35 cm di neve contro gli oltre tre metri e mezzo della località della medesima regione. Noterete la differenza che fa lo stau, l’orografia, insomma.
A Bari, quindi in costa e più a sud, quel giorno caddero ben 30 cm di neve. Infatti, tutto il settore adriatico, sino alle coste, con la configurazione atmosferica dapprima descritta si trova in prima linea al freddo e alla neve. Neve che deriva anche dall’aria umida dell’Adriatico che segna il cosiddetto Adriatic snow effect.
Con la Bassa Pressione nel Sud Italia, in coincidenza con le rigide temperature, la neve può raggiunge la Sicilia, la Sardegna orientale, le Marche, e quasi tutto il Sud, lasciando sottovento, con schiarite la costa tirrenica.
Una situazione meteo come quella descritta comporta nevicate con aria gelida, ma a volte succedono degli sconfinamenti di aria umida sino al Tirreno, da qui la neve su Napoli e Roma con il grecale.
Neve a Roma
Neve a Napoli
Come detto prima, con simili configurazioni atmosferiche, il Nord Italia sta nel bel tempo, con un clima che diventa anche molto rigido. Può essere anche molto ventoso in Adriatico, soprattutto con la Bora su Trieste, ma altrove splende il sole. Per la neve da queste parti la configurazione atmosferica deve avere caratteristiche molto differenti.
Favonio a sud delle Alpi, Lago di Como
Pertanto, con il freddo siberiano o continentale europeo, in maniera irruenta si sviluppano condizioni di gelo e neve nelle aree descritte. Un esempio classico lo abbiamo avuto dal 5 al 21 gennaio 2017, ovvero appena ieri, si potrebbe dire.
Eppure, niente a dicembre faceva presagire l’avvio delle tempeste. Quell’inverno era iniziato con la siccità invernale al Nord Italia. Il forte vento dell’irruzione d’aria fredda dell’Epifania fu causa di vari incendi tra Alpi centro occidentali, come pure in Liguria. Il sottobosco era ingiallito dalle scarse precipitazioni e dal gelo. Bruciarono boschi secolari, mentre la neve ammantava con dei veri blizzard (combinazione di neve e forte vento) le coste dell’Adriatico.
L’Italia ha un clima molto diversificato, quando in titolo giornalistico, di un sito meteo si legge questo o quello, spesso viene attribuito al tempo che farà in ambito locale. Ma i riferimenti sono sempre e solo generali, possono descrivere situazioni meteo locali, ma vanno sempre interpretati in una visione d’insieme.
Quando viene prevista un’ondata di freddo artica, chi vive al Nord Italia, magari in pianura, in quei giorni precedenti l’evento meteo osserva un clima rigido, nebbioso, con ghiaccio. Al venire dall’aria fredda, quella pre-esistente viene scalzata via, la nebbia sparisce, torna il sole, l’aria si asciuga e diventa limpidissima perché discende dalle Alpi come Favonio ovvero vento adiabatico (foehn) e la temperatura impenna verso l’alto.
Volendo osservare meglio, dando uno sguardo a temperature e webcam oltre il crinale alpino, si noterà che fa molto freddo e nevica. Tale condizione meteo è lo stau, ovvero sbarramento.
Se non si ha dimestichezza con la meteorologia, la previsione meteo viene imputata errata. Ma l’errore grossolano sta nel fatto che l’interpretazione di un titolo, di una figura grafica, di una mappa deve sempre essere corredata della lettura dell’articolo per intero.
Ci sarebbe parecchio da scrivere sul clima italiano, al fine di raccontare come interpretare l’evoluzione meteo invernale in Italia. (METEOGIORNALE.IT)
