
La Valle Padana è l’area più densamente popolata d’Italia, inoltre quella dove c’è la maggior concentrazione di colture. Il clima padano è continentale, quindi con marcate differenze meteo tra inverno ed estate. Le temperature elevate che negli ultimi due decenni si presentano con sempre maggior frequenza d’estate, come anche la sensibile riduzione di nevicate invernali, ha delle cause derivanti dai cambiamenti climatici sia globali, ma anche dall’alterazione del territorio.
Un suolo senza boschi, densamente cementificato, tende a scaldarsi ben più di uno immerso nei verde di una folta vegetazione. La Pianura Padana sino alla fine del 1700 aveva delle immense foreste oggi praticamente sparite, o limitate a ristrettissime aree.
Il clima padano era lacustre, con stagni, pozze d’acqua che venivano alimentate dalle risorgive alpine.
Con i decenni successivi c’è stata l’esigenza di utilizzare sempre più ampi terreni da dedicare all’agricoltura, con l’abbattimento massivo delle foreste. Un fenomeno oggi simile a ciò che succede nelle foreste equatoriali, e su scala molto più ampia nella foresta amazzonica.
All’epoca non c’era la cultura green e di preservare l’ambiente naturale. Anzi, il bosco costituiva dei pericoli per la popolazione, in quanto popolato da lupi e cinghiali. A Milano nel ‘700 ci fu la vicenda della bestia che uccideva e dilaniava i bambini. Una decina di bimbi che uscivano dalla cerchia urbana furono uccisi dalla bestia, rivelatasi dopo la cattura un grosso lupo. Il bosco era un pericolo, quindi.

In un’area densamente popolata, l’esigenza primaria era coltivare la terra per alimentare la popolazione, a discapito dei folti boschi.
Successivamente, con l’avvento dell’industrializzazione, questa area ha avuto una fortissima immigrazione, aumentando a dismisura la popolazione. E quindi era necessario ampliare le are coltivate.
I popoli oltralpe, consideravano malsana la Pianura Padana, infestata da zanzare e malattie che causavano febbri, e non di rado erano mortali, oltre che caratterizzata da un clima nebbioso gran parte dell’inverno.
Storicamente la nebbia padana era dovuta alla presenza di acqua, boschi e umidità, con l’avvento dell’industrializzazione, la nebbia è cresciuta per la presenza di sostanze inquinanti. Le nebbie fitte sino agli anni ’70 del secolo scorso erano densissime soprattutto per la presenza di smog. La stessa caratteristica che affliggeva Londra con le sue nebbie oggi sparite. Poi è ovvio che sulla riduzione della nebbia ci sono anche altre cause.
I boschi, con la loro selvaggia distruzione è stato influenzato in clima padano assieme alla notevole cementificazione, oltre che al suo naturale clima continentale con scarsissima circolazione dell’aria.
Il caldo è quindi cresciuto sia per condizioni meteo sfavorevoli, che per i cambiamenti climatici, oltre che la distruzione dei boschi. Ed ecco quindi che le previsioni meteo, complice una serie di fattori atmosferici estremi, prospettano nel meteo del lungo termine temperature davvero estreme, anche oltre i 40°C. Ma abbiamo visto proiezioni anche di 45°C, che non avremo, stavolta, ma che potrebbero succedere nel futuro.
Tali temperature estreme sono favorite anche dalla siccità che ha ingiallito i campi. E’ noto che il verde, anche quelli dei campi, attenua gli effetti della radiazione solare, mentre il giallo dell’erba secca, assai meno. Ed ecco che arriviamo ad avere ipotesi di caldo record, tutto da confermare. Previsione meteo che in realtà credibile con i disastri avvenuti nel territori.