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Condizioni meteo verso un forte riscaldamento, con temperature notevolmente superiori alla media. Ne parliamo da giorni, abbiamo analizzato più volte quelle che potrebbero essere le temperature più elevate che si registreranno, le località più calde.

 

 

I mass-media hanno chiamato l’evento meteo come anticiclone africano Hannibal, guidati da un sito meteo italiano molto visitato chiamato ilmeteo.it. Sito web aspramente contrastato dagli appassionati di meteorologia, ma che invece abilmente è stato innalzato da Antonio Sanò come quello più visto in Italia, con il traffico a volte superiore a Corriere della Sera e Repubblica.

 

Per tal motivo, accogliamo l’appellativo Hannibal, nessuna onorificenza, semplicemente dato di fatto in quanto nessuno in Italia ha intrapreso l’intuito, la decisione nemmeno da parte di Enti Ufficiali, di dare un nome a perturbazioni e alte pressioni.

 

Caldo, caldo che potrebbe portare alcune località tra Sardegna, la Sicilia, e alcune aree del sud Italia, come quelle dell’entroterra campano, il foggiano a valori anche maggiori ai 40 °C. Per tali aree, non costituirà un record di temperatura massima per giugno. L’ondate di calore africano in giugno hanno l’abitudine di essere già in molto intense.

 

Ma l’anomalia, che diventa record, sarà per il persistere di ondate di calore che a quanto pare una dopo l’altra si susseguiranno anche nelle prossime settimane, previo comunque un breve periodo di refrigerio tra una nell’altra. Questa la linea di tendenza meteo che sembra prevalere.

 

E questa novità cominciata con l’irruzione d’aria fresca dello scorso weekend minaccia di procurare temporali estremamente furiosi in alcune aree d’Italia. Avrete sicuramente saputo dalle forti grandinate che si sono avute tra Lombardia, Piemonte, e ancor prima tra Veneto e Friuli-Venezia Giulia, Emilia-Romagna. Ieri la grandine è caduta con eccezionale intensità delle Marche, con chicchi giganteschi.

 

Caldo e grandine, caldo e temporali. Un connubio spiegabile dal fatto che la calura genera energia. L’aria fresca che si infila tra i valichi alpini innalza aria calda preesistente verso l’alto che si condensa in nubi che poi danno luogo alla genesi di grosse formazioni temporalesche, turbolenze, vento ascensionale fortissimo che trattiene chicchi di grandine e li fa crescere finché la forza di gravità non li trascina verso il suolo, rovinando a terra e procurando i noti danni.

 

Anche questa serie di eventi meteo fa parte dell’estremizzazione climatica di cui si parla da tempo, ciò non perché in passato non ci siano mai state grandinate ondate di calore. Ma siamo di fronte a un eloquente cambiamento del clima che vede una sorta di susseguirsi di fenomeni meteo estremi.

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