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Groenlandia, scoperta diga naturale sotterranea più grande del Mondo

La scoperta ha dell'incredibile

Antonio Lombardi di Antonio Lombardi
18 Mar 2022 - 08:30
in Magazine
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Lo scioglimento dei ghiacciai e della calotta glaciale della Groenlandia è una causa dell'innalzamento del livello del mare.
Lo scioglimento dei ghiacciai e della calotta glaciale della Groenlandia è una causa dell’innalzamento del livello del mare.

 

(METEOGIORNALE.IT) L’accelerazione dei tempi di fusione dei ghiacciai hanno trasformato la calotta glaciale della Groenlandia in una vera e propria diga, la più grande del mondo. Questo cambiamento permette di generare grandissime quantità di calore sfruttando l’energia idroelettrica.

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Gli studiosi hanno osservato dei tassi di fusione molto forti a partire dal fondo della coltre di ghiaccio e dovuti dall’acqua sciolta che cade dalla superficie. In quel momento, l’energia si trasforma in calore attraverso un processo simile a quello dell’energia idroelettrica che si produce da dighe artificiali. L’effetto dell’acqua derivante dal disgelo influenza notevolmente il moto dei ghiacciai e, di conseguenza, la mole di ghiaccio che finisce nell’oceano. Rimane, tuttavia, difficile misurare in maniera accurata le condizioni dell’acqua sotto un chilometro di ghiaccio, soprattutto in una terra come la Groenlandia, dove le calotte si spostano davvero velocemente.

 

La mancanza di misurazioni precise rende ancora più complesso capire come si comporta l’intera calotta e non consente di prevedere i futuri cambiamenti. Attualmente, la calotta glaciale della Groenlandia è quella che contribuisce maggiormente all’aumento del livello del mare su scala mondiale a causa del suo scioglimento con conseguente scarico.

 

Un gruppo di studiosi dell’Università di Cambridge ha effettuato delle ricerche che hanno evidenziato come l’energia dell’acqua di fusione proveniente dalla superficie si trasformi in vero e proprio calore una volta che raggiunge la base passando per le fessure presenti nel blocco di ghiaccio. Durante l’estate si formano sulla superficie della calotta glaciale grandi pozze, corsi d’acqua e veri e propri laghi che scorrono attraverso le fenditure fino a raggiungere la base. Esattamente in quel momento, viene generato il calore.

 

Il progetto “Responder”, guidato dallo “Scott Polar Research Institute” di Cambridge ha permesso agli scienziati di studiare questi movimenti di acqua. Per misurare i tassi di fusione basale sono stati impiegati diversi strumenti come il radio-ecoscandaglio che ha permesso di misurare la velocità di fusione basale. Le osservazioni hanno mostrato che spesso questa coincideva con la stessa velocità di fusione rilevata con le stazioni meteorologiche. Tuttavia, la superficie riceve effettivamente energia solare, ma la base no e qui si è compreso come ad aumentare il calore sia effettivamente l’acqua di fusione.

 

I ricercatori hanno stimato che la potenza dell’acqua di fusione può essere paragonata a quella della diga e della centrale idroelettrica più grande del mondo, con un’area di fusione ampia quasi un milione di chilometri quadrati durante l’estate. Questo ci dice che la calotta glaciale della Groenlandia è in grado di produrre una quantità di energia pari a quella delle 10 centrali più grandi del pianeta. Gli scienziati stimano anche che, in termini di cambiamenti climatici, questa quantità di energia potrebbe ulteriormente aumentare, raddoppiando o addirittura triplicando.

 

Lo studio svolto sulla calotta glaciale della Groenlandia rappresenta la prima prova concreta di un meccanismo dove la perdita della massa del blocco di ghiaccio non rappresenta soltanto un problema a livello di innalzamento del livello del mare ma è anche un concentrato di energia poiché quasi tutto il volume dell’acqua prodotta sulla superficie del ghiaccio finisce per essere drenata nel letto della calotta. (METEOGIORNALE.IT)

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Tags: calotta glacialefusione ghiaccioghiaccio groenlandia
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Antonio Lombardi

Antonio Lombardi

Dopo aver conseguito la laurea in Geologia presso l’Università degli Studi di Milano nel 2000, ha proseguito il suo percorso accademico con una seconda laurea in Astronomia presso l’Università "La Sapienza" di Roma, ottenuta nel 2006. L'interesse per l'astronomia lo ha portato successivamente a intraprendere un Master di specializzazione in Astronomia presso l’University of Arizona (Tucson, USA), uno dei principali centri internazionali per la ricerca astrofisica. In ambito professionale, si occupa anche di insegnamento, sia in contesti scolastici che in corsi e laboratori rivolti al pubblico generale, con un forte focus sull’approccio interdisciplinare tra geologia, astronomia e scienze ambientali.

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